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Il decreto per Genova e le emergenze in Liguria è legge: sì dal Senato

L'approvazione dell'atteso decreto, non senza polemiche...

Liguria. Il decreto su Genova e altre emergenze in Liguria è legge, a tre mesi dal crollo del ponte Morandi a Genova. Il testo è stato approvato dal Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era passato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna.

Senato

Bagarre per un pugno alzato in segno di vittoria dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: l’aula del Senato ha sospeso per qualche minuto la seduta. Poco prima, alcuni senatori del Pd avevano mostrato il fascicolo del provvedimento, con il presidente del Senato Casellati che ha subito chiesto di mettere giù i fascicoli. Le polemiche sono legate alle parti del provvedimento che riguardano i fanghi e il condono per Ischia.

“E’ inaccettabile e indecente quello che ha fatto il ministro Toninelli, che ha alzato il pugno per festeggiare il voto. Non gli chiediamo di condividere o comprendere quello che stiamo dicendo, ma ascolti e dia il buon esempio alle scolaresche che ci stanno guardando”, ha affermato la capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini, in un durissimo intervento alla ripresa della seduta, in un clima di scontro aperto.

Soddisfazione per il provvedimento è stata espressa dal senatore della Lega Francesco Bruzzone: “avremmo voluto dare ieri le risposte agli altri, a tre mesi esatti dal triste evento; non è stato possibile farlo, perché i 400 emendamenti dell’opposizione del Partito Democratico ce lo hanno impedito e abbiamo dovuto ulteriormente slittare l’approvazione di questo decreto-legge”.

“A Genova il mondo delle imprese e del lavoro è in grave stato di disagio per le pesanti e, in alcuni casi, insormontabili difficoltà. I cittadini che hanno dovuto abbandonare le loro case non riescono ancora a riorganizzare la loro vita; le vie di comunicazione urbana non riescono a sopportare, in alcuni momenti della giornata, il normale traffico collegato a coloro che vanno a lavorare o comunque si muovono per motivi importanti. Sia il traffico cittadino a ponente, sia quello di collegamento generale, regionale ed extraregionale, determinano ritardi che implicano anche gravi danni economici. Dobbiamo ringraziare – e dovremmo farlo tutti – il Comune di Genova e la Regione Liguria per l’importante uso di energie nel creare, con grande velocità, concrete alternative di comunicazione viaria cittadina, che impediscono il totale collasso. Un’azione locale unita alla preziosa presenza del Governo, tramite il vice ministro Edoardo Rixi che tutti quanti ringraziamo e che – lo dico anche rispetto a un intervento che mi ha preceduto – tramite il Governo si è attivato, anche con atti concreti, subito dopo il triste evento”.

“Abbiamo visto tutti queste cose e tutti dovremmo apprezzarle. Purtroppo c’è ancora qualcuno a Genova e qualcun altro in quest’Aula che continua ad avere i paraocchi e non ha visto quanto è successo e gli interventi positivi delle amministrazioni locali e di questo Governo in merito. Ma i paraocchi, anche in quest’Assemblea, collega Renzi, si sono smascherati in questi giorni e lei stesso li ha smascherati nell’intervento di poc’anzi”.

“La necessità di ridurre i tempi, a parole, è riconosciuta da tutti, ma solo a parole: infatti, l’atteggiamento del Partito Democratico è stato palesemente dilatorio, con l’evidente intenzione di rimandare il provvedimento alla Camera dei deputati, per poi rimandarlo, modificato, al Senato, avviando un rimpallo di chi non vuol fare; a Genova, però, siamo abituati ai danni e al non fare del Partito Democratico. Addirittura, il collega Margiotta in Commissione mi ha sconvolto: ha più volte inneggiato all’importanza del bicameralismo, per sostenere il rinvio del decreto alla Camera; alla faccia della coerenza! Usate l’invenzione delle fantasie per dimenticare lo schiaffo ricevuto dagli italiani al referendum. Collega Renzi, dovevate smettere di fare politica, ma lei oggi è qui a pontificare, dopo aver perso il referendum, seduto sui banchi di quel Senato che voleva abolire”.

“E tra gli strumenti usati per il rinvio del decreto – ne abbiamo avuto la replica questa mattina – è stata citata la Gronda. Si sarebbero potuti citare, collega Renzi, anche il tunnel della val Fontanabuona, la linea ferroviaria pontremolese, la ferrovia per Ventimiglia, l’autostrada Albenga-Carcare-Predosa, la strada da Santa Margherita Ligure a di Portofino, il rifacimento del Porto di Rapallo, il tunnel di collegamento tra la val d’Aveto e la val Fontanabuona, la strada statale Albisola-Acqui Terme, la strada della Valvanera. Ma con quale coraggio oggi citate la Gronda, che per noi dev’essere fatta – e la vogliamo – ma che oggi non c’è, collega Renzi, perché il Partito Democratico, che allora aveva una S in più, ha deciso e votato di non farla, per ben due volte?”.

“Il provvedimento al nostro esame per il quale ringrazio nuovamente il Governo e il nostro genovese Edoardo Rixi contiene risposte per l’alleggerimento delle procedure e per la ricostruzione; risposte ai cittadini che hanno dovuto lasciare le case, sostegno alle imprese della zona e a tutte quelle penalizzate, sostegno al porto di Genova e alle attività collegate. Per questi motivi, Presidente, il nostro voto è distante da chi, per puro dovere di teatro, ha tentato di fermare con un rinvio alla Camera l’importante atto che stiamo per votare. Pertanto, colleghi, il voto del Gruppo Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione è favorevole” conclude Bruzzone.

Crollo ponte Morandi, the day after

Commentando l’approvazione in Senato del dl Genova, il viceministro alle infrastrutture e ai trasporti Edoardo Rixi sulla propria pagina Facebook scrive: “Oggi è una grande giornata, Genova e la Liguria hanno vinto. Il decreto Genova è legge: oltre 600 milioni di euro saranno a disposizione del commissario alla ricostruzione Marco Bucci per dare risposte agli sfollati, alle imprese, alla portualità e ai lavoratori. Grazie al lavoro di questo governo, in costante dialogo con Comune di Genova e Regione Liguria, arriveranno oltre 72 milioni alle famiglie che hanno perso la casa dopo il crollo del ponte Morandi, 55 milioni alle imprese danneggiate, 30 milioni a sostegno dei lavoratori per la cassa integrazione, oltre 48 milioni per la mobilità e il trasporto pubblico locale, oltre 44 milioni per il porto. Con le misure contenute nel decreto fiscale, già approvato, e nella legge di bilancio, Genova e la Liguria avranno 1 miliardo di euro per ripartire e tornare a crescere. Da oggi Genova e i genovesi possono ricominciare a guardare al proprio futuro. Buon lavoro al commissario Marco Bucci e al presidente Giovanni Toti, che da oggi hanno finalmente le risorse per poter rilanciare la città e la regione”.

“Oggi il Decreto Genova, o meglio il Decreto vergogna – perché è servito alla maggioranza gialloverde per far passare il condono di Ischia – è stato approvato al Senato tra l’esultanza del ministro Toninelli e del vice ministro Rixi che non ci sentiamo di condividere, perché giudichiamo questo provvedimento, arrivato dopo tre mesi dal tragico crollo del Morandi, totalmente insufficiente e inadeguato – affermano il Gruppo consiliare Pd Regione Liguria, il Gruppo consiliare Pd Comune di Genova, il Pd Liguria e il Pd Genova -. Mancano certezze su chi farà il nuovo ponte e sui tempi in cui verrà realizzato. Non esiste alcuna misura per lo sviluppo della città. La cassa integrazione in deroga è pesantemente sotto finanziata, tanto che rischia di esaurirsi ad aprile 2019. La Zona franca, praticamente, non esiste più. E non esiste alcun indennizzo per gli abitanti della Zona arancione, nonostante le promesse vane di Bucci”.

“Anche sui risarcimenti alle aziende, il decreto è ancora una volta drammaticamente insufficiente. La Camera di Commercio ha stimato il danno per le imprese in 422 milioni di euro, l’esecutivo ne ha stanziati soltanto poco più di 80. Briciole. E briciole sono anche quelle che il Governo pensa di dare al porto di Genova, il principale scalo italiano: appena 17 milioni di euro. La Zes, la Zona economica speciale che il Partito Democratico aveva proposto proprio per il nostro porto e che sarebbe valsa 50 milioni, non è stata fatta. Noi non ci fermeremo certo qui e ci impegneremo per ottenere maggiori risorse e risposte concrete dal Governo in fase di discussione della Legge di Bilancio. Lo dobbiamo a Genova, ai suoi abitanti, alle realtà che ogni giorno fanno i conti con questa grave emergenza. Troviamo del tutto surreale e completamente immotivata la soddisfazione espressa da Bucci e Toti” conclude il Pd.

“Sono trascorsi tre mesi dal crollo del ponte Morandi e solo oggi è stata approvata una legge per sostenere la città. Un provvedimento che arriva in ritardo, con i genovesi stanchi e alle prese con pesanti difficoltà. Non ci sono solo gli sfollati, ma tutta l’economia della città in sofferenza: dai piccoli commercianti ai lavoratori del porto. E c’è un altro elemento che sembra sia stato dimenticato: il ponte. La sua demolizione e la successiva ricostruzione. La guerra mediatica del governo con Autostrade non ha portato a niente: solo alla perdita di tempo prezioso. Per questo da oggi inizierà il nostro lavoro con un ‘contatore’ per seguire l’evoluzione dei lavori, dando conto delle promesse fatte e ascoltando le richieste dei cittadini”. dichiarano Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, e il deputato genovese Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Liberi e uguali, annunciando un impegno per seguire come la situazione a Genova.

“Per mesi – aggiungono Civati e Pastorino – abbiamo assistito agli spettacoli del ministro Toninelli, che peraltro oggi ha chiuso la sceneggiata esultando per l’approvazione del decreto. Dopo c’è stato il presidente del Consiglio Conte che ha preso in giro i genovesi sventolando come un successo un decreto che non c’era ancora durante la sua visita. Ma la verità è che Genova è stata usata come scudo per coprire mille porcate. Hanno fatto il condono a Ischia, usando un ponte crollato a 750 km di distanza”.

 

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