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Cinghiali troppo vicini alle case ad Albissola, scatta una battuta di caccia e l’Enpa si infuria

Secondo l'associazione animalista non è la giusta soluzione: "Battute di allontanamento con cani al guinzaglio ottengono invece l’effetto corretto"

Albissola Marina. “Questa mattina è stata preannunciata per domani una battuta di caccia al cinghiale sulle alture di Albissola Marina. Le motivazioni sono la presunta presenza di animali vicino all’abitato”. A renderlo noto è l’Enpa che critica la decisione.

“Ci sono ancora purtroppo persone (soprattutto politici amici dei cacciatori e qualche organizzazione contadina) che non sanno ancora – o fanno finta di non sapere – che la caccia al cinghiale è la causa e non la soluzione della presenza di questo animali nei boschi, dopo che negli anni ’70 era praticamente estinto. Da allora infatti, con la sola opposizione della Protezione Animali savonese, gruppi di cacciatori hanno cominciato a liberare, per farli crescere e poterli poi cacciare, esemplari di cinghiali (e caprioli) di ceppi soprattutto dell’est Europa, più grossi, prolifici e meno ‘selvatici’ del piccolo cinghiale autoctono; negli anni seguenti hanno cominciato a crescere, dapprima lentamente e poi sempre più velocemente; per farli rimanere nei territori assegnati alle squadre di cacciatori, gli stessi hanno cominciato ad alimentarli con scarti dei mercati ortofrutticoli, spesso sistemati in bidoni con timer che faceva cadere il cibo ogni tanto; e, anche se è vietato da alcuni anni, qualcuno continua a farlo. I cinghiali associano quindi sempre di più il cibo all’uomo e non esitano ad avvicinarsi alle zone abitate” dicono dall’associazione animalista.

“La caccia alla braccata inoltre favorisce la disgregazione dei branchi, originariamente costituiti da una femmina alfa – unica che si accoppia e partorisce – assieme a figlie, sorelle e piccoli; in tal modo si formato gruppi più piccoli, con più femmine in grado di accoppiarsi, mentre l’età fertile diminuisce; unico contrasto naturale è la recente presenza del lupo, che caccia soprattutto cuccioli, giovani e malati e costringe i piccoli gruppi a riaggregarsi per difendere meglio i soggetti deboli. Da almeno trent’anni Enpa Savona predica inascoltata che la soluzione è solo nella somministrazione di vaccini mirati, ovvero specie-specifici, come sta avvenendo con buon successo in diversi paesi del mondo, malgrado il contrasto e l’opposizione, là e qui, dei politici amici della caccia e dei cacciatori” proseguono dalla Protezione Animali savonese.

“Fare battute di caccia in zone dove i cinghiali si avvicinano all’abitato non ha infine alcun senso, perché si uccidono gli ‘invasori’ favorendo l’arrivo di altri; battute di allontanamento con cani al guinzaglio ottengono invece l’effetto corretto: la capobranco capisce che la zona non è sicura e, almeno per qualche giorno, si terrà lontano. Ma vai a farlo capire a certa gente” concludono dall’Enpa.

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