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Chiusa l’inchiesta sulla F.G. Riciclaggi, pm conferma le accuse per Claudio Busca e altri cinque foto

Oltre all'imprenditore sono indagati la figlia Claudia Busca, Narciso Cova, Marta Rosso, Leano Tardito e Stefano Caviglia

Savona. E’ chiusa l’inchiesta per reati fiscali sulla F.G. Riciclaggi di Cairo Montenotte. Nelle scorse settimane, dopo le richieste di archiviazione per Carlo Pizzorno, Diego Pizzorno e Laura Celestini, il pm Vincenzo Carusi (da poco trasferito alla Procura di Macerata) ha infatti firmato anche l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio) che è stato notificato a Claudio e Claudia Busca, Narciso Cova, Marta Rosso, Leano Tardito e Stefano Caviglia.

La bufera giudiziaria sulla F.G. Riciclaggi si era abbattuta nel giugno scorso quando, su disposizione del gip Alessia Ceccardi, erano state eseguite cinque misure cautelari nei confronti di Claudio Busca, vice presidente dell’Unione Industriali e amministratore delegato di F.G. fino al 2014, della figlia Claudia, amministratore delegato dell’azienda, di Narciso Cova (consulente di F.G.), di Leano Tardito (amministratore di Eco Coop) e di Marta Rosso, impiegata contabile della Carbone, un’azienda del gruppo Busca. Al termine delle indagini, il sostituto procuratore Carusi – ora il fascicolo sarà seguito dal collega Giovanni Battista Ferro – ha quindi confermato per i cinque il reato di associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Caviglia invece deve rispondere solo dell’accusa di emissione di fatture per prestazioni inesistenti

Secondo l’accusa, l’azienda di servizi ecologici F.G. Riciclaggi ha evaso il fisco per un milione e 700 mila euro grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e all’utilizzo di cooperative d’appoggio esistenti solo sulla carta su cui scaricare i costi dei dipendenti. In particolare la Eco Coop, che – questa la tesi degli inquirenti- è stata creata ad hoc per poter ottenere vantaggi fiscali e contributivi. A supportare questo teorema accusatorio ci sarebbero diversi elementi come la nomina del presidente della coop senza che venisse fatta alcuna assemblea, ma anche la scarsa autonomia nelle decisioni sullo svolgimento delle prestazioni per la F.G., oltre al fatto che i mezzi di lavoro e il materiale fornito ai soci-lavoratori erano riconducibili all’azienda di smaltimento rifiuti.

Insieme a Claudia e Claudio Busca, Cova, Rosso e Tardito, come indagati a piede libero, erano finiti nei guai appunto Laura Celestini, responsabile amministrativa Fg Riciclaggi, alla quale veniva contestata l’associazione per delinquere, e gli amministratori che si erano succeduti alla guida di Eco Coop tra il 2011 e il 2016, ovvero Stefano Caviglia, Diego e Carlo Pizzorno, tutti e tre accusati di emissione di fatture per prestazioni inesistenti. Alla luce degli interrogatori degli indagati e degli ulteriori accertamenti investigativi svolti, il pm Carusi aveva però ritenuto di chiedere l’archiviazione delle posizioni di Laura Celestini, Diego e Carlo Pizzorno.

Secondo la Procura, infatti, da parte di nessuno dei tre sussiste l’elemento soggettivo del reato, ovvero non ci sarebbe stata la volontà di favorire l’evasione fiscale da parte dei titolari dell’azienda cairese. Nel caso dei Pizzorno, tra l’altro, sarebbe emerso in fase di indagine che entrambi sono stati, di fatto, costretti ad accettare l’incarico di amministratori della Eco.Coop per non rischiare il licenziamento. Per quanto riguarda la responsabile amministrativa sarebbe emersa la sua estraneità alle dinamiche decisionali: insomma, come dipendente, si sarebbe limitata ad eseguire gli incarichi che le venivano assegnati. Di qui la scelta di chiedere l’archiviazione delle loro posizioni.

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