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Lettere al direttore

Savona, un ricovero antiaereo in centro città: il racconto di Roberto Nicolick foto

“Il classico bunker antiaereo riservato alla popolazione civile durante la seconda guerra mondiale”

Savona. Un anziano signore abitante in collina a Savona, mi telefona e mi chiede di andare a dare una occhiata ad una struttura militare situata accanto a casa sua. Ci vado, passo attraverso ad alcuni palazzi signorili, attraverso un cortile e mi trovo improvvisamente di fronte un blocco di cemento grigio scuro con due ingressi laterali stretti e defilati, sbarrati da due cancelli arrugginiti, riconosco subito una barriera paraschegge, attorno erbacce e putridume.

Uno dei  cancelli non è chiuso, entro e sono immerso in una semioscurità, sui muri le classiche scritte nere su fondo bianco dei bunker antiaerei, con le istruzioni su come comportarsi, percorro un corridoio di una ventina di metri, poi un angolo retto con due ingressi laterali e quindi nel buio più assoluto per la totale assenza di finestre ovviamente, la grande sala ricovero, la percorro e conto 300 passi, alta una decina di metri con la volta a botte, larga una ventina di metri, ai lati i servizi igienici, divisi per sesso, e due salette attrezzate a cucinetta con lavandino e piano di lavoro.

E’ il classico ricovero antiaereo riservato alla popolazione civile durante la seconda guerra mondiale, quando Savona dovette subire numerose incursioni aeree di bombardieri alleati con centinaia di vittime innocenti. Percorro tutto il gigantesco salone, alla fine a sinistra un’altra sala con ingresso sempre ad angolo retto di una capienza minore ma sempre imponente.

Mi illumino il cammino con una torcia molto potente perchè non vedo nulla, ma devo notare che non  rischio di ingambarmi in nessun oggetto a parte qualche sanitario distrutto dal tempo e l’unico suono che si sente sono i miei passi e un gocciolio di acqua frequente in quelle strutture sotterranee, perchè questo rifugio anti aereo è stato costruito con grande dispendio di cemento armato sotto una collina ed evidentemente serviva in quegli anni terribili, tutte le case attorno, quindi immagino dalle dimensioni che accogliesse centinaia di civili e vista la presenza di cucinette e servizi igienici la permanenza era prevista lunga.

Uno dei servizi è stato usato da qualche senza tetto perchè trovo all’interno un materasso marcio, e delle bottiglie vuote, segno che in quel posto qualcuno ci ha dormito Al centro del soffitto a botte, un filo elettrico che ne percorre tutta la lunghezza con lampadine o quello che ne resta a intervalli regolari, all’ingresso una cassetta a muro dove probabilmente c’erano gli interruttori.

L’ingresso non rivela le dimensioni di questo rifugio abilmente dissimulato, passo dalla oscurità più profonda alla luce del pomeriggio e ringrazio il signore che mi ha chiamato e che ha preferito non entrare, ha dei ricordi tristi, mi dice, di quei tempi.

Roberto Nicolick

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