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“Strappi nel tessuto sociale: l’oblio”, al via il ciclo di incontri al Falcone di Loano foto

La prima conferenza il 12 novembre: protagonisti, il professor Quaglieni e il colonnello dell’Aviazione Carbone

Loano. La storia diventa protagonista e viva all’istituto Falcone di Loano grazie a “Strappi nel tessuto sociale: l’oblio”: questo è il  progetto della scuola che ripercorre fatti e processi  storico-sociali  con grande attenzione  ai cambiamenti  e alle ricadute sul vissuto degli individui.

La conferenza del 12 novembre sarò la prima di un ciclo di lezioni:  interverranno il professor Pier Franco Quaglieni direttore del centro culturale Pannunzio di Torino, accompagnato dal colonnello dell’Aviazione Gianni Carbone, appartenente ai Lions Baia del Sole di Alassio.

Quaglieni, giornalista, storico, docente, saggista, Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica, vincitore di prestigiosi premi e collaboratore alle riviste “Nuova antologia”, “Nord e Sud”, “Libro aperto”, terrà un incontro a partire dalle 9 su “Il soldato italiano e il suo sacrificio nella prima e nella seconda guerra mondiale”.

Nel gruppo delle lezioni progettate per le classi quinte, il 28 novembre sarà ospite dell’istituto Falcone Stefano Carrara Sutour, con la conferenza  “Il pensiero e l’azione: i fratelli Rosselli”. Il 6 Dicembre interverrà il professor Luigi Vassallo con la relazione “1968: l’anno degli studenti… ma non solo”.Seguiranno, da gennaio, gli apporti dell’Anpi con relatori testimoni per la Shoah e sulla storia locale del Novecento.

Alle attività concorsuali degli studenti inerenti “Genova nel cuore”, Fiume, Shoah e Testimoni civili, seguiranno i contributi di storici e archivisti anche per classi quarte, con la memoria dei grandi velieri della marineria loanese del XIX secolo raccontata da S. Carrara e per le terze con il professor Riccardo Musso, relatore sul tema della giustizia tra Medioevo ed Età moderna.

“L’oblio nega le nostre radici: la memoria viene contesa alla cancellazione che tutto appiattisce, – spiega la professoressa Cristina Pitto, referente del progetto. –  Affinché i valori della società italiana siano mantenuti, affrontati, compresi e sottrati allo squallore di critiche corrosive che impoveriscono i giovani, li derubano del senso di appartenenza, negano la complessità e la ricchezza del ricordo, è necessario misurarsi con il nostro passato: questo è il rispetto che dobbiamo  a tutti quelli che ci hanno preceduto, al di là delle scelte politiche, ma è anche il rispetto reciproco, e del diritto  dei giovani di capire e di scegliere”.

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