Disordini nel carcere di Marassi: la "rivolta" guidata da Quku, condannato per il delitto Siri - IVG.it
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Disordini nel carcere di Marassi: la “rivolta” guidata da Quku, condannato per il delitto Siri

A denunciare la situazione è il Sappe: "Continuano senza soste gli eventi critici prodotti da detenuti psichiatri e riottosi"

Carcere Marassi

Genova. Una situazione ormai al limite con continue proteste e reazioni violente da parte dei detenuti. A denunciare lo scenario critico del carcere di Genova Marassi è il Sappe Ligure che sottolinea le “quotidiane difficoltà della Polizia Penitenziaria di Marassi”.

Nelle scorse ore, tra i tanti episodi, si è registrata una sorta di “mini rivolta” di detenuti albanesi che è stata guidata da un volto noto alle cronache savonesi: Arjan Quku, che è stato condannato a 24 anni di reclusione per l’omicidio di Roberto Siri avvenuto a Cairo nel 2008. “Durante le ore notturne, hanno inscenato una piccola guerriglia lanciando bombolette di gas incendiate contro il personale, ed armatosi con le gambe di legno dei tavoli delle loro celle, hanno minacciato la Polizia Penitenziaria” spiega Michele Lorenzo.

Quku

“A queste difficoltà non pare esserci nessun intervento risolutivo, un caos prodotto da una direzione troppo garantista e poco attenta alla sicurezza ed incolumità del personale” prosegue Lorenzo che aggiunge: “Continuano senza soste gli eventi critici prodotti da detenuti psichiatri e riottosi ristretti nel carcere genovese di Marassi. Ogni giorno ce n’è una. Qualche giorno fa un giovane detenuto rumeno andando in escandescenza ha, in tre distinti momenti, distrutto ben due celle incendiando un materasso. Successivamente un detenuto marocchino, sempre per protesta, durante la notte si è ingoiato delle pile e non passano poche ore che i sei detenuti albanesi hanno inscenato al rivolta. Infine un detenuto è stato aggredito da altri detenuti procurando delle lesioni”.

“E’ inaccettabile tutto questo ma è inammissibile il continuo ritrovamento di numerosi telefoni cellulari oltre che a sostanze stupefacenti, questo ci preoccupa perché la direzione ed il comando non ne valutano la pericolosità. E’ indubbio – continua il SAPPe- che tutto ciò non è normale. E’ giunto il momento per dire basta all’invio a Marassi di detenuti problematici ormai con elevata concentrazione e sarebbe giusto una maggiore incisività sul versante della sicurezza. Il telefonino è uno strumento pericoloso che consente al detenuto anche di poter pianificare la fuga” osserva Lorenzo che sul punto ricorda che qualche giorno fa un detenuto aveva addirittura chiamato la Guardia di Finanza dichiarando di essere nel carcere e chiedendo il loro intervento perché necessitava di essere ricoverato.

“Abbiamo anche scritto al Prefetto di Genova ed all’assessore alla sicurezza della regione Liguria, Dr.ssa, Viale affinché possano anche loro essere partecipi della problematica gestione di Marassi ed evitare i troppi ricoveri ed invii presso l’ospedale che forse non risultano necessari” conclude Lorenzo.

Anche il segretario generale del SAPPe, Donato Capece, il 17 Maggio ha visitato il carcere di Marassi ed ha contestato la gestione dell’istituto. Il segretario generale del SAPPe ha assicurato il suo interessamento relazionando agli uffici romani.

“Un’emergenza alla quale nessuno pare porre interesse, per questo Lunedi 21 maggio la Polizia Penitenziaria per protesta farà l’astensione dalla mensa, per denunciare il loro disagio e sollecitare un immediato intervento per ripristinare la sicurezza a garanzia della loro incolumità. Sulla Liguria pesa l’assenza del carcere di Savona ha maggiormente aumentato il numero dei detenuti su Marassi è necessario che si inizi a ragionare sulla costruzione del nuovo carcere di Savona indispensabile per tutta la Liguria, mentre sulle opere penitenziarie incompiute, si attende l’apertura della R.E.M.S. ligure, una struttura di competenza della Regione Liguria necessaria per la cura e ricovero di detenuti con problemi psichiatrici, oggi questi detenuti sono ancora ed impropriamente ristetti nelle celle comuni. Su questo aspetto nessuno s’interessa” conclude il Sappe.

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