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Carige, faccia a faccia tra i commissari e il fondo Fondo Interbancario

La richiesta è la revisione delle condizioni del prestito

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Liguria. I tre commissari di Banca Carige, Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener, incontreranno oggi il Fondo interbancario per chiedere la revisione delle condizioni del prestito subordinato da 320 milioni di euro sottoscritto a fine novembre.

Il problema è che il tasso è salito al 16% dopo lo stop all’aumento di capitale da 400 milioni di euro per l’astensione della famiglia Malacalza, azionista di riferimento dell’istituto genovese (27,5% del capitale).

Malacalza comunque in questi giorni ha dichiarato di essere disponibile a valutare la ricapitalizzazione dell’istituto a condizione vengano forniti “a tutti gli azionisti i necessari elementi conoscitivi e valutativi utili per potersi consapevolmente esprimere, e potere assumere decisioni anche in ordine alla sottoscrizione”.

E quello di oggi è l’inizio degli incontri in vista della stesura del piano industriale. Martedi’ l’appuntamento con i sindacati, rassicurati dalle prime uscite pubbliche dei nuovi vertici ma preoccupati dai continui cambi di management negli ultimi anni e una vita media apicale di circa un anno. Poi sara’ il turno del Fondo interbancario, che molto difficilmente potra’ rivedere le condizioni del bond, e del ministero dell’Economia, ai massimi livelli istituzionali.

Il confronto piu’ difficile e’ proprio quello con la struttura guidata da Salvatore Maccarone che, come tutti, avrebbe gradito proseguire sullo schema gia’ tracciato dell’aumento di capitale da 400 milioni. Ma la delega da Malacalza (azionista di maggioranza con il 27,5% dell’istituto ligure) non e’ arrivata e ora bisogna capire come procedere per un banca che e’ al 10,8 di Cet1 rispetto a un minimo Bce di 9,75, ma che senza il bond da 320 milioni sarebbe a rischio ‘bail in’. I commissari vorrebbero trattare almeno sul tasso di interesse fissato al 13% se vi fosse l’aumento di capitale, ma che attualmente e’ al 16% visto che il processo di ripatrimonializzazione si è interrotto.

Un costo di oltre 50 milioni l’anno, chiaramente insostenibili dai conti normali di Carige. Il problema e’ che il Fondo e’ partecipato da tantissime banche e lo Schema volontario che ‘gestisce’ il bond approva le delibere con il 95% dei depositi aderenti. Un tetto altissimo e, se si considera che il bond per Carige ha assorbito per i piccoli istituti gran parte degli utili dell’anno, e’ chiaro che perlomeno se lo vogliono fare ben pagare.

Ovvio che il governo in questo senso puo’ fare qualcosa, mentre non facile appare l’approccio della Sga, la controllata del Tesoro che ha rilevato gli Npl delle banche venete, nella riduzione dei crediti dubbi, circa 2,8 miliardi. I commissari su questo fronte stanno ovviamente pensando anche al mercato, mentre e’ aperto il confronto a distanza con i Malacalza, ancora il vero nodo della vicenda. La speranza di molti e’ che il pressing dei figli su Vittorio dia i frutti sperati e che l’azionista di maggioranza fornisca un via libera chiaro all’aumento di capitale.

Solo che la famiglia ci dovrebbe mettere altri 100 milioni abbondanti dopo i 420 spesi finora per un banca che ne capitalizza in Borsa ormai poco piu’ di 80.

Intanto l’advisor Ubs al momento non trova partner interessati: per ora non resta che lavorare al piano industriale e iniziare il giro degli incontri istituzionali.

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