IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Lettere al direttore

Cattedrale sul Priamar, Carlo Varaldo risponde a Paolo Forzano

La lettera su “Quando finirà la ricerca delle dimensioni della vecchia Cattedrale sul Priamar?” che Paolo Forzano ha inviato il 17 dicembre al Direttore non meriterebbe alcun tipo di risposta non fosse per il fatto che si rischierebbe di dare per scontate considerazioni e valutazioni che rasentano l’assurdo.

Da anni l’ingegner Forzano si occupa di problemi di viabilità, legati soprattutto al percorso dell’Aurelia bis, e ritengo che possa sostenere, in quanto tecnico, tesi con una qualche cognizione di causa, ma che adesso si voglia occupare di problemi archeologici mi lascia a dir poco perplesso. “Sutor, ne ultra crepidam” diceva l’antica locuzione latina e credo che possa ben adattarsi a questo caso.

Mi chiedo su quali elementi Forzano possa essersi convinto che le ricerche avviate da alcuni anni nell’area dell’antica Cattedrale medievale sul Priamàr siano finalizzate alla verifica delle dimensioni dell’antico edificio; vuol dire non avere alcuna conoscenza di che cosa sia l’archeologia per ridurla a finalità così insignificanti. Come direttore dello scavo in questione, condotto su autorizzazione ministeriale e con l’approvazione della Soprintendenza, mi sento, tra l’altro, profondamente offeso per una tale valutazione che denuncia una totale ignoranza su quanto tali ricerche hanno finora fornito per la ricostruzione della storia savonese. Non è difficile comprendere come proprio la cattedrale, per quanto ha rappresentato nella storia delle città europee dall’età tardo antica all’età moderna, sia uno dei siti in assoluto più significativi per ricostruire archeologicamente la storia di un’intera comunità.

Forzano ritiene che, piuttosto che affidarsi ai tradizionali strumenti della ricerca archeologica, sia preferibile usare una tecnica abbastanza recente come il georadar e, convinto che i “poveri” archeologi non sappiano di che cosa si tratti, ne illustra il funzionamento e le possibili applicazioni. Non è a conoscenza che da decenni il georadar è entrato a far parte delle più diffuse strumentazioni archeometriche per certi tipi di prospezioni archeologiche e che, anzi, oggi è ormai in fase di superamento da parte di più avanzate ed efficaci tecniche diagnostiche, soprattutto termografiche, che fanno uso dei più moderni droni. Io stesso ho utilizzato i rilevamenti del georadar, più di vent’anni fa, nello scavo di piazza Conciliazione ad Acqui Terme, dove lo scavo successivo, condotto in estensione su buona parte dell’ampia piazza dal 1995 al 1998, ci ha fatto constatare quanto scarse e riduttive fossero, in quella particolare situazione, le informazioni ricavate da tale tecnica; a maggior ragione la densissima presenza di strutture murarie che stanno venendo alla luce, proprio in questi giorni, nello scavo savonese, avrebbero reso assolutamente inutile l’uso di tale strumentazione.

Prof. Carlo Varaldo

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.