Ata, l'ex direttore Luca Pesce: "Sono tranquillo, da anni sono vittima di attacchi persecutori" - IVG.it
Reazione

Ata, l’ex direttore Luca Pesce: “Sono tranquillo, da anni sono vittima di attacchi persecutori”

“Non ho nulla che mi preoccupi e nulla che turbi la mia serenità, se non la situazione che denuncio da oltre due anni di feroce attacco alla mia persona”

relazione studio briata

Savona. “Non solo sono assolutamente tranquillo in merito al mio operato in Ata, ma sono fortemente determinato a far emergere una volta per tutte un atteggiamento mirato a danneggiare la mia persona sia dal punto di vista professionale che personale, entrando prepotentemente nel campo della mia salute”. Lo scrive in una nota Luca Pesce, ex direttore generale di Ata spa, a seguito della consegna della relazione da parte dello studio Briata e Associati di Genova che, per la prima volta, quantifica in termini economici il danno procurato alla società partecipata dalle scelte, definite “illecite”, dei passati consigli di amministrazione.

Un importo totale di circa 4,5 milioni di euro di cui, secondo Palazzo Sisto, dovranno rispondere in solido (seppure con importi e responsabilità diverse) gli ex dirigenti dell’azienda: i componenti del CdA Sara Vaggi, Roberto Pizzorno, Marco Ravera e Mario Tassinari, i membri del collegio sindacale Paolo Grondona, Luciano Locci, Antonio D’Ambrosio, Mariangela Palazzo e Luisella Bertero, nonché l’ex direttore generale Luca Pesce ritenuto dallo studio Briata responsabile in pari misura. Nella relazione infatti l’ex direttore viene dipinto alla stregua di un plenipotenziario e dunque da considerare responsabile quanto il consiglio di amministrazione: “I suoi poteri – sostiene lo studio Briata – erano talmente ampi da permettergli di sostituirsi al CdA in tutte le operazioni non espressamente riservate al CdA stesso dalla legge […] e svolgeva quindi funzioni di direzione imprenditoriale dell’azienda sia in maniera autonoma sia in maniera coordinata con il CdA”.

Ora Pesce risponde: “Sono oggetto ormai da anni di attacchi che non esito a ritenere persecutori. Nemmeno le dimissioni per giusta causa rassegnate a maggio 2018 hanno placato questo atteggiamento nei miei confronti. Anzi, le azioni atte a tutelare i miei diritti hanno esacerbato gli attacchi. Al punto di trasformarmi da dirigente in amministratore, al solo fine di colpire la mia persona”.

“Non ho nulla che mi preoccupi e nulla che turbi la mia serenità, se non la situazione che denunciò da oltre due anni di feroce attacco alla mia persona”, conclude Pesce.

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