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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

La relatività del tempo

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“Tutto è relativo. Prenda un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà felicissimo di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie”, è quanto affderma un genio e, ancora una volta, possiamo affermare che la genialità si sposa sempre ad una grande dose di altre splendide qualità come leggerezza ed ironia. Il genio in questione è Albert Einstein.

L’aspetto interessante nell’affermazione di apertura, oltre all’inevitabile riferimento al concetto di relatività, sta nel fatto che anche sette anni di disgrazie sono meglio del nulla, ma oserei ancora di più uscendo dall’estremizzazione del centenario per calarci nel nostro quotidiano. A molti dei lettori sarà occorso di veder morire una storia d’amore, ma non mi riferisco a quei momenti in cui si litiga, ci si lacera in lacrime magari per un tradimento o per un gesto sbagliato, un tono rancoroso, un istante di fastidio, no, quando ci si arrabbia con il partner ancora un minimo di fuoco deve pur covare sotto la cenere, anzi, quando le urla si elevano di decibel, quando il dolore e la rabbia sono più intensi, ebbene, in quel momento potete stare certi che l’amore è ancora vivo. La fine più terribile di un sentimento è l’indifferenza, il silenzio, la noia. Quando non si litiga più nè si parla. È in quei momenti che, addirittura, si arriva a rimpiangere il dolore che, comunque, era un segno di vita.

Credo che valga lo stesso per l’età, il tempo dell’uomo. Credo, infatti, che invecchiare non abbia a che fare tanto con l’aspetto anagrafico quanto con la stanchezza emotiva, l’abdicazione alla vita, l’accettazione della morte come passività e indifferenza.

Per meglio comprendere il significato del concetto e dei termimi relativi può essere utile tornate alla profonda saggezza del pensiero antico: in greco per indicare la morte si utilizza il riferimento alla personificazione divina di Thanatos, ma ciò che è maggiormente interessante è che l’antitesi a Thanatos non è vita.

Intanto precisiamo che il lingiaggio greco utilizza due espressioni per definire il concetto di vita, bios e zoè. Il primo termine sta ad indicare la vita individuale, l’aspetto fenomenico di ogni singolo; con l’espressione zoè si vuole significare la vita in se stessa. Già questa distinzione è significativa, ma mi interessa ancor di più, almeno in questo contesto, precisare che l’antitesi convenzionale a Thanathos nella cultura greca è Eros. Va anche puntualizzato che non si tratta dell’Eros più noto, quello dell’abusato “ti amo”, quello che prevede due soggetti progettuali ed ormonali che si tengono per mano guardando la luna, ma dell’Eros che con Gea, Erebo ed il Fato, costituiva la tetrarchia archetipa del pantheon greco, quel dio che rappresentava la volontà di vivere, l’urlo taurino dionisiaco dell’insorgere dell’io, della coscienza che è alla base dell’essserci umano. Ed ecco che il tempo si relativizza assolutamente in relazione all’emozione che lo invera, concetto splendidamente reso dal grande Jorge Luis Borges che scrive: “Stare con te o stare senza di te è l’unico modo che ho per misurare il tempo”. Ed ancora in maniera altrettanto sublime colgo un’immagine intensissima da un romanzo di Gershom Freeman dove un uomo scrive alla donna che ama: “Il ticchettio metallico del tempo nella tua assenza, è musica di pianoforte incantato quando siamo insieme”.

In fondo la riflessione fin qui condotta sulla relatività del tempo e sulla sua stretta correlazione con l’emozione che lo contrae, lo dilata, lo rende attesa e angoscia o noia, può essere sintetizzato nell’urgenza di ognuno di rendere ogni istante degno di essere vissuto con il coraggio di amare intensamente la vita, se stessi, gli altri, con la profonda consapevolezza che siamo il metronomo della nostra vita, che possiamo renderla meravigliosa o inutile e che il segreto è comprendere che ogni istante è per sempre nel momento stesso in cui diviene mai più, e sappiamo tutti per diretta esperienza che il tempo non si riavvolge, non torna, che ogni istante è ogni volta un mai più e quindi un per sempre e, se è per sempre, che ogni istante sia di vita vissuta intensamente, vera, amata, regalata e così eternata.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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