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Alassio, due casi di scabbia all’Alberghiero. Scatta l’allarme sui social, ma la preside rassicura: “Situazione sotto controllo”

“Gli alunni malati non sono più venuti a scuola. Abbiamo avvisato le famiglie e non ci sono stati altri casi”

Alassio. Due casi di scabbia (infestazione contagiosa della pelle) si sono registrati all’istituto Alberghiero di Alassio. La scuola conta centinaia e centinaia di studenti e la notizia ha generato il panico soprattutto tra alcuni genitori, che hanno lanciato l’allarme via social.

Ed effettivamente la vicenda corrisponde al vero, ma la situazione sarebbe “sotto controllo” stando alle parole della preside Simonetta Barile, che ha raccontato la storia dal principio: “Abbiamo due alunni le cui famiglie, qualche giorno fa, ci hanno comunicato la presenza della malattia. Dal giorno della comunicazione ad oggi, i due studenti non sono più venuti a scuola e la situazione è sotto controllo”.

“La scabbia non è una malattia che si trasmette attraverso il contatto fisico, ma prevalentemente attraverso i tessuti, quindi tramite lo scambio di indumenti (cappelli, maglie, golfini, etc.). A scuola, da allora ad oggi, non si sono registrati altri casi di assenze per malattia riconducibili alla scabbia, quindi l’invito alle famiglie è di stare tranquille”.

“Siamo stati noi stessi a informare gli alunni, dopo aver ricevuto l’autorizzazione da parte delle famiglie dei due alunni. Inoltre, abbiamo già contattato preventivamente anche il personale dell’Asl2”, ha concluso la preside.

Agg. ore 17.30: l’istituto ha diffuso un comunicato ufficiale sulla questione. “Le famiglie dei due alunni, con grande senso di responsabilità, hanno provveduto ad avvisare la scuola della patologia che al momento della comunicazione era già in via di completa risoluzione e la cui terapia ha consistito semplicemente in un’applicazione di pomata per tre giorni. La scuola, nonostante non abbia ricevuto nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’Asl, ha comunque provveduto a contattare l’ufficio d’igiene per chiedere se in tale evenienza fosse necessaria una profilassi. La risposta è stata che non c’era da adottare nessuna prevenzione o azioni di qualsivoglia genere e che comunque le possibilità di contagio in una normale vita scolastica sono molto basse. A riprova di ciò le famiglie hanno confermato che il contatto tra i ragazzi è stato frequente al di fuori della scuola, in ambito domestico dove le possibilità di contagio per utilizzo di stessi oggetti è maggiore. Il senso di civica responsabilità da parte nostra non ha né negato, né nascosto il verificarsi dei due casi con lo scopo di permettere, attraverso la conoscenza, di poter intervenire tempestivamente nella rara eventualità del manifestarsi della patologia. Dispiace che si sia creato un allarmismo ad oggi del tutto ingiustificato”.

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