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Il percorso in Italia fotogallery

"Vialogando on the road" è il diario di Luca, che con Giacomo affronta il Mongol Rally: 18 paesi dall'Europa alla Siberia su una Suzuki del 1989

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“Vialogando on the road” è il diario di viaggio del savonese Luca Negro che, con il friulano Giacomo Iachia, su un vecchio piccolo scomodo fuoristrada di quasi 30 anni battezzato “Pulce” partecipa a scopo benefico al Mongol Rally 2018. Il progetto è reso possibile grazie al contributo della Coop Augusto Bazzino di Savona: “In quest’epoca di rapidi cambiamenti ci apriremo insieme verso il mondo arricchendoci di nuovi orizzonti, in controtendenza verso la paura e la chiusura su ciò che ci è distante e diverso”.
Dall’Europa alla volta della Siberia, un ponte immaginario tra occidente e oriente attraverso 18 paesi: una lunga odissea da Savona fino ad Ulan Ude, nella Siberia Meridionale, poco sopra la Mongolia. In questa rubrica Luca proverà a raccontare, attraverso la sua personale sensibilità, gli orizzonti che supererà durante questo movimentato e intenso percorso. Vialogando “travelling stories” è invece il “main project” ideato da Giacomo e si potrà seguire l’avventura scritta e documentata insieme sul sito ufficiale www.vialogando.it e su Facebook.

15 luglio 2018

Il viaggio è cominciato con la bella partenza da Savona, con i saluti del sindaco Ilaria e dell’assessore allo sport Maurizio con cui abbiamo brindato insieme agli amici e ad Andrea, mio figlio, il primo passeggero ufficiale nel sedile posteriore. Un brevissimo tragitto fino ad Albisola dove abbiamo pranzato per l’ultimo vero saluto con i miei famigliari. Si parte e la nostalgia è tanta da farmi mancare a tratti il respiro.

L’autostrada corre e “pulce” mi sembra meno peggio di quello che l’avevo immaginata, e questo un po’ mi rincuora. La Liguria passa veloce, un pezzo di Piemonte sul raccordo e si entra in Lombardia: il sole picchia forte nella pianura, le cascine e le balle d’erba tagliate danno una piacevole sensazione ad attraversarle, mentre il vento entra tra gli spiragli aperti del nostro piccolo mezzo, ma subito realizzo che se stessimo fermi in quei luoghi caldo umidi tra afa e zanzare, quelli sarebbero meno piacevoli, addirittura da maledire.

Improvvisamente sopra un grande pannello autostradale sulla corsia opposta mi colpisce una grande scritta di un graffito, “Rambo”. Al suo fianco sinistro questi nomi: “Oscar, Hugo, Victor”. Mi perdo ad immaginare la loro storia: le origini latinoamericane di seconda generazione, ragazzetti di provincia che con il brivido del rischio hanno realizzato la loro segreta e sognata missione… loro quella notte arrampicandosi lassù si sono sentiti degli eroi, di certo non dei vandali e la loro amicizia in qualche modo è stata cementata ancor di più da quella che in un’altra età può essere considerata solo una bravata. Mi perdo a pensare a quell’età di mezzo appena si esce dall’essere bambini e non ancora ragazzi… il coraggio le sfide, gli altri e l’importanza che si dà a certe cose che col tempo non solo appaiono insensate e banali, ma proprio inutili e stupide… eppure la sensibilità e la forza di quell’epoca per molti difficile sfuma nella mia mente con le immagini dei film di Gus Van Sant mitico regista che ha spesso saputo raccontare tutto ciò con il suo cinema…

Milano

Milano mi conferma quello che mi ha da subito trasmesso nelle giornate in cui questi mesi sono andato ad incontrare Giacomo. La città funziona e dà quella sensazione di essere anche altrove, Toronto, Zurigo, Londra? Non so bene dove, ma il sistema urbano, i trasporti, i parchi coraggiosi nell’idea architettonico/ambientale, i recenti avveniristici quartieri, dal palazzo della regione, al bosco verticale alla torre Unicredit, nuovi simboli con intorno spazi che si rinnovano e vivono di volti internazionali, di gente che gli riempie, una città dove il nuovo non crea forse la diffidenza che creerebbe in qualsiasi altro posto del nostro bel paese. Milano è forse l’unica città italiana in cui si respira quell’aria di Europa che si immagina. Un luogo internazionale evidenziato con l’Expo2015, un posto che da tempo storico ha saputo creare mode e a farsi inseguire.

Eppure non l’avevo mai ancora percepita così, non mi era forse mai piaciuta, sarà perché mai l’avevo vissuta da dentro a cominciare dall’esser stato a salutare una novantacinquenne zia di Jack che tra i simboli del suo passato ci ha detto “pregherò per voi” e poi guardando anche me “vuoi che ti do la benedizione?”. “Grazie signora, lo apprezzo” e mi ha fatto pure vedere il carcere di San Vittore dalla sua finestra. Sarà anche che non mi ero poi mai spinto sui navigli a fare l’aperitivo cenando… anche qui la città in un normale giorno settimanale è viva come la riviera d’estate mentre gli uber eats corrono in bicicletta portando il cibo ordinato da qualcuno come a San Francisco.

A4 Milano-Venezia

L’arteria fluisce piena di mezzi pesanti, ogni tanto ci guardano e per un attimo si chiedono chi siamo (su questo piccolo mezzo imbardato di figurine) per poi tornare ai loro pensieri dentro i loro mondi. E quegli innumerevoli capannoni industriali ai lati, una zona densamente produttiva e così immagino tutte quelle migliaia di altre vite che ne sono coinvolte… chiuderanno nel cuore di agosto? Andranno al mare? Da nessuna parte? O chissà quale progetto avranno?
E noi come ‘sostanza nutritiva’ nel sangue di quest’arteria siamo scomodi ma davvero fortunati a correre così distante e con uno scopo vitale così nobile: spingersi oltre e raccontare questa avventura.

Venezia

Venezia ci accoglie con la pioggia, ma dopo poco sembra accorgersi di noi e il cielo si apre. Fiumi di turisti scorrono più veloci dell’acqua nei canali, ci addentriamo un po’ e incontriamo Pietro, alto e subito affabile, ci ha preparato 250 cartoline ritagliabili con il nostro veicolo ‘pulce’ da montarlo poi in 3D, una magnifica idea.
Pietro si mostra particolarmente preparato sui luoghi in cui ci accompagna in giro, è piacevolmente colto e comunicativo: si comincia dal ghetto e si percorre a zonzo la città e curiosiamo gli innumerevoli particolari che incontriamo in un atmosfera particolare e magica, fuori dalle rotte più battute dai turisti. Il non vedere nemmeno un’auto ma neppure una bicicletta in questa città che va vissuta solo a piedi fanno il resto.
Un caffè offertoci in piazza San Marco durante un altro incontro con gli amici di Giacomo e poi altri, abbandonati i primi: altre conoscenze fino ad arrivare alla sera con aperitivo ai ‘bacari’ posti tipici tipo pub e ‘cicchetti’ che qui a differenza che da noi sono stuzzichini da mangiare e non ‘gotti’ da bere.
Una cena con cibo all’orientale per cominciare ad abituare il palato con riso e polpette afgane… sorrisi e chiacchiere e la lunga camminata fino a sant’Elena nella notte, un paio di materassi impilati ad aspettarci come spartana ma piacevole sistemazione per la notte. E finalmente si chiudono gli occhi.

Una mattinata ancora in città, con il privilegio di essere invitati nel foyer del teatro la Fenice dove uno dei nostri sponsor, il caffè Hausbrandt, ci offre la colazione in cambio del nostro lavoro pubblicitario con un video di propaganda. Presto l’ultimo saluto, mi lascia dentro la voglia di ritornarci ancora e di perdermi più lentamente in questa meravigliosa unica città altre volte.
Il giorno prosegue con la compagnia di Alessandra, la ragazza di Jack che ci ha raggiunto e diventa passeggera su pulce fino in Friuli.
Prima però la visita al sito produttivo della stessa marca di caffè, ci ricevono con professionalità e ci fanno visitare lo stabilimento spiegandoci il funzionamento dei loro vari macchinari, per un attimo ci siamo sentiti degli ingegneri in visita alla fabbrica.
Poi la ditta Nonino grappe con cui abbiamo fatto le foto di rito con tre generazioni di donne e un simpatico brindisi d’augurio con i loro prodotti.

Infine… Villa Iachia

Mi immaginavo un luogo bello e pieno di cose interessanti, ma la realtà ha fin da subito superato qualsiasi aspettativa. La buona energia del luogo e la sua grandezza e ricchezza di particolari mi ha quasi spiazzato. Sono riuscito a non provare a giudicare nulla e a vivermi quel posto incredibile nel migliore dei modi.
La festa di addio/partenza, i genitori, gli amici di Jack, la piscina, la paella con il camioncino venuto apposta per il servizio di catering, l’auto Willys motore Perkins di suo cugino che parteciperà anche lui al Mongol Rally ma passando per Capo Nord e la stanza marrone a me riservata in cui se non mi svegliava in tarda mattinata chissà quanto ci sarei rimasto.
Ancora una visita al parco e alla cantina, poi lo zaino rifatto e si è partiti verso l’Austria.

Il viaggio fino a Simonhohe in Carinzia dove nella casa di montagna abbiamo passato la notte e oggi dopo un viaggio lunghissimo e non molto piacevole a parte il panorama siamo ospiti di Vittorio, in centro a Praga, questa volta grazie a me che l’ho trovato con couchsurfing. E sia per lui che per il mio compagno di viaggio è la loro prima esperienza rispettivamente di essere ospitato e di ospitare!

“Vialogando On The Road” è il diario in cui Luca Negro racconta il suo Mongol Rally, da Savona alla Siberia: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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