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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La solitudine dei numeri zero

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“Conterò poco, è vero: – diceva l’Uno ar Zero – ma tu che vali? Gnente: propio gnente. Sia nel’azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente”. Così scriveva l’arguto iconoclasta Salustri nel 1944 in una non mai sufficientemente meditata poesia dal titolo “Nummeri”. Precisiamo che non si tratta di un errore ortografico mio o del poeta e nemmeno di un refuso dell’editore, il titolo conserva l’anomala doppia della calata romana, si sa che a Roma “guera e tera co’ na ere che si no è erore” e per compensare si abbonda nel sostantivo che funge da titolo alla poesia alla quale faccio riferimento.

Suppongo sia facilmente intuibile che il poeta non aveva alcuna intenzione di speculare intorno al valore dell’Uno e dello Zero, non era un matematico nè un antesignano del sistema binario, piuttosto un attento fustigatore della mediocrità diffusa già allora e, ahimé, già prima ed ancor più oggi, fra le maglie della nostra società. L’Uno e lo Zero stanno ad indicare il valore dei due ipotetici interlocutori: l’Uno, che oggettivamente vale ben poco, si consola confrontandosi con lo Zero che addirittura non vale nulla sia in ciò che fa sia in ciò che pensa. È possibile confermare la sintesi operata dal poeta osservando il comportamento di un capo ufficio, di un impiegato ad uno sportello, di un controllore del bus e non vado oltre. Ma il significato della sua satira oggi, così mi sembra, rischia di essere travisato e tale fraintendimento è utile per comprendere un triste aspetto del nostro tempo.

Sono convinto che come Zero oggi si consideri una persona che non ha avuto successo, senza soldi o lavoro, ma, ancor più tristemente, una che non è mai andata nemmeno a fare da pubblico in qualche demenziale talk show o che non abbia partecipato ad un quiz o ad una qualsiasi puntata di qualsivoglia amenità che l’abbia fatta assurgere, almeno per qualche istante, agli onori della fama televisiva. Certo, sempre meglio del folle che va a sparare in una scuola per comparire in un telegiornale o su una prima pagina di un quotidiano, ma non esageriamo, non siamo al livello degli Stati Uniti d’America, almeno, non ancora.

La satira vernacolare dell’artista romano si esplicita nei versi successivi dai quali appare chiaro che lo Zero è chi è incapace di un pensiero personale, chi non si assume responsabilità in prima persona, nulla a che vedere con i criteri di misura squallidamente borghesi ai quali facevo riferimento poco sopra, insomma, sei uno Zero indipendentemente dal reddito e da quale prezzo hai scritto sul codice iban che hai, più o meno consapevolmente, tatuato sul collo. Se hai il coraggio di amare, di credere nei tuoi sogni, di combattere per un’idea, anche se resti nell’anonimato per il cosiddetto “grande pubblico”, di certo sei qualcuno almeno per chi ti ha conosciuto e, quindi, di certo non sei uno Zero. Al contrario l’Uno è quello che ha bisogno, ma un bisogno disperato, di circondarsi di Zeri così da poter essere qualcuno.

A proposito di trasmissioni televisive e di mediocri in cerca di un pubblico, vuoi vedere che non è solo un caso che i Matteo più noti del nostro panorama politico abbiano esordito proprio in quel modo? Ma non voglio inoltrarmi a tali livelli e ritorno all’amico Salustri… mi scuso con i miei lettori abituati a citazioni da illustri intellettuali che forse si staranno domandando chi sia mai questo emerito sconosciuto del signor Salustri, ebbene, forse è il momento di precisare che si tratta di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri, noto giornalista e poeta vernacolare che, forse proprio perchè non amava la facile popolarità mentre riteneva fondamentale la qualità e non la quantità degli estimatori, si firmava anagrammando il cognome che così divenne Trilussa, chissà, forse in questo modo per qualcuno risulta meno sconosciuto, comunque non importa.

Per rispetto all’intelligenza caustica dell’autore sarà opportuno completare la citazione di apertura che così prosegue: “Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so’ li zeri che je vanno appresso”. Trilussa ci riporta all’interno di un orizzonte politico che, ricordo che il testo è del 1944, all’epoca si connotava di tinte drammatiche, chissà a chi si adatterebbe ai nostri giorni, a suo vedere, l’arguta riflessione dei Nummeri?

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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