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A Savona una “segreteria parallela” della Lega: in otto volevano far cadere Salvini

In una chat segreta il gruppo, capitanato da Ardenti, pianificava una “scalata” alla segreteria federale: il leader li ha scoperti ed epurati

Savona. Una piccola cellula, otto persone, che lentamente ma inesorabilmente tessevano la trama che avrebbe dovuto portare prima alla conquista della segreteria ligure e, come obiettivo ultimo, alla caduta di Salvini. Ma il leader della Lega li ha scoperti, e ora sta personalmente decretando la loro espulsione o sospensione dal partito.

Paolo Ardenti

Stava partendo da Savona la “revolucciòn” in seno al Carroccio. Una piccola ma agguerrita “segreteria parallela” guidata da un politico che ricopre un ruolo importante nell’ecosistema leghista savonese e ligure, il consigliere regionale Paolo Ardenti (nella foto sopra). Con lui altri sette iscritti alla Lega, alcuni in sezioni nostrane, altri nel genovese ma comunque residenti in provincia di Savona (ossia nel territorio che storicamente è sempre stato determinante per il Carroccio ligure). Alcuni meno noti, altri decisamente conosciuti.

L’obiettivo del gruppo era, all’inizio, destabilizzare il partito creando una minoranza formata soprattutto da “maroniani”. Quindi, pian piano, portare nella propria corrente il maggior numero possibile di consiglieri comunali (almeno uno per Comune), in modo da garantirsi i voti necessari a prendersi la segreteria ligure. Il “sogno”, però, era ancora più ambizioso: arrivare a rovesciare addirittura il segretario federale. Partendo da un tesseramento parallelo.

Teatro dell’ormai fallito “golpe” era una chat Whatsapp. Sarebbe stato lo stesso Matteo Salvini, una volta venuto a conoscenza dell’esistenza del gruppetto, a prendere provvedimenti. A oggi due membri del gruppo hanno già subito la punizione del leader. Per uno di loro, il varazzino Daniele De Felice, è arrivata l’espulsione; per un’altra, Martina Milani di Ceriale, componente del direttivo provinciale, una sospensione di sei mesi (che non le ha permesso di prendere parte alle elezioni comunali, prima del “terremoto” era indicata come potenziale vicesindaco). Per gli altri, la discussione è in corso e non è escluso che saltino altre teste.

La “mente” del gruppo, però, alla fine dovrebbe salvarsi dalla “epurazione” salviniana. A mettere al riparo Ardenti il suo ruolo apicale nella Lega savonese ma, soprattutto, quello negli equilibri della Regione Liguria: troppo importante preservare la maggioranza di Giovanni Toti per rischiare di metterla a repentaglio per un regolamento di conti.

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