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Asset Altare, ok dei lavoratori per incentivi alla mobilità e trasferimenti individuali a Varese fotogallery video

Delusione e polemica della Fiom Cgil: "Le istituzioni e il Mise hanno abbandonato i lavoratori"

Altare. L’assemblea dei lavoratori di Asset ha dato il via libera alla firma di un accordo collettivo che disciplini le conciliazioni individuali con cui o si porrà fine ai rapporti di lavoro una volta che a fine anno verrà chiuso lo stabilimento di Altare o si stabiliranno le condizioni per i lavoratori che, temporaneamente o definitivamente, si trasferiranno nella nuova unità produttiva di Arsate Seprio (VA).

“Durante la trattativa siamo riusciti a migliorare sensibilmente le condizioni di partenza delle proposte aziendali specie per quanto riguarda gli incentivi all’esodo per i lavoratori che non intendono trasferirsi ad oltre 200 km da casa sulla base di un dato di fatto, ossia che il trasferimento corrisponderà per molti di essi al licenziamento” afferma il segretario provinciale della Fiom Andrea Mandraccia.

“L’accordo collettivo definirà le condizioni per il trasferimento individuale rimanendo ovviamente da parte nostra grande contrarietà rispetto alla procedura di trasferimento collettivo aperta unilateralmente dall’azienda lo scorso 5 marzo dopo che per mesi qualunque ipotesi di trasferimento della produzione fuori provincia e di abbandono del territorio era stata negata”.

E l’esponente sindacale sottolinea: “Non c’è alcuna soddisfazione per l’esito di una vertenza che si concluderà con l’ennesima emorragia produttiva ed occupazionale per il nostro territorio a fronte di una irresponsabile dal punto di vista sociale ed immotivata dal punto di vista industriale decisione unilaterale di Asset e del Gruppo Brita”.

“Al tempo stesso siamo estremamente amareggiati per lo scarso livello di interessamento ad oggi dimostrato da parte delle istituzioni, in particolare del Mise e della Regione Liguria, proprio nel momento in cui, attraverso la definizione dell’iter di area di crisi industriale complessa, si intende rilanciare la presenza di attività produttive in un territorio pesantemente colpito dalla crisi. Anche se è chiaro che sarebbe stato impossibile far cambiare idea al Gruppo, riteniamo che sarebbe stato necessario convocare specifici tavoli di confronto”.

“Ora è pertanto indispensabile che si lavori con urgenza per dare una nuova prospettiva industriale ed occupazionale al sito produttivo che a fine anno verrà dismesso, cosa che come segreteria Fiom Cgil Savona abbiamo chiesto da subito” conclude Mandraccia.

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