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Copa Libertadores: tra Boca e River 2 a 2 nella “historica” finale di andata

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Da anni il mio raggio d’azione calcistico si è spostato inevitabilmente a livello di panorama internazionale in Sudamerica nella terra natia di Maradona, Messi, Di Stefano e Sivori. Grazie alla mia grande amicizia con
il procuratore Arnaldo Talamonti (zio di Leonardo, ex difensore di Lazio e Atalanta) ed ex dirigente del Boca ho potuto visionare capendone  l’identità culturale la *cancha de futbol* di tante mitiche società della metropoli quali gli All Boys (La Isla Malvinas), l’Argentinos Juniors (La Paternal), il Boca Juniors (Alberto Jacinto Armando), la Chacarita, il Ferro Carril Oeste (Arquitecto Ricardo Etcheverri), l’Huracan, il River Plate (Antonio Vespucio Liberti), il San Lorenzo tanto caro a papa Francesco, il Velez Sarsfield, tanto per citarne alcune tra le più importanti.

Proprio lì, ho messo meglio a fuoco quella qualità fondamentale che il calciatore deve possedere che in Italia chiamano grinta e che sotto il cielo della pampa viene denominata “garra”. Le particelle elementari che la compongono devono immancabilmente essere l’impegno fisico, lo sforzo caratteriale e il coinvolgimento emotivo. Ha la garra chi dà il meglio di sé in situazioni vivi-o-muori, chi non indietreggia mai, chi lotta *con le unghie e con i denti*, chi *sputa il sangue*, chi *combatte fino all’ultimo respiro. La massima espressione della garra puoi apprezzarla dal vivo se hai la fortuna di poter assistere al Superclasico, la partitissima di calcio giocata tra i due maggiori club di Buenos Aires, il Boca Juniors ed il River Plate. Il termine deriva dalla parola spagnola Clásico (utilizzata in terra iberica per indicare le sfide tra Barcellona e Real Madrid), con davanti il prefisso Super, che sta ad indicare le due squadre più blasonate dell’Argentina e della sua capitale, oltre che a distinguere il match da altri derby giocati nella capitale e nel Paese.

Nell’aprile del 2004 il periodico britannico The Observer affermò che vedere il Superclásico era al primo posto in una classifica delle 50 cose da fare prima di morire. Proprio in quell’anno ebbi l’immensa gioia di vivere uno dei momenti più emozionanti del calcio argentino che è senza dubbio la semifinale di Libertadores 2004, passata alla storia come la prima partita dove poterono assistere solo i tifosi di casa (tra questi spicca “LA 12″, ossia il principale gruppo di ultras organizzati del club veri e propri padroni dell stadio, conosciuti e apprezzati da tutti gli appassionati di calcio per il calore che riescono a trasmettere ai giocatori in campo). Alla Bombonera un gol del flaco Schiavi consegnò la vittoria al Boca (mia squadra del cuore, l’unico team argentino a non essere mai retrocesso: dal 1913 milita ininterrottamente in Primera División) ma, al Monumental (vidi la gara da dentro la Bomba insieme a migliaia di tifosi), furono Gonzalez e Nasuti a ribaltare la doppia sfida, riequilibrata solo da un momentaneo gol di Carlito Tevez. Si andò dunque ai rigori, dove decisivo fu l’errore di Maxi Lopez e la realizzazione di Javier Villarreal per il 5 a 4 che ci mandò in paradiso nel giorno in cui divenni un accanito estimatore di Carlos Bianchi (due Intercontinentali, vinte nel 2000 contro il Real Madrid e tre anni dopo col Milan).

Tornando al lungo cammino dei due club entrambi  hanno origine a La Boca, con il River Plate fondato nel 1901 e il Boca Juniors nel 1905: i primi sono soprannominati “LosMillonarios”, “I Milionari”, per la notevole disponibilità economica del club mostrata negli anni ’30, mentre i secondi sono detti “Los Xeneizes”, “I Genovesi”, poiché i primi fondatori erano degli immigrati genovesi; curiosamente, anche il River Plate ha parziali origini liguri in quanto nato dalla fusione di due squadre, una delle quali pure fu fondata da genovesi. Il primo incontro ufficiale fu giocato il 24 agosto del 1913, con la vittoria per 2-1 del River. Il 23 giugno 1968 allo Stadio Monumental, dopo una partita tra le due squadre, 71 tifosi persero la vita schiacciati dal Cancello nº 12, e altri 150 rimasero feriti. Il disastro fu il peggior incidente correlato al calcio nella storia dell’Argentina; l’età media delle vittime era di 19 anni. Dopo tre anni di indagini, non fu trovato nessun colpevole. Da quel momento, i cancelli dello stadio vennero identificati con delle lettere al posto dei numeri. Alla fine della stagione 1968, le 68 squadre della Federazione argentina raccolsero 100000 pesos per le famiglie dei deceduti.

Quest’anno per la prima, storica volta si disputa la finale di Copa Libertadores. Il sogno di una città intera si è finalmente realizzato. Il River Plate si è qualificato per primo, superando il Gremio in una semifinale combattutissima; mentre il Boca Juniors è riuscito a resistere al tentativo di rimonta del Palmeiras pareggiando in Brasile dopo aver vinto in Argentina all’andata. Un segno del destino forse, visto che per l’ultima volta la finalissima si gioca tra andata e ritorno mentre dalla prossima edizione sarà in campo neutro. Con la possibilità quindi per La Bombonera ed il Monumental di spingere i propri giocatori verso un trionfo che va davvero al di là di un semplice trofeo. A Buenos Aires fremono e non vedono l’ora di godersi questa finale che dividerà la città in due popoli. Con in palio, oltre al titolo continentale, la possibilità di qualificarsi al Mondiale per club in programma negli Emirati Arabi tra il 12 e il 22 dicembre.

La doppia finale si sarebbe dovuta svolgere con l’andata prevista per il 7 novembre e il ritorno per il 28 sempre dello stesso mese. La Conmebol ha però cambiato le date: l’andata si è giocata l’11 novembre alla Bombonera
(con un giorno di rinvio causa temporale violento : risultato 2 a 2), mentre il ritorno al Monumental è previsto per il 24 novembre. Entrambe le sfide vengono disputate alle 16 locali, le 20 in Italia. A fine novembre a
Buenos Aires si terrà il G20 e, per ragioni di ordine pubblico, si è deciso di correre ai ripari cambiando le date inizialmente previste. Secondo quanto riportato dal Clarín, anche il segretario generale del Boca, Christian Gribaudo, aveva manifestato la possibilità di spostare la finale.

Il match d’andata si è giocato alla Bombonera; mentre il ritorno sarà al Monumental. Tutto ciò perché il Boca ha terminato la fase a gironi con meno punti del River, quindi i ‘Millonarios’ hanno acquisito la possibilità di
giocarsi la sfida di ritorno davanti alla propria gente. Inoltre le due finali sono frammezzate dalla pausa nazionali. Il ct ad interim dell’Argentina, Lionel Scaloni, non dovrebbe convocare alcun giocatore delle due squadre in questione proprio per evitare di ‘compromettere’ l’evento tanto atteso, ma non è detto che anche i ct delle altre nazionali possano fare lo stesso ad esempio con i giocatori uruguaiani o colombiani dei due club.

Come riportato dal quotidiano argentino “La Nacion”, due genitori hanno scelto di chiamare il primo figlio con il nome della squadra del cuore, Augustin Enzo River Plate. La curiosità è che il neonato avrà tre nomi: Agustìn, Enzo (scelto in onore di Enzo Francescoli) e River, scelto dal padre Nahuel, mentre il suo cognome, Plate, è preso dalla madre Ana Sofìa. Il River Plate, che trae il proprio nome dalla scritta presente su una cassa dei marinai britannici, si trasferisce quasi immediatamente nel barrio Palermo, dove vivono gli immigrati italiani, e poi nei primi anni ’20 nel più ricco quartiere di Nunez, a nord della città. Il Boca Juniors, invece, rappresenterà sempre la parte operaia della città e anche se negli anni troverà il modo di arricchirsi enormemente – soprattutto con la vendita alle squadre europee dei propri giocatori più talentosi – resterà sempre nel cuore della parte più proletaria di Buenos Aires. I Milionarios, soprannome che fa riferimento appunto alla ricchezza tradizionale del River Plate, amano il bel gioco; i tifosi Xeneizes (Genovesi) si esaltano per grinta e sudore, e anche se lo scorrere del tempo ha inevitabilmente assottigliato certe differenze stilistiche queste resistono ancora oggi.

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