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Arrestato nell’indagine sulla prostituta picchiata, dubbi sul riconoscimento fotografico: torna libero video

L'albanese Bujar Haxhiaj, muratore incensurato, era in cella dal 29 novembre, ma ha sempre negato di essere coinvolto nella vicenda

Savona. Quando la vittima, una prostituta albanese di 26 anni, aveva visionato un album fotografico che conteneva anche i volti dei presunti responsabili aveva indicato lui come uno degli uomini che l’avevano attirata in una “trappola” finalizzata a darle una lezione. Per questo lo scorso 29 novembre un albanese di 33 anni, Bujar Haxhiaj, muratore incensurato era finito in carcere con l’accusa di concorso in sequestro di persona insieme ad altri due connazionali nell’ambito dell’indagine dei carabinieri sulla donna segregata, picchiata e poi precipitata (in circostanze ancora poco chiare) dal balcone al terzo piano di un appartamento di via Gentile ad Albissola Marina.

Questa mattina, però, Haxhiaj, che da subito si era dichiarato completamente estraneo alla vicenda, è stato rimesso in libertà senza nessuna misura cautelare su disposizione del gip Alessia Ceccardi. A chiedere la scarcerazione dell’albanese era stato il suo difensore, l’avvocato Andrea Alpicrovi, secondo cui la vittima aveva scambiato il volto di Bujar Haxhiaj con quello di un connazionale che gli assomiglia (e sarebbe il vero responsabile).

Lo stesso pm Chiara Venturi, che coordina l’indagine, ha ritenuto opportuno disporre un nuovo riconoscimento fotografico da parte della vittima nei confronti di un albanese (già identificato dagli inquirenti) somigliante all’attuale indagato per valutare se la donna possa scagionarlo o confermare la sua versione.

Anche alla luce delle dichiarazioni di Erzen Shabanaj, 28 anni, e Bekim Haxhia, di 24, i due albanesi arrestati insieme a Bujar Haxhiaj, che lo hanno completamente scagionato, il gip Ceccardi ha ritenuto che il quadro indiziario a carico dell’albanese si fosse modificato e non fosse più sufficiente a garantire gli indizi di colpevolezza e, di conseguenza, la misura cautelare.

Secondo l’accusa, nella notte tra il 29 ed il 30 novembre dello scorso anno, il trio di albanesi avrebbe attirato con l’inganno la prostituta ventiseienne in un appartamento di via Nizza a Savona dove altre quattro persone Alessandro Gallinari ed i fratelli albanesi, Ledjan, Gentjan e Aleksander Bacuku (tutti già arrestati con le accuse a vario titolo e in concorso di sequestro di persona, rapina, lesioni gravi e sfruttamento della prostituzione) l’avevano prelevata con la forza per portarla nell’alloggio di Albissola.

Dopo, l’arresto, Bujar Haxhiaj ha negato di essere stato presente quella sera: una tesi confermata anche dagli altri due albanesi finiti in manette e che, evidentemente, ha convinto gli inquirenti ad approfondire ulteriormente le indagini per verificare se il vero responsabile sia ancora in libertà.

Al momento, inoltre, resta da chiarire se Shabanaj e Haxhia, difesi anch’essi dall’avvocato Alpicrovi, conoscessero le intenzioni degli altri quattro oppure fossero ignari di quello che sarebbe successo alla donna. Certamente, come hanno verificato i militari (grazie ad una minuziosa analisi di tabulati telefonici ed altri indizi raccolti durante le perquisizioni effettuate in occasione dei primi quattro arresti), nessuno di loro ha partecipato al pestaggio avvenuto nella casa di via Gentile, ma tutti avrebbero avuto un ruolo attivo solamente nella “trappola”.

La tesi degli inquirenti è che il sequestro e le botte dovessero servire per dissuadere la donna dall’idea di smetterla con la prostituzione (visto che metà dei suoi guadagni – una media di circa 600 euro a notte – per l’accusa andavano ai suoi sfruttatori). Un atto intimidatorio che aveva rischiato di finire in tragedia: la ventiseienne, infatti, quella sera era precipitata dal terrazzo della casa, dal terzo piano, e si era salvata perché la caduta era stata attutita dai fili per stendere i panni. A quel punto la giovane era stata caricata di peso in auto, pare avvolta in un tappeto, e poi portata in stazione a Savona da dove un amico, estraneo ai fatti, l’aveva accompagnata in auto all’ospedale di Sanremo dove aveva spiegato che a procurarle le contusioni (compresa una ferita da taglio) era stato un cliente. Un racconto che, secondo i militari , era falso e serviva a coprire i suoi aguzzini dei quali la ragazza aveva, e continua ad avere, paura.

Lo scorso ottobre, davanti al gip, Gallinari aveva ammesso di aver accompagnato la prostituta nell’appartamento di via Gentile, ma solo per fare un favore a degli amici, senza sapere quello che sarebbe successo. Inoltre l’italiano aveva negato qualsiasi ruolo nell’attività di sfruttamento della prostituzione.

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