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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Adamo non era un uomo

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“E tutta-la-divinità disse:”Faremo l’adam – l’umanità – nella nostra ombra secondo il nostro modo di assimilare” così possiamo leggere nel testo “La creazione dell’universo” di Igor Sibaldi. Si tratta di una esegesi del testo biblico che ricerca le radici più profonde ed i significati più arcaici della narrazione delle origini dell’universo e dell’umanità. L’aspetto interessante è facilmente individuabile nell’enorme distanza che intercorre tra il testo originale e le varie traduzioni dall’ebraico al greco, dal greco al latino ed infine nelle lingue moderne. Molto spesso senso e significato dei termini sono stati stravolti lungo il percorso, quanto deliberatamente lo lascio decidere al lettore.

Oggi, in questo breve scorcio di libertà di pensiero, vorrei soffermarmi solo sul momento cruciale della creazione dell’uomo, o meglio, dell’umanità. In effetti la parola Adamo, intesa come nome proprio del primo uomo, può essere definita come una impropia traduzione dall’ebraico ‘aDaM che significa l’umanità. È interessante che il termine stia ad indicare l’intera razza umana senza tracciare distinzioni né di sesso né di colore. Un insieme di esseri uguali, mi sembra importante ribadirlo con forza ancora oggi, che nessuna presunta razza è stata indicata come prediletta nel testo biblico, il termine si rivolge quindi all’unica razza realmente esistente: quella umana. Ho tenuto a sottolinearlo poiché troppo spesso negli ultimi anni anacronistiche forme di pregiudizi razziali sembrano tornare attuali, ma la distinzione più significativa operta dai traduttori è stata quella tra l’uomo e la donna.

Adamo è stato il primo e Eva è stata successivamente generata dalla manipolazione di una sua costola nella narrazione che tutti conosciamo, ma nel Genesi le cose non sono andate così! Uomini e donne sono comparsi insieme, tutti ad immagine e somiglianza del creatore, nella stessa ombra e secondo il modo di assimilare dello stesso. L’uso del plurale autoreferenziale da parte del divino non ha a che fare con il plurale maiestatis dell’ancien régime né con il ruolo pontificio, si riferisce invece alla multitudine di dei che delegarono un dio minore, Ihoah, alla manipolazione che originerà l’ ‘aDam. Al momento della sua comparsa, però, l’umanità era ancora inconsapevole di sè, come dire che, darwininanamente, il primo umano, maschio o femmina che fosse, era già umano ancor prima di sapere di esserlo ma lo è davvero diventato solo nel momento in cui ne ha preso coscienza.

L’esistenza dell’umanità, pertanto, non può coincidere con la comparsa di ‘aDaM, non sarebbe stato sufficiente, era inevitabile la presenza imprescindibile di Hewah, la consapevolezza di esser-ci, per dirla con Heidegger. Per la vulgata più nota Heweh è diventata Eva, la femmina responsabile della tentazione. Certo, resta da comprendere per quale oscura ragione tale tentazione, che sembrerebbe essere di natura gnoseologica o etica, sia andata a sovrapporsi, come solitamente si intende, alla scoperta della sessualità. Il meccanismo procreativo sessuale era ovviamente già noto ed efficace per numerose specie animali, eppure solo per Adamo ed Eva ha assunto i crismi di peccato. In tal modo Eva diviene la vera responsabile del peccato originale, ma qual è il peccato? Tale interrogativo trova una risposta plausibile solo se, di nuovo, ci rifacciamo al grande Anassimandro che ha individuato l’archè, il peccato originale, proprio nella coscienza di chi ha affermato consapevolmente di esistere infrangendo così l’unità dell’essere.

È interessante riflettere sul fatto che una responsabilità di questa natura, evidentemente asessuata, abbia assunto i caratteri del femminile. Va detto anche che secondo questa lettura Eva, nata dalla costola di Adamo e quindi in condizione di inferiorità palese nei confronti dello stesso, assurge al ruolo di deus ex machina, trasformando il compagno nell’inetto succube e manipolato dalla sua volontà. L’unico dato certo è che il testo sacro è stato prodotto da uomini, senza la supervisione del femminile, forse questo chirisce la ragione di tante incongruenze.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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