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Savona, Daniela Pongiglione: “Su Ata controllo poco efficace, il pubblico deve funzionare bene”

Discussa ieri la costituzione di una società a responsabilità limitata (Newco)

Savona. “E’ una pratica particolarmente importante, delicata e complessa non solo per gli aspetti formali, ma per quelli sostanziali, perché dall’andamento della vicenda societaria e amministrativa dipenderà il futuro della nostra partecipata, dei suoi dipendenti e anche la qualità della vita dei cittadini”. Così Daniela Pongiglione, capogruppo di “Noi per Savona”, sintetizza la pratica relativa alla “presa d’atto del piano concordatario presentato da Ata spa” discussa ieri in consiglio comunale a Savona. La stessa pratica riguardava la “autorizzazione alla costituzione di una società a responsabilità limitata (Newco)” e la “proroga, fino al 31 dicembre 2028, del contratto di servizio per l’affidamento del ciclo dei rifiuti solidi urbani e di igiene urbana, nell’ambito dell’esecuzione del piano”.

“Nella delibera – ha detto ieri Pongiglione – si ricorda che il Comune esercita su Ata (partecipata in house) un ‘controllo analogo’ a quello esercitato sui propri servizi. Si è trattato, evidentemente, di un controllo assai poco attento ed efficace. E ora, come ha ricordato l’assessore Montaldo in commissione, ci troveremo davanti al problema del controllo su una partecipata di una partecipata. Siamo davanti a una scelta impegnativa, conseguenza della condizione di Ata che oggi è come un guscio vuoto, con gravissime carenze strutturali ed economiche. Questo decadimento viene da lontano, dagli anni ’90, ed è stato causato da una gestione poco oculata e poco lungimirante e anche da contrasti politici”.

“I documenti prodotti sono stati elaborati da tecnici evidentemente competenti e il piano potrebbe essere credibile. Ma il problema centrale è sempre quello della gestione e del controllo. Nello statuto della nuova società (la Newco), all’articolo 4 si parla degli ‘Organi di gestione e controllo della Società’. Ci sarà un consiglio di amministrazione composto da tre membri, due dei quali nominati da Ata e un dal socio industriale. Quest’ultimo, come viene detto all’articolo 5, sarà l’amministratore delegato (e anche direttore generale). Avrà ‘almeno i poteri di ordinaria amministrazione e i poteri necessari a dare attuazione al piano’. Si configura perciò questa situazione: la Newco sarà un’azienda pubblica guidata da privati. Ed è curiosa l’indicazione data dall’articolo 5.1: ‘L’amministratore delegato dovrà presentare adeguati requisiti di onorabilità, professionalità ed esperienza’. Forse è una formula in uso nei patti societari, ma è indubbio che tali requisiti debbano essere richiesti per tutti i componenti del CdA e del collegio sindacale”.

“Nel piano industriale (pagina 18) si parla del ‘Piano Regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche’ (del 2015) i cui obiettivi sono importanti, ad esempio favorire e sviluppare la prevenzione, portare al 65 per cento la raccolta differenziata, favorire l’attività di recupero (il 50 per cento e poi nel 2020 il 65 per cento del rifiuto prodotto). Però il piano (pagina 19) si impegna solo sull’obiettivo 2 (portare la differenziata al 65 per cento) e ignora gli altri obiettivi che sono egualmente importanti e, addirittura, come la prevenzione e il recupero, strumenti essenziali per la riduzione dei rifiuti. Abbiamo più volte parlato delle esperienze di altre città in cui è possibile allocare in magazzini comunali degli oggetti e delle strutture da destinare al riuso e al riciclo, anziché distruggerli e doverli poi conferire come rifiuti speciali. Ma di questo non si parla nel piano industriale. Si potrebbe riprendere il piano elaborato dal dottor Tornavacca per l’introduzione della differenziata a Savona, piano naturalmente da aggiornare con una revisione anche della parte economica. Lo stesso tecnico aveva preparato inoltre il piano provinciale dei rifiuti”.

“Un ingresso significativo dei privati in un’azienda pubblica non è certo una tragedia, ma indica che qualcosa non ha funzionato. Il ‘pubblico’, in assoluto e in astratto, è la scelta ottimale e deve funzionare ottimamente, altrimenti si arriva a fare invocare dai cittadini la soluzione del ‘privato’. Ma il ‘pubblico’ deve essere fatto funzionare bene con un controllo serio e serrato, e con la scelta di responsabili e di tecnici degni di questo nome: le persone giuste (per competenza ed esperienza) al posto giusto, lontane da valutazioni di altro genere. E, per la prossima situazione, chiediamo che ci siano scelte adeguate e controlli molto seri”.

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