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Decreto Salvini, i sindaci del savonese a trazione centrosinistra critici. Giuliano-Arboscello: “Disumano e anticostituzionale”

Dura la presa di posizione dei sindaci di Vado e Bergeggi; Albenga, Pietra, Finale e Celle confidano nell’intervento di Anci

Provincia. Sospendere il decreto Salvini. La decisione porta la firma del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e non è di certo passata inosservata, creando scalpore, aprendo discussioni e attirando la risposta stizzita dell’autore del provvedimento, il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

La forte presa di posizione del sindaco siciliano ha però suscitato anche reazioni di consenso da parte di numerosi colleghi (in particolare dell’area di centrosinistra) nonché di numerose associazioni. E ivg.it ha deciso di sondare il terreno con i sindaci locali (in particolare quelli a trazione centrosinistra) per registrare gli umori e verificare la presenza di possibili “emuli” del primo cittadino palermitano.

Un’ipotesi, quella di vedere il provvedimento di matrice salviniana sospeso da enti comunali locali che, almeno per il momento, non appare concreta, ma non sono mancate dure reazioni e prese di posizione. Tutti i Comuni confidano nell’azione di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che ha già richiesto un incontro alle forze di Governo per provare quantomeno a modificare alcune applicazioni del decreto. Ma in caso contrario, la situazione potrebbe anche cambiare, almeno per qualcuno.

Potrebbe essere il caso di Monica Giuliano e Roberto Arboscello, rispettivamente sindaci di Vado Ligure e Bergeggi, che non hanno risparmiato critiche durissime al provvedimento.

“Come Comune di Vado, – ha spiegato Giuliano, – stiamo attendendo la risposta del Governo in merito all’azione di Anci e in questa fase mi auguro che valga il senso delle istituzioni in generale. Ma chi interpreta ruoli importanti come dirigere un Ministero (chiaro il riferimento a Salvini) rappresenta tutto il territorio nazionale e deve avere come punto di riferimento i dogmi costituzionali: vale l’uomo che rappresenta le istituzioni e non chi ‘alimenta la pancia’.

“L’Anci ha già espresso forti perplessità sul decreto. Non solo le azioni legislative, ma anche il modo in cui questo Governo affronta il tema, ponendo l’accento sull’odio razziale, è preoccupante. Spero non venga inevasa la voce di territori e comuni, che attraverso Anci si sono già mobilitati. L’azione del sindaco di Palermo è stata forte, è vero, ma se le istituzioni rispettassero i dettami costituzionali non sarebbe necessario arrivare a tanto”, ha concluso.

“Esprimo totale contrarietà a questo decreto, – ha incalzato Arboscello. – Il sentimento comune è che, purtroppo, creerà insicurezza ed è un provvedimento disumano. L’integrazione creava per lo meno un minimo di città sicura, ma senza non può esserci sicurezza. Il sindaco di Palermo ha fatto un atto politico forte, ma condivisibile. Discuteremo il da farsi in merito, ma il sentimento, ripeto, è di forte criticità nei confronti del decreto”.

Posizioni più distese e distensive, invece, quelle dei sindaci di Albenga, Pietra, Finale e Celle che, pur palesando critiche su alcuni passaggi del decreto, hanno promosso la linea del dialogo tra Anci e Governo.

“Come richiesto da Anci, – il pensiero di Giorgio Cangiano (Albenga), – ritengo sia necessario un confronto a livello nazionale fra Ministero e rappresentanti dei comuni italiani per analizzare le evidenti criticità del decreto ed apportare le necessarie modifiche”.

“Ho giurato sulla Costituzione e anche se non condividessi le leggi dello Stato credo sia mio dovere applicarle e farle applicare. Non nascondo che, almeno per quanto mi riguarda, sia difficile condividere alcuni contenuti del decreto, ma se ci sono cose che vanno contro logica e buonsenso è giusto che sia l’Anci a portare le nostre ragioni”, il commento di Dario Valeriani (Pietra Ligure).

Una tesi, quella della promozione del dialogo, condivisa anche dai sindaci Ugo Frascherelli (Finale Ligure) e Renato Zunino (Celle Ligure), che non hanno però risparmiato una “frecciata” all’azione drastica messa in atto dal sindaco di Palermo.

“Sospendere il provvedimento lo ritengo un atto di pura propaganda: siamo sindaci e se c’è una legge va applicata. Ovviamente si possono muovere critiche e non essere d’accordo, ma è stata anche controfirmata dal presidente della Repubblica e, pertanto, va applicata. Nessuno legge ci autorizza a non applicarla. Si tratta di una questione che va affrontata in modo serio, ma al momento vedo più posizioni di propaganda che di sostanza”, ha affermato Frascherelli.

“La strada giusta è quella del confronto, – ha dichiarato Zunino. – La disapplicazione del provvedimento attuata singolarmente da alcuni comuni è un errore: Orlando ha detto che sospende il decreto, ma altri sindaci invece no. Urge un confronto tra l’Associazione nazionale dei comuni e il Governo per superare le criticità”.

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