Assurdo

Vigili del fuoco, Conapo: “La burocrazia stoppa il soccorso, fermi da un anno 15 specialisti Saf”

Hanno conseguito una abilitazione che poi non è stata ritenuta valida al comando centrale

Liguria. Sono 15 gli specialisti del Saf dei vigili del fuoco fermi al palo da oltre un anno in Liguria per problemi burocratici. Lo afferma il sindacato Conapo, che ha denunciato la situazione: “Che la Liguria sia una regione particolare dal punto di vista orografico è cosa nota e lo sanno bene anche i vigili del fuoco che con questa terra si devono cimentare nei soccorsi. Difatti, oltre a essere sempre in prima linea per fronteggiare l’ordinarietà e le varie emergenze degli incendi boschivi, dei dissesti idrogeologici e degli eventi alluvionali, i vigili del fuoco sono anche chiamati ad intervenire sempre più spesso sugli interventi di “soccorso a persona” in zone impervie, boschi o sentieri visto l’aumento esponenziale dell’escursionismo turistico. In questo contesto circa una quindicina di vigili del fuoco appositamente addestrati per queste tecniche, sono tenuti al palo da ormai quasi un anno per mera burocrazia” sottolinea Stefano Salvato, segretario del sindacato Conapo dei Vigili del Fuoco della Liguria.

“Si tratta di pompieri con molti anni di esperienza sulle spalle, distribuiti tra le quattro province liguri che, pur avevano partecipato e superato un apposito corso regionale ‘Saf basico’ nel maggio del 2017, della durata di due settimane, si sono visti poi comunicare da Roma che l’abilitazione conseguita non doveva ritenersi valida perché il corso non era stato preventivamente autorizzato dal centro, e cosi nonostante i nostri solleciti la questione è ancora insoluta da quasi un anno e a farne le spese potrebbero essere i cittadini: non solo quelli da soccorrere che si ritrovano in una Liguria con minori operatori abilitati, ma anche tutti i contribuenti che con le loro tasse hanno pagato un costoso corso a 15 vigili del fuoco ad oggi inutilizzato”.

“E’ paradossale – aggiunge il sindacalista del Conapo – che dopo tutte le sollecitazioni effettuate dal nostro sindacato, sia a livello provinciale, regionale che nazionale, siamo ancora a punto di partenza. Anche perché – spiega – più passa il tempo e più sono le probabilità che tali operatori dovranno ripetere il corso nuovamente”.

“Non sappiamo chi ha la responsabilità centrale di quanto accaduto e soprattutto della mancata soluzione del problema. Una cosa è certa: in una azienda privata tale dirigente sarebbe stato chiamato a rifondere personalmente il danno e sarebbe stato invitato a cambiare mestiere”, concludono dal Conapo.

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