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Indagine sui permessi di soggiorno “facili”: in casa di Giangrasso c’erano documenti e timbri della Prefettura fotogallery

Gli inquirenti ritengono di aver raccolto elementi utili all'indagine sull’ex funzionario che avrebbe aiutato un egiziano a regolarizzare cittadini stranieri clandestini

Savona. Due timbri della Prefettura, documentazione varia, tra cui interi fascicoli, con l’intestazione dell’ufficio territoriale del Governo, ma anche i biglietti da visita degli esercenti coinvolti nell’indagine “Piramide” e oggetti riconducibili a regalie varie. E’ quello che i carabinieri del nucleo investigativo provinciale, diretti dal capitano Alberto Azara, ieri, hanno trovato in casa dell’ex vice prefetto di Savona Andrea Giangrasso durante le perquisizioni effettuate a margine dell’indagine intorno ad un meccanismo per favorire l’immigrazione clandestina.

Conferenza Stampa carabinieri Pietra Ligure

Giangrasso da ieri è in carcere a Genova Marassi con le accuse di favoreggiamento della permanenza di immigrati clandestini nel territorio italiano, falso ideologico per induzione e falso materiale. L’arresto è scattato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Giovanni Battista Ferro. Contestualmente all’esecuzione della misura, i militari hanno svolto una serie di perquisizioni tra cui quelle nelle abitazioni del funzionario, due a Savona e una a Cairo. Proprio nell’abitazione in Valbormida sono stati trovati i timbri (uno circolare in gomma e uno lineare) riconducibili agli uffici della Prefettura e numerose pratiche relative a cittadinenza da lui trattate. Oggetti e carte che sono finiti sotto sequestro ed ora sono al vaglio degli inquirenti che effettueranno ulteriori accertamenti per capire se si tratti di originali, ma soprattutto per stabilire il motivo per cui Giangrasso li aveva portati a casa.

Mentre le indagini dei carabinieri proseguono, domani mattina, l’ex vice prefetto avrà la possibilità comparirà davanti al gip Fiorenza Giorgi per l’interrogatorio di garanzia durante il quale (sempre che non preferisca avvalersi della facoltà di non rispondere) potrà fornire chiarimenti in merito alle contestazioni mosse dalla Procura.

Secondo la ricostruzione dei militari, Giangrasso era un punto di riferimento per un cittadino egiziano, Ibrahim Bedir, già arrestato nel marzo scorso, che aveva avviato un business legato ai permessi di soggiorno “facili” per stranieri: in cambio di ingenti somme di denaro (si parla di cifre dai 4 ai 10 mila euro) faceva arrivare in Italia cittadini extracomunitari grazie alla promessa di un’assunzione stagionale che però, in realtà, era fittizia. Una volta entrati in Italia, infatti, gli immigrati non venivano assunti e, di fatto, diventavano clandestini. Ma Giangrasso e Bedir, sempre per quanto emerso nelle indagini, avrebbero anche studiato un modo per “sanare” le posizioni degli stranieri grazie a certificati medici falsi.

In cambio del suo aiuto, Giangrasso avrebbe ricevuto vari regali come biglietti per le partite della Juventus, gioielli, apparecchi elettronici, creme e lavori di manutenzione nella sua casa.

Oltre all’ex vice prefetto, con le stesse accuse, in concorso ed a vario titolo, sono indagate a piede libero altre cinque persone: un medico di Savona, P.R. (48 anni, che ha firmato i certificati medici falsi), un consulente finalese, M.R. (35 anni, che avrebbe fatto da intermediario per portare le pratiche in Questura), un albergatore di Pietra Ligure, M.A., (il datore di lavoro che aveva promesso un lavoro stagionale ad alcuni degli stranieri coinvolti in questa vicenda), un egiziano residente a Savona, M.S. (che sarebbe stato un intermediario della mente del business), e appunto Ibrahim Bedir (già arrestato a marzo scorso e ora ai domiciliari), che secondo gli investigatori era la “mente” del giro di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

E’ stato appunto dopo gli interrogatori successivi all’esecuzione delle ordinanze cautelari  del marzo scorso che gli inquirenti hanno capito che Giangrasso potesse avere un ruolo nella vicenda e hanno svolto ulteriori accertamenti. Grazie alle ulteriori indagini sarebbe emerso quindi che il rilascio dei permessi di soggiorno per attività stagionale fosse seguito da un funzionario “di fiducia”, che si occupava anche di parlare o di dare consigli su come rapportarsi con gli uffici preposti al rilascio dei permessi di lavoro (risultati estranei a tutto il meccanismo), ovvero la Questura e la direzione territoriale del lavoro.

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