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Omicidio di Janira: la difesa chiede una nuova perizia psichiatrica su Alamia, ma la Corte d’Assise dice no

La mossa della difesa non è stata accolta dai giudici: nessun colpo di scena, il processo prosegue ed è stata fissata la discussione

Savona. Se la risposta della Corte d’Assise fosse stata diversa, oggi si sarebbe certamente un colpo di scena clamoroso nel processo per l’omicidio di Janira D’Amato. La richiesta di effettuare un nuova perizia psichiatrica – o almeno un accertamento supplementare – su Alessio Alamia avanzata dal suo difensore, l’avvocato Laura Razetto, è stata però rigettata integralmente dai giudici.

Alessio Alamia

Secondo il legale, infatti, alla luce di alcuni aspetti contraddittori emersi nell’audizione del perito del tribunale e dei consulenti di parte, in particolare quello della difesa, era “doveroso svolgere nuovi accertamenti” per valutare la capacità di intendere di Alamia (che è giudizio per aver ucciso il 7 aprile del 2017 l’ex fidanzata con 49 coltellate), ma anche quella di poter premeditare il delitto.

L’istanza (una mossa che era presumibile la difesa potesse tentare) è puntualmente arrivata al termine dell’audizione dei testimoni. Il legale di Alamia ha chiesto prima l’ammissione di alcuni documenti (la cartella clinica dei trattamenti seguiti dall’imputato in carcere e tre relazioni redatte dal personale del consultorio dell’Asl 2 di Loano che seguiva il ragazzo) e poi ha avanzato altre due richieste: di ascoltare come testimoni i vicini di casa della nonna, presenti quando l’assassino è andato a costituirsi, e appunto di effettuare una nuova perizia.

La Corte D’Assise ha accolto soltanto la prima istanza (la documentazione è stata quindi acquisita), mentre ha respinto le altre due sulle quali, peraltro, sia il sostituto procuratore Elisa Milocco che i legali di parte civile, gli avvocati Simone Mariani e Fabrizio Biale, si erano opposti.

Il pm, nel motivare la sua opposizione ad un nuovo accertamento psichiatrico, ha sottolineato come la capacità di intendere e volere di Alamia fosse già stata valutata con un incidente probatorio nel quale “tutti i consulenti, compreso quello della difesa (diverso da quello al quale si è rivolto l’avvocato Razetto prima dell’inizio del processo) sono arrivati ad una conclusione concordante”. Inoltre, sia l’accusa che la parte civile, hanno ribadito come la valutazione sulla premeditazione sia puramente giuridica e non spetti quindi al consulente.

Prima della camera di consiglio sulle istanze difensive, questa mattina, in aula hanno sfilato gli ultimi testimoni: uno di parte civile, la ragazza che divideva la stanza con Janira durante il corso di formazione di Costa Crociere che frequentavano, e sei della difesa tra cui una coppia di amici di Alessio e della vittima, una dottoressa che aveva seguito l’imputato quando era affidato dai servizi sociali, un cugino che abita nella palazzina dove è avvenuto l’omicidio, ma anche una ex fidanzatina di Alamia ed una sua amica. Audizioni durante le quali, di fatto, sono stati ribaditi concetti che erano già emersi durante le deposizioni di altri testimoni ascoltare nelle precedenti udienze.

Il processo è stato rinviato a gennaio per la discussione e, a seguire, l’attesa sentenza.

Clicca qui per guardare il video INTEGRALE della deposizione di Alessio Alamia in aula

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