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Ata, spunta una nuova relazione: “Sei operazioni ‘illecite’, in 5 anni danno complessivo da 4,5 milioni”

Nel mirino la mancata chiusura di Cima Montà, l'appalto di Pietra Ligure "in perdita", ma soprattutto presunti errori nella tenuta della contabilità

Savona. La mancata chiusura della discarica di Cima Montà, l’appalto di Pietra Ligure in perdita, la gestione in passivo di una spiaggia a Varazze, l’utenza del campo nomadi alla Fontanassa, ma anche e soprattutto una tenuta della contabilità tale da impedire agli amministratori di “accorgersi” dei problemi e di intervenire in tempo. Sono alcune delle operazioni definite “illecite” da una relazione su Ata, realizzata dallo Studio Briata e Associati di Genova, che quantifica il danno complessivo in circa 4 milioni e mezzo di euro.

Il documento “riservato e strettamente confidenziale”, consegnato ieri dal Comune al MoVimento 5 Stelle savonese, “fotografa” quanto accaduto nella gestione della partecipata negli ultimi anni, prendendo le mosse proprio dall’ormai famoso “studio Strada” commissionato da Ata per accertare eventuali responsabilità dei precedenti management nell’attuale disastrosa situazione economica dell’azienda. La relazione dello studio genovese era attesa per il 15 novembre, e finora non se ne avevano notizie: e invece, si scopre oggi, era nei cassetti di Ata già dal 25 settembre. Una discrepanza sui tempi che ha scatenato le ire del M5S: “Lo studio Briata cita testualmente quello Strada, ‘consegnato il 25 settembre’ ossia due giorni prima del consiglio comunale del 27: per quale motivo, in maniera subdola, l’assessore Silvano Montaldo in quella sede non ha detto che la relazione era già stata consegnata, lasciando intendere che la scadenza continuasse ad essere il 15 novembre? Forse, se non ci fossimo impuntati ‘di brutta maniera’, anche quest’altra relazione non si sarebbe vista”.

Scendendo nel dettaglio la relazione dello studio Briata, partendo dalla ricostruzione dello studio Strada su quanto accaduto dal 2013 al 2016, tenta di quantificare il danno economico complessivo derivato da alcune operazioni, definite “illecite”, messe in atto negli ultimi anni. Ne vengono indicate sei.

LA MANCATA CHIUSURA DI CIMA MONTA’. La discarica doveva essere chiusa nel 2007: ad oggi, per quanto siano cessati i conferimenti di rifiuti, la chiusura formale non è mai avvenuta. E dato che a questa deve seguire per legge una gestione post-chiusura della durata di 30 anni, il ritardo attuale si traduce in un aumento dei costi che lo studio quantifica in circa 1 milione di euro. Un dato che deriva da un calcolo dei costi di chiusura “per anno” a partire dal 2007 a cui si affiancano mancate entrate (essenzialmente fatturazioni al Comune di Savona che non sono state emesse) e l’utilizzo anticipato del fondo in teoria previsto per la gestione post-chiusura.

L’APPALTO DI PIETRA LIGURE. Qui il danno è causato dall’essersi aggiudicati il servizio “in perdita”, con un ribasso di 1,2 milioni: lo studio calcola quindi forfettariamente il danno nella medesima cifra.

LA SPIAGGIA DI VARAZZE. Gestita mediante una associazione temporanea d’impresa tra Ata (che deteneva il 70% delle quote) e Cooperativa Laltromare (per il restante 30%). Qui a essere considerato “illecito” è il fatto che la gestione, tra il 2013 e il 2016, ha registrato una passività totale di 113 mila euro. Interamente a carico di Ata, dato che un patto parasociale prevedeva la divisione in percentuale solamente di eventuali utili (in pratica Ata avrebbe preso il 70% di eventuali guadagni accollandosi invece per intero eventuali perdite).

LE UTENZE DEL CAMPO NOMADI. L’accollo delle bollette dell’acqua ad Ata, deciso dal Comune, avrebbe causato un altro danno di 27 mila euro.

LA PERDITA DEL CAPITALE SOCIALE NEL 2014. Secondo lo studio Briata, il bilancio del 2014 non sarebbe corretto: chiuso con un attivo di 670 mila euro, avrebbe dovuto essere invece in passivo di 680 mila. Questo perché, sempre secondo la relazione, non erano state inserite una serie di voci: due legate al parcheggio del Sacro Cuore, la svalutazione dei costi capitalizzati (370 mila euro) e l’incremento del debito per i lavori (380 mila), e due legate alla svalutazione delle discariche (260 mila per quella di Passeggi, 340 mila per Cima Montà). Con queste correzioni, sarebbe emerso che Ata nel 2014 aveva perso l’intero capitale sociale, il che avrebbe dato il via all’iter previsto dall’articolo 2447 e seguenti del codice civile con una serie di contromisure quali, ad esempio, la trasformazione della società (in un tipo diverso dalla società per azioni), l’aumento del capitale sociale o la chiusura dell’azienda.

CONTABILITA’ “MONOLITICA” E NON “PER COMMESSA”. E questo, forse, è stato l’errore più grande secondo lo studio Briata. La scelta di non tenere la contabilità “per commessa” (ossia suddivisa per clienti o Comuni in modo da poter identificare immediatamente eventuali criticità) ma inglobare tutto in un’unico “calderone” avrebbe di fatto reso impossibile per il management rendersi conto del fatto che dal 1 gennaio 2015 si stava operando in perdita. La tenuta corretta, peraltro obbligatoria per legge, avrebbe permesso secondo lo studio Briata di evitare perdite per 234 mila euro nel 2015 e di 2 milioni nel 2016.

Lo studio Briata si concentra anche sulla figura dell’ex direttore Luca Pesce (in carica dal 1 gennaio 2013 al 12 febbraio 2018), dipinto nella relazione alla stregua di un plenipotenziario e dunque da considerare responsabile quanto il consiglio di amministrazione. “I suoi poteri – sostiene la relazione – erano talmente ampi da permettergli di sostituirsi al CdA in tutte le operazioni non espressamente riservate al CdA stesso dalla legge […] Era coinvolto ed attivo sia nella gestione ordinaria che in quella straordinaria […] e svolgeva quindi funzioni di direzione imprenditoriale dell’azienda sia in maniera autonoma sia in maniera coordinata con il CdA”.

Durissima la critica del MoVimento 5 Stelle savonese di fronte alle conclusioni della relazione: “C’è stata una negligenza, o forse una volontà esplicita, da parte della presente amministrazione che, con varie modalità, ha cercato di far trascorrere il tempo rimandando ciò che a nostro avviso andava fatto subito. L’elezione è avvenuta a giugno 2016, il nuovo CdA è stato nominato soltanto a novembre: si sono persi sei mesi in cui i costi correvano (secondo la relazione come detto nel 2016 si sono persi 2 milioni, ndr). Successivamente, il CdA ha aspettato fino a marzo 2018 per conferire l’incarico allo studio genovese: 14 mesi che hanno comportato l’aggravamento del debito e un ritardo nell’identificazione di eventuali attività illecite dal punto di vista penale (questo lo deciderà la magistratura), erariale e civilistico, per una eventuale azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori”.

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