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Cairese, Massimo Caracciolo: “Che bello allenare i giovani”

Il tecnico valbormidese, dopo aver allenato le prime squadre di Bragno e Cairese, insegna calcio, da oltre un decennio, nel settore giovanile

Cairo Montenotte. Massimo Caracciolo, a differenza di tanti colleghi, che, partiti dal settore giovanile, hanno poi allenato nelle prime squadre, è passato, in una sorta di percorso inverso, dalla Ande agli Appennini… andando ad insegnare calcio ai giovani calciatori.

A Bragno hai lasciato una impronta calcistica, ancora oggi presente, passando dalla Seconda Categoria alla Promozione e portando alle luci della ribalta, il piccolo, ma ben organizzato team del presidente Roberto Ferraro, diventato un modello per molte società…

“È passato tanto tempo – afferma Caracciolo – ma il ricordo non lo potrò mai cancellare… Sono state stagioni meravigliose, per valori umani e calcistici…”.

Anche sulla sponda Cairese, disputasti una buona annata…

“Arrivammo (ndr, nel 1997) terzi in classifica, la squadra era davvero ben costruita e ci togliemmo parecchie soddisfazioni”.

Poi arrivò il momento di attraversare il Rubicone… Quali furono i motivi che ti spinsero a scegliere di allenare i giovani?

“Lo stare sempre sul pezzo, il dover sempre e comunque confrontarti con il risultato domenicale, era diventato ‘pesante‘ ed il lavoro mi portava via tempo ed energie. Così, quando a Cengio, dove abito, mi chiesero la disponibilità a passare con le giovani leve, accettai”.

Dopo la parentesi con la società granata, sei stato a Carcare, Savona e negli ultimi cinque anni nella Cairese…

“Nel periodo in cui ero a Savona, ricordo con piacere di aver allenato il figlio del povero Paolo Ponzo… Gioele, che oggi gioca nell’Under 17 dell’Albissola, disputando il campionato nazionale, mentre nella Cairese, sono stato alla guida di alcune leve, in particolar modo ricordo i Giovanissimi 2002. Da quest’anno mi occupo dei 2006, che giocano ‘a nove’; stiamo preparando questa leva a giocare, nella prossima stagione ‘a undici'”.

Johan Cruijff amava dire che “il calcio consiste, fondamentalmente, in due cose… la prima, quando hai la palla la devi saper passare correttamente… la seconda, quando te la passano, la devi saperla controllare… se non la puoi controllare, tanto meno la puoi passare”...

“La trasmissione ed il controllo orientato sono autentici capisaldi dell’insegnamento del gioco del calcio, nozioni che da sempre trasmetto ai miei ragazzi. Lavoriamo molto sulla tecnica di base e anche su quella situazionale, poi passo ad altri step, come 1>1, 2>1, 2>2, 3>2″.

La capacità di insegnare è una dote non da tutti… Quali sono i segreti del tuo lavorare bene con i giovani d’oggi?

“Al primo posto ci deve essere tanta passione per quello che fai; devi riuscire a trasmettere le tue idee calcistiche, poi sono i ragazzi ad avere una capacità di apprendimento veloce, un fatto che ti sprona a dare sempre il meglio di te stesso. Con la mia attuale leva, dopo una sessantina di allenamenti, sto constatando i progressi effettuati, sia singoli che di gruppo”.

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