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Liberalizzazione del commercio, Filcams Cgil: “Verso le festività natalizie senza la regolamentazione promessa”

“Da più di 6 anni portiamo avanti una battaglia, “La Festa Non Si Vende”, contro la liberalizzazione indiscriminata di orari e aperture”

Regione. “Sono diversi i disegni di legge in discussione: il 24 ottobre 2018 si è tenuta, presso la Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, l’audizione con le Organizzazioni Sindacali del commercio, ma è ormai trascorso più di un mese e non sono seguiti aggiornamenti”.

È questo il commento di Cristiano Ghiglia della Filcams Cgil, che ha proseguito: “Nonostante alcune associazioni datoriali del commercio e della distribuzione cooperativa hanno aperto alla possibilità di una limitazione delle aperture l’azione del Governo si è inspiegabilmente fermata dando di fatto ragione alle multinazionali della grande distribuzione che hanno sempre sostenuto la liberalizzazione selvaggia voluta dal Governo Monti”.

“Con la festa dell’8 dicembre si è dato il via al periodo natalizio di shopping e per l’ennesimo anno senza regole: Natale, Santo Stefano, il primo dell’anno nessuna festività civile o religiosa viene più rispettata. Da più di 6 anni la FIlcams Cgil sta portando avanti una battaglia, La Festa Non Si Vende, contro la liberalizzazione indiscriminata degli orari e delle aperture commerciali imposta nel 2011 col cosiddetto decreto Salva Italia”.

“Sono stati anni in cui non solo l’occupazione non è aumentata, ma, proprio per effetto delle liberalizzazioni, si è assistito ad un forte arretramento delle condizioni di lavoro, con turni di lavoro su 365 giorni all’anno e l’estensione dell’orario h24.

La riduzione di oltre il 20 per cento dell’occupazione diretta ha comportato il ricorso, sempre più frequente, a forme di lavoro precario”.

“Il 70 per cento dei dipendenti ha un rapporto di lavoro part-time, nella maggior parte dei casi, involontario. Il 40 per cento è rappresentato da lavoratrici e lavoratori a tempo determinato, a chiamata, in somministrazione o in appalto. I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 40 per cento degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni hanno subito drastiche riduzioni a causa della situazione di difficoltà in cui versa parte rilevante del settore”.

“La Filcams Cgil ribadisce che la mobilitazione per la regolamentazione delle aperture domenicale non è solo a favore delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio che palesemente ne subiscono le conseguenze, è una mobilitazione per il territorio e l’ambiente, per i centri storici, per la cultura. Regolamentare il commercio significa anche porre una riflessione su modelli e indirizzi di sostenibilità alternativi alle attuali pratiche del consumismo”.

“E’ necessario dare anche una prospettiva contrattuale aziendale e territoriale alla problematica. Nel savonese, in alcune realtà lavorative e parzialmente nei centri commerciali più strutturati, siamo riusciti a decifrare una calendarizzazione di chiusure e una turnistica domenicale e festiva condivisa dalle lavoratrici e dai lavoratori interessati”, ha concluso Ghiglia.

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