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Wallbulling, in Sala Rossa a Savona un convegno sul “bullismo sui muri” fotogallery

E' quella forma di bullismo che trova la sua manifestazione attraverso le scritte ed i graffiti che i “bulli” disegnano sui muri della città

Savona. Si chiama “Wallbulling” ed è quella forma di bullismo che trova la sua manifestazione attraverso le scritte ed i graffiti che i “bulli” disegnano sui muri della città. Se n’è parlato oggi durante un convegno tenutosi nella Sala Rossa di Palazzo Sisto a Savona.

Durante l’incontro è stato proiettato il video con cui i ragazzi della 4D dell’istituto Mazzini-Da Vinci di Savona hanno documentato tutti gli esempi di “Wallbulling” presenti in città.

Il cortometraggio è frutto del lavoro di “caccia alle scritte offensive” effettuato dagli studenti ed ha lo scopo di portare alla luce una triste realtà, sempre sotto i nostri occhi ma purtroppo trascurata: molte delle scritte sparse per la città non sono solo innocui graffiti e scarabocchi ma spesso sono pesanti insulti, perlopiù di stampo sessista, omofobico e razzista.

“Oggi abbiamo presentato e reso pubblico questo lavoro – dicono i ragazzi – È la prima volta che affrontiamo con le scuole questa forma di bullismo”.

In Sala Rossa a Savona un convegno sul

Dal canto suo, l’assessore alle politiche giovanili Barbara Marozzi osserva: “Il ‘bullismo sui muri’ non deve e non può essere trascurato. Cancellare queste scritte d’odio è un modo per ribadire il senso di civiltà oltre che un atto di cittadinanza attiva e responsabile. E’ per questo che, in sinergia con l’assessore all’ambiente Pietro Santi, stiamo lavorando ad un intervento per la cancellazione fisica di queste scritte. Il puntuale lavoro di ricerca effettuato dai ragazzi ci permetterà di operare con grande efficacia”.

Durante la stessa mattinata sono stati ripresentati anche altri progetti che i ragazzi avevano realizzato in occasione della “Giornata contro la violenza sulle donne”. A tal proposito, l’assessore Marozzi osserva: “E’ interessante analizzare questo fenomeno attraverso gli occhi dei giovani. Il tema della violenza di genere deve essere affrontato proprio partendo da loro e dalle loro richieste”.

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