Spauracchio

Alassio 2018, la voce: “Spese pazze in Regione, incubo Severino per Melgrati”. Lui: “Non scherziamo, sono sereno”

“Purtroppo per i miei avversari, ciò non sarà sicuramente sufficiente a rallentare né tantomeno a fermare la mia corsa politica”

comune alassio

Alassio. Il processo “Spese pazze in Regione”, tutt’ora in corso (la sentenza arriverà probabilmente sono a fine 2018), che vede tra gli indagati anche il candidato sindaco di Alassio Marco Melgrati, potrebbe avere qualche ripercussione sulle prossime elezioni comunali. Ne sono convinti alcuni, che hanno avanzato lo spettro, in caso di condanna e in forza della Legge Severino, della sospensione dalla carica di sindaco per Melgrati, nell’ipotesi in cui dovesse risultare lui il vincitore delle prossime amministrative 2018.

Un’indiscrezione smentita però seccamente dal diretto interessato che, dopo essersi difeso nelle sedi istituzionali, si è concesso ai microfoni di Ivg.it per entrare nel merito della vicenda, ribadendo “la sua totale estraneità alla vicenda” e definendosi “sereno, tranquillo e convinto di essere assolto per l’ennesima volta”.

“Queste voci francamente mi fanno sorridere e, in parte, mi danno ancora più forza: se si arriva al punto di usare lo spauracchio della legge Severino, in relazione alla vicenda delle ‘Spese pazze in Regione’ per colpirmi, significa che qualcuno ha davvero paura del sottoscritto in vista della prossime elezioni comunali. Sono sereno perché assolutamente convinto di essere assolto per l’ennesima volta. Mi sono mosso nel massimo rispetto della legge e in assoluta buonafede”, ha tuonato Melgrati.

“Nell’ambito del processo ‘Spese pazze in Regione’, mi sono stati contestati circa 3,800 euro, di cui 1533,10 euro di pedaggi autostradali (che venivano effettuati dalla mia assistente, per recarsi da Pietra Ligure ad Alassio, via Albenga, e viceversa a lavorare nel mio ufficio di Alassio per pratiche regionali, previa autorizzazione ottenuta dall’ufficio Economato della Regione), 726 euro per bottiglie di vino imputate sulle spese di rappresentanza (distribuite in confezione singola in occasione delle festività natalizie) e due scontrini relativi ad altrettanti ristoranti (uno a Genova e uno a Torino), che personalmente nemmeno conosco e dove, pertanto, non sono mai stato”.

“Il tutto, come detto in precedenza, è stato autorizzato dagli uffici regionali, ai quali mi sono sempre rivolto per chiedere lumi in merito a ciò che si potesse o non potesse fare a termini di legge. Per questo motivo sono tranquillo e, purtroppo per i miei avversari, ciò non sarà sicuramente sufficiente a rallentare né tantomeno fermare la mia corsa politica in vista delle amministrative del prossimo 10 giugno”, ha concluso Melgrati.

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