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Verifica fiscale su Ata: tutti i dubbi della Finanza tra spese per investigatori, cantieri in perdita e dichiarazioni infedeli

In 102 pagine le Fiamme Gialle sviscerano la gestione nel triennio 2015/17, rilevando gli errori nella gestione economica che hanno contribuito al crac

Savona. Spese per indagini e pedinamenti, detrazioni indebite o oltre la scadenza, violazioni del codice degli appalti. Ma anche cantieri presi irrimediabilmente “in perdita” e soldi “buttati” in penali contestabili. E’ di oltre 100 pagine il verbale con cui la Guardia di Finanza di Savona, al termine di un lungo accertamento fiscale iniziato il 30 maggio 2017, sviscera tutte le irregolarità fiscali nella gestione di Ata Spa, l’azienda partecipata del Comune di Savona, nel triennio 2015/17.

Il verbale, redatto a luglio, è stato consegnato negli scorsi giorni dal Comune di Savona al consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle Manuel Meles, come allegato alla relazione dello studio genovese Briata (è uno degli elementi su cui quest’ultima si basa per quantificare il danno economico da contestare agli ex componenti del CdA nella imminente azione di responsabilità). Un documento fitto e molto tecnico che, tra mancanze formali ed errori più sostanziali, elenca una serie di violazioni tracciando un quadro a tinte fosche dell’amministrazione della società in quegli anni. E individuando alcuni elementi che hanno contribuito al “crac” dell’azienda.

1) SPESE NON INERENTI: IL CASO LAVAGNA-CAVALIERE.
Lo ricorderete: Dario Lavagna e Luigi Cavaliere sono i due dipendenti che Ata fece pedinare per mesi per dimostrare che andavano al bar o facevano la spesa durante l’orario di lavoro. La contestazione riguarda il fatto che la spesa sostenuta per quelle indagini (16 mila euro più Iva) sia stata inserita tra gli elementi negativi deducibili (che significa meno tasse e meno iva da pagare) nonostante, secondo la Finanza, non fosse inerente all’attività di Ata (cioè non serviva a produrre potenziali utili). A lasciare interdetto l’uomo della strada però, più che i tecnicismi, sono le cifre: 19.520 euro per dimostrare la presunta infedeltà di due dipendenti a fronte di un danno economico valutato, a suo tempo, pochi spiccioli (le tredici presunte assenze di Cavaliere, ad esempio, “valevano” circa 300 euro).

2) SPESE NON INERENTI: LA DIFESA DI MARIO CENA.
I dipendenti di Ata Mario Cena e Roberto Balbis, insieme a tre funzionari del Comune di Pietra Ligure, erano accusati in sostanza di aver “truccato” la gara per l’assegnazione del servizio di raccolta differenziata a Pietra: un favore ad Ata in cambio dell’assunzione in Ata del figlio di uno dei funzionari. Sono stati entrambi condannati nel 2017 (Balbis a tre anni, Cena a due anni e otto mesi). La contestazione riguarda l’onorario dell’avvocato di Cena, 11.270 euro (più iva) saldati da Ata per via di una copertura assicurativa che tutelava il dipendente (dato il suo ruolo dirigenziale). Una tutela che, però, valeva solo in caso di assoluzione: con la condanna le spese legali spettavano a Cena. Semplificando molto, Ata ha pagato e non ha mai provveduto a rivalersi su Cena: il che rende la spesa, come nel caso Lavagna-Cavaliere, “non inerente” e quindi non deducibile.

3) CANTIERI IN PERDITA: IL BUCO NERO DEL GOLFO DIANESE.
Qui la contestazione è molto tecnica, e riguarda l’ammortamento dei costi di start-up (ossia i costi di avvio di una nuova attività, come un nuovo servizio o l’espansione di Ata in un nuovo Comune). Cercando di tradurre in soldoni, gli ammortamenti permettono di “ammorbidire” l’impatto sul bilancio di un investimento che dovrebbe portare benefici/utili negli anni successivi. Alla ex dirigenza di Ata viene contestato di non aver ricalcolato quegli ammortamenti quando si è resa conto che non sarebbe mai rientrata dei costi sostenuti, riuscendo così a chiudere il bilancio 2015 nel settore Igiene Urbano in attivo quando invece sarebbe dovuto risultare in perdita.
A destare impressione nei non addetti ai lavori però è soprattutto una constatazione delle Fiamme Gialle: secondo il piano industriale alcune commesse non erano remunerative “già a livello di margine diretto”, ossia la cifra incassata era già in partenza inferiore ai costi necessari per effettuare il servizio (ad esempio nel Golfo Dianese si partiva già “sotto” di 35 mila euro). Come una vendita sottocosto.

4) ERRORI FISCALI VARI: LE DICHIARAZIONI INFEDELI.
Oltre ai tre punti visti sopra, ce ne sono diversi. Sopravvenienze passive inserite a bilancio ma non nella dichiarazione dei redditi portano nel 2015 a dedurre indebitamente oltre 192 mila euro. Nello stesso anno vengono detratti 2.146 euro di Iva fuori tempo massimo (era riferita al 2012). Nel 2017, invece, sulle fatture relative alla cessione della plastica proveniente dalla differenziata viene applicato il “reverse charge” invece dell’Iva al 10%.
Tagliando corto, vengono contestate dichiarazioni annuali infedeli tutti e tre gli anni ma l’annus horribilis è il 2015: il totale degli elementi negativi non deducibili (e su cui quindi si sarebbero dovute pagare le tasse), secondo la Finanza, supera i 240 mila euro. A cui vanno sommati 8.000 euro di iva dovuta.

5) LE ALTRE “TIRATE D’ORECCHIE” E LE SEGNALAZIONI AGLI ORGANI COMPETENTI.
Violazioni al codice degli appalti – Ata ha subappaltato il 100% dei servizi Verde Pubblico e Parcheggi a cooperative sociali, senza chiedere l’autorizzazione al Comune di Savona e senza disporre di personale e mezzi adeguati per svolgere in proprio almeno il 70% del servizio.
Mancato controllo analogo – Le Fiamme Gialle “bacchettano” anche il Comune di Savona, che non ha dimostrato in modo “esaustivo” di aver svolto la sua funzione di controllo su Ata. Cosa che i militari “si riservano di segnalare” agli organi competenti.
Commesse in perdita e niente Pef – La Finanza rileva quanto già detto negli scorsi giorni: Ata non possiede una contabilità analitica industriale e non redige il Piano economico finanziario. Il che impedisce agli amministratori di capire, in quegli anni, che i conti non tornano: ad esempio, ribadiscono le Fiamme Gialle, “Ata sostiene, per la quasi totalità delle commesse del ramo igiene urbana, maggiori costi a fronte di contratti rivelatisi antieconomici“.
Mancata chiusura di Cima Montà – Tema ormai noto: la chiusura prevista per il 2007 non è mai stata fatta. Di conseguenza Ata non può procedere alla gestione post chiusura (30 anni). Dal 2006 al 2017 ha contabilizzato costi per quasi 3,5 milioni di euro e, ad oggi, non possiede i mezzi finanziari per eseguire i lavori di chiusura. Mancanze normative e in materia di fideiussioni, in concorso con la Provincia, che la Finanza ha segnalato al Ministero dell’Ambiente.
Corsi ai dipendenti senza autorizzazione –
 In questo caso l’irregolarità è amministrativa: Ata incarica dei corsi un docente senza chiedergli autocertificazioni né richiedere autorizzazioni alla camera di commercio di Genova. Il perché lo spiega Cena: “Aveva detto a me e Pesce che non era necessario se le prestazioni avvenivano in orario extra lavorativo…”.
Le penali “illogiche” pagate ai Comuni – In diversi contratti Ata incassa ancora meno del previsto perché il Comune cliente trattiene l’affitto dei cassonetti oppure penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi (tipicamente il 65% di differenziata). Al di là delle contestazioni fiscali (Ata contabilizzava quelle cifre nei crediti, la Finanza li disconosce) le Fiamme Gialle ricordano più volte una sentenza del 2010 del Consiglio di Stato che riteneva “annullabili” clausole “ritenute illogiche ed ingiustamente onerose” come quella del raggiungimento di un obiettivo sulla raccolta differenziata perché “non dipendono dal gestore del servizio ma dal preponderante comportamento dell’utenza“. Sentenza a cui, sembra suggerire l’incartamento, ci si sarebbe potuti appellare per non “buttare via” quei soldi.
La partecipazione in Ecologic@ – Ultimo punto della relazione, la “illegittima detenzione” da parte di Ata di una partecipazione in Ecologic@ Srl: una legge del 2006 vieta espressamente di averne alle società che operano “in house”. A luglio non era ancora stata dismessa, cosa che ha fruttato una segnalazione al Ministero dell’Economia.

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