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I Magazine di IVG.it - Rosso Pistacchio

Amalia, le more, la guerra e Villa Zanelli

"Rosso Pistacchio" è la rubrica al femminile di IVG: ogni martedì si parla di donne con Marzia Pistacchio

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“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente.

“Amalia, smettila con quella palla”.
“Amalia, stai buona e zitta e non cantare”.
“Amalia, c’è gente che soffre qui, non disturbare”.

Amalia, un po’ matta, un po’ grulla, un po’ stramba.
Amalia con la veste troppo corta per la veneranda età di sedici anni, e le ginocchia troppo sbucciate e le mani nere e piene di graffi di rovi di more.
Senza cura di ferirsi, Amalia raccoglieva pugnetti di frutti maturi sui rovi nel giardino della villa, mischiava succo e sangue e poi leccava i rivoli vermigli che la percorrevano sino ai gomiti.
Zompettava felice tra i sassi del giardino malconcio, schivando le infermiere e le suore e il loro scuotere la testa incessante. La guerra aveva annerito le vesti, scurito i volti, piegato la fede e la speranza di tutti. Ma di Amalia no.

“Amalia, non correre”.
“Amalia, cosa stai combinando?”.
“Amalia, non disturbare i soldati!”.

Arrivava di fronte alla camerata con il cuore che le voleva uscire dalla bocca e il fiato che voleva uscire dalle orecchie, e la cacca che le voleva uscire da ogni dove. Era quello l’amore?
Quando cinque more nelle tue mani diventano poltiglia dall’emozione e la cacca ti scappa e il vomito ti scappa e la testa ti gira e le ginocchia diventano marmellata?
Amalia un po’ matta, un po’ grulla, un po’ stramba.

Era sempre stata lì, la Amalia. Un giorno qualcuno la aveva dimenticata sulle scale di quell’ospedale da campo, come una valigia ingombrante, con il vestitino azzurro e il grembiulino inamidato e la palla di stracci. E non se ne era più andata.
Cantava.
Senza voce e senza parole, Amalia era rimasta tra le gonne delle suore e quelle delle infermiere, a schiacciare il naso sulle vetrate arcobaleno e a ululare verso il mare, di notte, dalla torre più alta, lanciando dolore e solitudine verso un orizzonte che forse le ricordava casa.

Amalia un po’ matta un po’ grulla, un po’ stramba.
Cantava.
Appollaiata al fondo del letto, Amalia cantava, gracchiando versi da sordomuta innamorata e piangendo per la sorte del povero malato.
Era quello l’amore? Quando la pancia vuol uscire dalle tue orecchie, e il sangue si fa mosto e vorresti dare la tua misera vita per salvare quella dell’uomo che giace in quel letto?

Amalia un po’ matta un po’ grulla, un po’ stramba.
Ogni giorno piombava nella camerata col fiatone, le gote arrossate dall’ardore amoroso, i pugni stretti su un pegno d’amore (erbacce, fiori, grilli stecchiti, pietruzze), e sceglieva di chi innamorarsi quel giorno.
Era sempre il più malconcio, il più marcescente, il più derelitto. Quello che sarebbe schiattato prima.

“Amalia, ma lascialo stare”.
“Amalia, non serve a nulla”.
“Amalia, ma sto poveretto non può nemmeno morire in pace?”.

Amalia un po’ matta un po’ grulla, un po’ stramba.
Cantava.
Ripuliva le ferite dai vermi e scacciava le mosche. Allentava le bende dove il pus strabordava. E ciarlava con la sua nenia allegra e incomprensibile.
Morivano tutti. E la Amalia aiutava a ricomporre il corpo, piangendo composta e fiera. Come una fidanzata di guerra.
Il giorno dopo ne amava un altro. E poi ancora. E ancora.
Era quello l’amore?

“Chi cazzo è questa qui? Cosa vuole da me questa rincoglionita cretina? Cosa vuoi, brutta troia sghemba? Vai via che porti rogna. Mandate via questa subnormale! Mi tocca. Mi fa schifo. Vai via, troia”.

Morivano tutti. Ma lui no. Lui non era morto.
Tra il verde, il giallo e il bianco delle vetrate, Amalia volò giù.
Nel pugno chiuso marmellata di more e sangue.
Era quello l’amore?

“Rosso Pistacchio” è la rubrica al femminile di IVG, ogni martedì a cura di Marzia Pistacchio: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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