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Dalle piscine savonesi al MIT di Boston: la bracciata più bella di Giovanni Bianco foto

Il centroboa della Rari Nantes Savona è in America per conseguire la laurea magistrale in una prestigiosa università

Savona. Talk about a dream, try to make it real. Un tuffo dall’altra parte del mondo sulle note di Bruce Springsteen, con il cuore diviso a metà tra i libri e le piscine, per laurearsi al MIT di Boston: l’università di ingegneria più importante del pianeta. Lui è Giovanni Bianco, centroboa della Rari Nantes Savona con un curriculum da vero campione. Classe 1992, nel 2016 si laurea in ingegneria industriale presso il Campus Universitario di Savona e per la pallanuoto, oltre a numerosi trofei e campionati minori e il titolo di campione italiano U20 nel 2012, Bianco ha messo in bacheca una Coppa LEN e può vantare due presenze nella nazionale maggiore (7Bello).

Il 13 ottobre scorso, durante l’ultima partita disputata in casa con la sua squadra, ha salutato il suo pubblico con una vittoria per poi volare oltreoceano a coronare uno dei suoi sogni. IVG.it, in attesa del suo ritorno in Italia il 13 marzo prossimo, lo ha raggiunto telefonicamente: “Ho iniziato a giocare a pallanuoto quando avevo 9 anni – racconta Bianco – a Genova Nervi, insieme a mio fratello. Con lui, ogni giorno, quando finiva la scuola, salivamo sul primo treno per Albisola e da lì, con la bicicletta, andavamo ad allenarci nella piscina all’aperto di Luceto”.

Giovanni Bianco, pallanutista Rari Nantes Savona

Così, con il fratello Lorenzo, Giovanni passa gli anni del liceo ora tra i banchi di scuola, ora in sella ad una bici, ora in piscina ad allenarsi: “Partivamo alle 7 del mattino e tornavamo a casa alla sera – spiega il giovane pallanuotista – inizialmente vedevo la scuola come un peso, poi sono cresciuto, ho iniziato l’università e, anche grazie allo sport, a 18 anni sono riuscito a diventare indipendente, trovando un equilibrio tra lo sport e gli studi”. E proprio questa dual career (doppia carriera) è una delle sfide più affascinanti della sua vita: “Rifarei tutti quei sacrifici, quella vita sempre di corsa per studiare senza rinunciare allo sport – racconta – se oggi sono arrivato sino a qui è anche grazie a quell’esperienza”. E lo stesso grazie, Bianco, lo dedica ad altre due persone molto importanti per la sua crescita umana e professionale: “La nostra società, la Rari Nantes Savona, è davvero speciale – racconta – sono infinitamente grato sia a Giuseppe Gervasio, che mi ha aiutato a crescere come uomo, sia al mio allenatore, Alberto Angelini, che mi ha fatto fare quello scatto per diventare un vero giocatore che serve ad una squadra di A1”. 

Giovanni Bianco, pallanutista Rari Nantes Savona

Durante i primi anni di università l’ansia prendeva spesso il sopravvento e la consapevolezza di dover rendere conto su due fronti (sport e studi) iniziava a farsi sentire pesantemente: “Mi sentivo in colpa, quasi frustrato a causa della mia doppia vita – racconta Bianco- così chiamai l’allenatore della nazionale per comunicargli la mia intenzione di finire gli studi”. Quello che arrivò dal coach, poi, fu un “go” non così scontato: “Nel mondo dello sport non è facile trovare questa comprensione, che passa dalle parole per poi manifestarsi anche nei fatti”.  

Con la mente più libera, Bianco prende di nuovo in mano i libri e in 14 mesi sostiene 19 esami: è l’inizio di una nuova ascesa. Ma questa volta, al posto di una cuffia, Giovanni mette in testa una corona d’alloro: “Ho sempre amato gli Stati Uniti e, in generale, il sogno americano – racconta il centroboa – e ottenere la possibilità di trasferirmi 6 mesi a Boston per svolgere la mia ultima tesi, in un campus prestigioso come quello del MIT, è stata un’opportunità che ho accolto con grande entusiasmo”. Lì, in America, Bianco divide la giornata tra il laboratorio e le piscine: di giorno si occupa di modelli matematici e di sera, nelle poche ore libere, corre ad allenarsi: “Negli U.S.A. il livello della pallanuoto è molto più basso rispetto al nostro – spiega – ma qui c’è una cultura che a noi italiani forse manca: il fatto che tu faccia sport non esclude il fatto che tu possa essere anche un ottimo studente. In Italia, purtroppo, non c’è comunicazione tra università e sport, quando invece dovrebbero andare avanti di pari passo in quanto momenti di formazione complementari”. 

Giovanni Bianco, pallanutista Rari Nantes Savona

Ritornano in mente le pedalate con il fratello, quelle dopo la scuola, per raggiungere la piscina dove allenarsi. Sacrifici veri, quelli, che hanno formato umanamente il giovane pallanuotista: “Oggi tanti ragazzi smettono di fare attività sportiva perché iniziano il liceo o l’università – spiega – forse perché pensano di non poter accordare la loro vita sportiva/scolastica con quella sociale. Ma non è così”. Secondo Bianco, quindi, è lo spirito di sacrificio a venir meno in molti ragazzi di oggi: “Qui in America, per esempio, ci sono giovani studenti/atleti che, pur consci di poter ambire soltanto all’ultimo posto in classifica, si allenano con la stessa serietà e determinazione dei grandi campioni. Il nostro è un problema di cultura, quindi”. 

Nel futuro di Giovanni Bianco c’è un bivio. Una carriera sportiva di spessore da un lato e le porte del mondo del lavoro che stanno per aprirsi di fronte a lui dall’altro: “L’idea è quella tardare il più possibile l’arrivo in quel bivio – spiega – voglio trovare una via per conciliare la pallanuoto con il mio futuro lavoro”. Un pensiero, infine, il giovane pallanuotista lo rivolge a quelle persone che più di tutte lo hanno sostenuto in questo percorso: “Mia mamma, mio papà, mio fratello e, da poco tempo, anche la mia fidanzata: a loro va il mio grazie più grande per tutto il sostegno che mi hanno dato e che continuano a darmi”.

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