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Arresto Giangrasso: coinvolto in un giro di favoreggiamento di immigrazione clandestina in cambio di biglietti per la Juve e altri regali fotogallery

L’ex funzionario della Prefettura secondo l’accusa avrebbe aiutato un egiziano a regolarizzare cittadini stranieri anche con certificati medici falsi

Savona. Certificati medici falsi per “sanare” la posizione di cittadini clandestini che, dopo essere entrati in Italia con un permesso di soggiorno per attività stagionale, non si erano presentati allo sportello per l’immigrazione per perfezionare la pratica. Il tutto – questa l’accusa dei carabinieri del nucleo investigativo provinciale diretti dal capitano Alberto Azara – con l’aiuto di Andrea Giangrasso, l’ex vice prefetto di Savona, che avrebbe ricevuto in cambio del suo aiuto regali come biglietti per le partite della Juventus, gioielli, apparecchi elettronici, creme e lavori di manutenzione nella sua casa.

Conferenza Stampa carabinieri Pietra Ligure

A ricostruire l’intera vicenda sono stati appunto gli uomini dell’Arma al termine di un lungo e minuzioso lavoro iniziato a marzo, in diretta prosecuzione di un’altra indagine denominata “operazione Piramide”, che aveva portato all’arresto di dieci persone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dopo gli interrogatori delle persone finite in manette, proseguendo nei loro accertamenti, gli inquirenti avevano intuito che l’indagine aveva ancora degli aspetti da approfondire: in particolare sul probabile coinvolgimento di Giangrasso. Sospetti che, nel corso delle ulteriori indagini, avrebbero trovato conferme tanto che oggi l’ex funzionario è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di  favoreggiamento della permanenza di immigrati clandestini nel territorio italiano, falso ideologico per induzione e falso materiale.

Giangrasso è in pensione da fine 2014 ma, secondo l’accusa (lo dimostrerebbero alcuni pedinamenti), continuava ad aiutare, attraverso le sue “consulenze”, l’egiziano Ibrahim Bedir a far arrivare in Italia cittadini stranieri. Oltre all’ex vice prefetto, con le stesse accuse, in concorso ed a vario titolo, sono indagate a piede libero altre cinque persone: un medico di Savona, P.R. (48 anni, che ha firmato i certificati medici falsi) , un consulente finalese, M.R. (35 anni, che avrebbe fatto da intermediario per portare le pratiche in Questura), un albergatore di Pietra Ligure, M.A., (il datore di lavoro che aveva promesso un lavoro stagionale ad alcuni degli stranieri coinvolti in questa vicenda), un egiziano residente a Savona, M.S. (che sarebbe stato un intermediario della mente del business), e appunto Ibrahim Bedir (già arrestato a marzo scorso e ora ai domiciliari), che secondo gli investigatori era la “mente” del giro di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

E’ stato appunto dopo gli interrogatori successivi all’esecuzione delle ordinanze cautelari  del marzo scorso che gli inquirenti hanno capito che Giangrasso potesse avere un ruolo nella vicenda e hanno svolto ulteriori accertamenti. Grazie alle ulteriori indagini sarebbe emerso quindi che il rilascio dei permessi di soggiorno per attività stagionale fosse seguito da un funzionario “di fiducia”, che si occupava anche di parlare o di dare consigli su come rapportarsi con gli uffici preposti al rilascio dei permessi di lavoro (risultati estranei a tutto il meccanismo), ovvero la Questura e la direzione territoriale del lavoro.

La legge 286/98 prevede varie fasi per rilascio di permesso stagionale: l’immigrato deve avere una promessa di assunzione, grazie alla quale viene avviata una procedura telematica con cui la direzione provinciale lavoro dà un parere di congruità sull’assunzione. Dopo un successivo parere della Questura sulla regolarità della documentazione interviene la Prefettura, che dà il nulla osta al ministero e quindi all’ambasciata o al consolato che concede un permesso di soggiorno che dura da un mese e mezzo a sei mesi. A quel punto lo straniero ha il permesso di venire in Italia, ma una volta qui deve presentarsi entro 8 giorni allo Sportello Unico per l’Immigrazione con il datore di lavoro per formalizzare il contratto: in mancanza di questo, diventa un clandestino.

I carabinieri, guidati dal capitano Alberto Azara, hanno accertato che buona parte delle promesse di assunzione monitorate non erano vere: gli stranieri pagavano diverse migliaia di euro (da 4 a 10 mila euro) a Bedir per venire in Italia, ma con la consapevolezza che non sarebbero mai stati assunti davvero. Secondo l’accusa, a chi accettava di pagare un ulteriore somma, veniva data una mano a “sanare” la loro posizione attraverso un escamotage che sarebbe stato suggerito proprio da Ginagrasso: un certificato medico per giustificare la loro mancata presentazione allo sportello entro gli 8 giorni dal loro ingresso in Italia (da qui l’accusa di falso materiale per il medico indagato). Attraverso i falsi certificati si induceva in errore la Questura (da qui il falso ideologico per induzione) che rilasciava il permesso basandosi su documenti apparentemente regolari. A quel punto la procedura si concludeva con la firma di un contratto di lavoro fittizio che accertava l’impiego stagionale dello straniero che, per risultare in regola, pur non avendo né lavorato né percepito uno stipendio, versavano comunque i contributi all’Inps (requisito necessario per ottenere un nuovo permesso di soggiorno per motivi di lavoro).

In cambio del suo aiuto, secondo quanto ricostruito dai militari, Giangrasso non ha mai ricevuto soldi. Riceveva invece “regali” come gioielli, apparecchi elettronici, cene o lavori di manutenzione nella propria abitazione, ma anche biglietti per le partite della Juventus e addirittura creme per le parti intime.

Dodici in totale i casi monitorati dai carabinieri: riguardano principalmente egiziani e tunisini, ma c’è anche un caso che è stato segnalato (non ancora contestato agli indagati perché ancora in fase di accertamento) di tre cinesi fatti entrare sul territorio grazie a una modifica di cittadinanza (facendoli risultare filippini) per poterli fare rientrare nella quota dei flussi prevista dal Ministero.

L’indagine è stata coordinata dal pm Giovanni Battista Ferro, mentre le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Fiorenza Giorgi. L’intera attività investigativa però, come è stato sottolineato questa mattina durante la conferenza stampa, è stata resa possibile anche grazie alla riservata collaborazione degli uffici della Prefettura: “Abbiamo deciso di non tenerli all’oscuro e, fin da subito, hanno dato la massima collaborazione – ha spiegato il comandante Dionisio De Masi – fornendo documentazione utile all’indagine”. L’attività dei carabinieri è in evoluzione, con perquisizioni ancora in corso.

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