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I Magazine di IVG.it - L'Angolo dei Curiosi

I Love Radio Rock

"L'Angolo dei Curiosi" è la rubrica per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere: ogni giovedì con Daria Croce e Giulia Grenno

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“L’Angolo dei Curiosi” è la rubrica di IVG a cura di Daria Croce e Giulia Grenno per chi è desideroso di vedere, ascoltare, conoscere, ritrovarsi o dissentire.
A Daria e Giulia piacciono il profumo dei libri, il rumore della puntina che tocca il vinile, il buio in sala quando sta per iniziare un film, l’odore delle cartolerie, il ticchettio della macchina da scrivere, i ritratti in bianco e nero, le prospettive diverse, fermarsi col naso all’insù.
Se ti piace almeno una di queste cose, prenditi una pausa insieme a noi.

“Video Killed the Radio Star” dei Buggles è il primo brano mandato in onda su MTV il 1 agosto 1981, quando il canale TV aprì ufficialmente i battenti negli Stati Uniti.
L’introduzione dei video ha certamente cambiato le carte in tavola nell’industria musicale, che prima si basava in larga parte sui passaggi in radio.

“I Love Radio Rock” è un film di Richard Curtis del 2009 ambientato nel Regno Unito del 1966 quando, nel pieno della Swinging London, la BBC Radio trasmetteva meno di un’ora di musica al giorno. L’esigenza dei giovani di condividere la cultura musicale pop e rock dell’epoca portò alla nascita delle radio pirata tra le quali la Radio Rock di questa storia, con base su una nave ancorata nel Mare del Nord.
C’è un punto del film in cui Philip Seymour Hoffman (che qui veste i panni del Conte, uno dei deejay della squadra) dice: “Gli anni passeranno e i politici non faranno mai niente per rendere il mondo migliore, ma in tutto il mondo ragazzi e ragazze avranno sempre i loro sogni, e tradurranno quei sogni in canzoni”.

Gli anni passano, i ragazzi hanno sempre sogni da tradurre in musica e la radio esiste ancora.
Lo sviluppo della tecnologia e l’avvento del digitale l’hanno indubbiamente trasformata, a partire dal supporto fisico. Ricordate i mega registratori degli anni Ottanta? Non c’era film americano in cui non facessero capolino un rapper con un ghetto blaster in spalla o un fanatico della breakdance che lo posava sul marciapiede per iniziare a ballare.
Col tempo la radio si è rimpicciolita e ha cambiato forma, così come dalle cassette si è passati al CD, prima, e all’mp3 poi, fino alla musica in streaming.

La radio ha continuato a seguire l’onda, come ogni frequenza che si rispetti.
Da un certo punto di vista, oggi è ancora più libera, grazie ai podcast, per me una delle invenzioni migliori insieme alla ruota, Spotify e Shazam.
C’è un mondo da scoprire, tra i programmi in onda e quelli che viaggiano esclusivamente online.

Tra i miei preferiti di sempre: i podcast di “Ettore” (programma di Radio2 condotto magistralmente fino alla scorsa estate da Michele Dalai, una narrazione tra personaggi di fantasia e figure di riferimento dello sport, dello spettacolo, della letteratura, del cinema, della musica), “Ritratti” (ancora una volta su Radio2, un viaggio tra i protagonisti del rock e le sue storie più memorabili) e “storielibere.fm” che, come recita il sito stesso, “è un progetto di narrazione e intrattenimento che si propone di ridare centralità alla parola. Una piattaforma di podcast audio affidati a narratori militanti”.

Per saperne di più:
https://www.raiplayradio.it/programmi/ettore/
https://www.raiplayradio.it/programmi/ritratti/

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