Lite in strada con ex moglie e cognata: via al processo per il 33enne arrestato per stalking e lesioni - IVG.it
Rapporto burrascoso

Lite in strada con ex moglie e cognata: via al processo per il 33enne arrestato per stalking e lesioni

Secondo l'accusa aveva aggredito le due donne e poi si era allontanato coi figli, ma lui nega

tribunale savona

Cairo Montenotte. Nel marzo scorso era finito in manette con l’accusa di stalking e lesioni nei confronti della ex moglie e della cognata. Questa mattina, per quella vicenda, è iniziato il giudizio immediato per un albanese, S.T., di 33 anni.

Secondo l’accusa, l’imputato dopo aver discusso con la ex moglie ed averla aggredita in mezzo alla strada aveva finito per portarsi via in auto i due figli, di 4 e 9 anni. Una ricostruzione che, subito dopo l’arresto, era stata contestata dal diretto interessato che aveva fornito la sua versione dei fatti.

In particolare, l’albanese (difeso dagli avvocati Fabio Bruno Celentano e Cinzia Gnerre) aveva ammesso di aver discusso con la ex ed anche di averla spintonata (la donna era caduta per terra), ma aveva negato categoricamente di averla colpita e di aver sottratto i figli. Anzi sarebbe stato proprio quello il motivo del contendere: i bimbi, come stabilito dopo la separazione, venerdì e sabato scorso dovevano restare con il papà. Per questo l’uomo (sempre secondo la sua versione) era andato a prendere il più grande a scuola e poi, nel pomeriggio, aveva contattato la ex compagna per recuperare anche l’altro figlio. Secondo la versione dell’imputato, però, la donna non voleva che lui prendesse il bimbo più piccolo e da lì sarebbe iniziata la lite culminata con gli spintoni verso la ex e la cognata, intervenuta per difendere la sorella (entrambe erano state medicate e giudicate guaribili in tre giorni).

Poi l’albanese si era allontanato coi figli e la sua nuova compagna per andare a cena, ma (sempre secondo la sua versione) non ci sarebbe stata nessuna fuga tanto che, quando i carabinieri (chiamati dalla ex moglie) lo avevano contattato, lui gli aveva detto che sarebbe rientrato a casa entro pochi minuti. Una volta lì l’albanese era stato arrestato.

Opposta la ricostruzione dei fatti della ex compagna che, attraverso il suo legale, l’avvocato Elena Castagneto nel marzo scorso aveva precisato: “Non solo la mia assistita non ha mai impedito all’ex marito di vedere i bambini, ma ha concesso al medesimo modalità e tempi di visita amplissimi, adeguandosi sempre alle sue richieste in continuo mutamento”.

“Il signore non è nuovo ad episodi di violenza e persecuzione nei confronti della mia assistita, e venerdì sera non si è certamente limitato ‘a spintonarla ed a farla cadere a terra’, ma l’ha colpita ripetutamente e violentemente con calci e pugni, così come ha fatto con la cognata. Inoltre ha anche cercato di investire deliberatamente la mia assistita con l’auto. Questo è l’ennesimo di una serie di atti persecutori e violenti con il quale è stato certamente passato il segno, ed il fatto che il padre non comprenda quanto sia grave far assistere i minori a tali orribili atti ci costringe a richiedere l’adozione di provvedimenti di protezione e di tutela adeguati. I piccoli sono comunque ora tranquilli ed al sicuro con la mamma, e questa è la cosa più importante” aveva concluso l’avvocato Castagneto.

Questa mattina in aula sono stati ascoltati i primi testimoni dell’accusa ed il processo è stato poi rinviato al prossimo luglio prossimo. Sempre questa mattina i difensori dell’albanese hanno chiesto un’attenuazione della misura cautelare, ma il giudice (per ora) non l’ha accolta.

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