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Assistono i ricoverati negli ospedali savonesi, ma per il fisco non esistono: giro di lavoro nero smascherato dalla Finanza

I datori di lavoro non avevano messo in atto nessuno degli adempimenti previsti dalla vigente normativa in materia di lavoro subordinato

Provincia. Fornivano assistenza ai ricoverati semplicemente facendo loro compagnia o aiutandoli a mangiare ma per lo Stato erano del tutto invisibili: i loro datori di lavoro, infatti, non avevano effettuato alcuna registrazione, né fiscale né previdenziale. In questi giorni il comandante provinciale della guardia di finanza di Savona ha portato a termine una vasta ed articolata attività investigativa in materia di lavoro sommerso.

L’operazione, denominata “Fantasmi”, ha permesso di fare luce su uno strutturato sistema congegnato da due società (una ditta individuale ed una cooperativa sociale) che hanno fornito con lavoratori “in nero” prestazioni “non sanitarie aggiuntive” (come ad esempio assistenza non specialistica fornita ai ricoverati da persone assunte dal paziente e/o da suoi familiari per mera compagnia, aiuto durante l’alimentazione) all’interno dei reparti degli ospedali dell’Asl2 savonese (il Santa Corona di Pietra Ligure, il Santa Maria di Misericordia di Albenga, il San Paolo di Savona ed il San Giuseppe di Cairo Montenotte).

I lavoratori irregolari svolgevano la loro attività per lo più durante la notte e nonostante indossassero un vistoso gilet giallo sono rimasti per oltre due anni del tutto “invisibili” agli enti previdenziali, lavorativi e fiscali, proprio come dei fantasmi. Sono 188 le posizioni irregolari rilevate. I quattro datori di lavoro non avevano messo in atto, infatti, nessuno degli adempimenti previsti dalla vigente normativa in materia di lavoro subordinato, previdenziale e fiscale. Per i militari è risultata decisiva l’acquisizione dei registri di accesso notturno alle corsie ospedaliere dal 2016 ad oggi. Ciò ha permesso di vagliare oltre 5.000 posizioni e di far luce su un vasto business illecito.

In questi casi le sanzioni per le quattro imprese responsabili potranno aggirarsi complessivamente su oltre 2 milioni di euro. La vigente normativa prevede, infatti, che le stesse avessero l’onere di versare le ritenute previdenziali e contributive non dichiarate per tutte le posizioni lavorative accertate durante i controlli.

Il rilevante importo contestato deriva dall’applicazione della cosiddetta “Maxi sanzione” sancita dall’articolo numero 3, comma 3 del decreto legge numero 12 del 2002, nel tempo modificato ed integrato: in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro a cura del datore di lavoro, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria per ogni lavoratore parametrata alla durata della violazione commessa. Una delle imprese è stata, inoltre, sanzionata per altri 20 mila euro per aver retribuito i lavoratori esclusivamente in contanti (in base all’articolo 1, comma 913, della legge numero 205 del 2017).

Lo sviluppo delle attività ha consentito altresì di far emergere che due delle società controllate hanno emesso fatture nei confronti dei clienti in completa esenzione Iva, applicando illecitamente la normativa (più conveniente) prevista per le classiche prestazioni sociosanitarie. Le Fiamme Gialle, quindi, hanno proceduto ad un corretto ricalcolo dell’imposta evasa ed al recupero di Iva attivando i competenti uffici dell’Agenzia dell’Entrate.

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