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Omicidio di Janira, Alamia racconta il delitto: “Vedevo, sentivo, ma non controllavo il corpo”

Oggi per la prima volta il ragazzo ha parlato pubblicamente nel corso del processo che lo vede imputato per omicidio volontario premeditato

Savona. “Quante volte l’ho colpita non lo so. Potevo vedere e sentire, ma non controllare il mio corpo. E quindi è come se non stessi facendo il reato”. Con queste parole, la voce ferma, senza apparentemente far trasparire nessuna emozione (qui sopra il video), Alessio Alamia ha descritto il momento in cui, il 7 aprile del 2017, ha ucciso l’ex fidanzata Janira D’Amato nel salotto della sua casa in piazzetta Morelli a Pietra Ligure.

Alessio Alamia

L’omicida, che questa mattina ha deciso di rispondere alle domande del pm Elisa Milocco, della Corte d’Assise e dei legali della difesa e della parte civile, durante la sue deposizione “fiume” ha ricordato i momenti immediatamente precedenti al terribile delitto, ma anche l’aggressione a Janira.

“E’ arrivata a casa mia verso le 18,25 e da lì abbiamo iniziato a litigare per la nostra relazione – ha raccontato in aula – Poi lei mi ha detto che voleva andare in camera di mia madre per vedere se le aveva rubato qualcosa (in passato la mamma di Alamia aveva rubato dei soldi alla ragazza, ndr). Lei ha aperto cassetti e armadi, poi si è seduta sul letto e ha fumato una sigaretta. Abbiamo discusso ancora. Io le ho chiesto se era andata a letto con un altro e lei mi ha tirato uno schiaffo. Gli ho detto ‘tiramene ancora se ti vuoi sfogare’ e lei mi ha risposto ‘non mi abbasso ai tuoi livelli’” ha ricordato l’imputato.

Alamia, che durante la sua audizione riferendosi a Janira l’ha chiamata quasi sempre “la mia ragazza” e che spesso ne ha parlato al presente come se fosse ancora viva (“abbiamo un cane”), ha poi proseguito il racconto: “Poi siamo scesi in salotto. Lei mi ha dato l’anello e mi ha detto ‘tanto ora lo dai ad un’altra ragazza’. Io gli ho detto che non ero quel tipo di ragazzo e poi è successo il fatto… Ingiustificatamente, perché non c’è giustificazione del reato che ho fatto”.

“Non ci ho più visto ed è successo l’omicidio” ha aggiunto l’imputato che sulle cause che hanno scatenato la sua ira, inizialmente, ha spiegato: “Mi ha detto ‘Sei uguale a tua madre, un delinquente..’. Da lì non ci ho più visto, ero fuori di me e ho perso il controllo”.

L’omicida ha anche ricostruito l’aggressione: “Lei era in piedi davanti alla tv e io ero di fronte a lei… ho tirato fuori il coltello dalla tasca e me lo sono puntato al cuore. Le ho detto ‘se mi lasci mi suicidio, sei la mia vita’. Poi è successo il fatto… Potevo vedere e sentire, ma non controllare il mio corpo. L’ho colpita al collo e lei è caduta all’indietro. Mi ha detto ‘no no fermo’, ma io ho fatto il delitto… ero sopra di lei.. e l’ho colpita”.

“Mi sono svegliato quando ho sentito il ‘tac’ del coltello, quando si è spezzata la punta – ha proseguito Alamia – Ero in un lago di sangue e la chiamavo, allora ho capito che non c’era niente da fare. Ero disperato perché non ci credevo di quello che avevo fatto… mi sono lavato, cambiato e sono andato da mia nonna. Prima ho anche risposto al telefono di Janira… era la madre e le ho detto che Janira era già sul bus”.

Il video INTEGRALE della deposizione

A quel punto, l’assassino è andato a casa della nonna: “Lungo la strada ho incontrato mia mamma a Loano. Le ho detto ‘qualunque cosa succeda mi vuoi sempre bene?’ Lei mi ha detto sì… mi ha comprato un tè freddo e poi sono andato da mia nonna, a cui ho detto che volevo andare a costituirmi in questura. Non le ho spiegato il motivo, le ho solo detto che avevo litigato con Janira e che le avrebbero spiegato poi tutto i carabinieri. Ripetevo che volevo andare a costituirmi perché avevo fatto una cazzata”.

Diverse volte Alamia ha parzialmente corretto, e in alcuni casi palesemente contraddetto, quanto affermato nel corso del primo interrogatorio avvenuto nell’immediatezza del delitto. “Quell’interrogatorio non sarebbe dovuto avvenire – ha affermato il ragazzo in aula – ero sotto choc, quello che ho detto allora non è vero. La verità è quella che racconto oggi”. Una versione che però non ha convinto il pm Milocco, che spesso ha fatto notare ripetute contraddizioni di Alamia nel corso della deposizione o sottolineato le dichiarazioni meno credibili.

Non sono mancati nemmeno momenti di tensione tra il pubblico presente in aula. Quando il pm ha chiesto ad Alessio se aveva mai pensato in precedenza di fare del male a Janira lui ha risposto: “No, perché quando amo una donna io non la tocco” scatenando una risata amara.

Poi Alessio Alamia si è rivolto ai genitori ed ai fratelli di Janira: “Non ho mai chiesto scusa per lettera finora perché sono tutti bravi a scrivere. Vorrei fare le mie scuse personalmente ai genitori anche se so che non riporteranno in vita una persona” ha detto il ragazzo che però è stato bloccato dal papà della vittima, Rossano D’Amato che gli ha detto: “Non servono, non sono accettate. Lo sai”.

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