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Ance, ancora crisi per l’edilizia savonese: le imprese calano del 6,64% foto

Il presidente provinciale Alberto Formento: "Aspettiamo risposte dalla politica su costo del lavoro e opere pubbliche"

Savona. “Siamo rimasti a galla, ma nei commenti che ci scambiamo da tempo tra noi c’è tanta incertezza e disorientamento, più domande che risposte, più presente che futuro. L’unica certezza è che, almeno nel breve periodo, non assisteremo a una significativa ripresa del settore, sia privato che pubblico”. Lo ha detto il presidente di ANCE Savona Alberto Formento durante l’annuale relazione sulla situazione del settore edile e delle costruzioni nel savonese, presentata all’assemblea provinciale degli edili dell’Unione Industriali di Savona.

“Non vi sono ancora le condizioni normative per attivare in modo impetuoso l’immensa frontiera della riqualificazione edilizia. Meno ancora quella urbanistica, tramite la sostituzione edilizia. Praticamente azzerata quella delle nuove costruzioni con consumo di nuovo suolo”.

“Nel pubblico, scarseggiano inesorabilmente e da tempo le risorse per alimentare gli appalti di piccolo e medio importo di competenza degli enti locali, quelli appartenenti alla nostra dimensione operativa, e le poche risorse scontano incapacità di spesa e pregiudizi”.

E il presidente di Ance Savona aggiunge: “La politica, quella dalla quale dovrebbero pervenire le risposte, è troppo dispersa e debole per adottare soluzioni forti, in preda anch’essa di una fase di confusione mentale e di crisi di identità. E’ una politica che rincorre gli umori, anziché dettare le scelte”.

“E gli umori, nei nostri riguardi, non sono favorevoli. I ministri accorrono, accompagnati da decine di telecamere, sul luogo industriale oggetto di cinquecento licenziamenti, quelli che l’edilizia italiana perde silenziosamente in un giorno”.

“Da un solo mattone posato, fino a una infrastruttura di valore strategico internazionale, l’opposizione culturale preconcetta schiera i propri No. Siamo di fronte a una involuzione del sistema sociale, economico e culturale senza precedenti, del quale siamo stati i primi e rimaniamo gli ultimi a fare le spese”.

“Tuttavia, dobbiamo evitare di cadere nella rassegnazione, e continuare a credere, con la tenacia che ha sempre contraddistinto il nostro lavoro, che la nostra funzione sociale ed economica verrà nuovamente riconosciuta come insostituibile, irrinunciabile, strategica. Dal nuovo Governo ci aspettiamo soluzioni, anzi, Soluzioni Maiuscole” ha concluso nella sua relazione Alberto Formento.

Nel merito della situazione congiunturale savonese: “I dati evidenziano un sensibile rallentamento della crisi, mantenendosi comunque in territorio negativo. Diminuiscono ancora le imprese con operai iscritte alla Cassa Edile di Savona (- 6,64%). Rimane, in tutta la sua gravità, la chiusura di altre 33 imprese strutturate, patrimonio sociale ed economico del sistema-Paese, e la constatazione che, negli ultimi dieci anni, il numero delle imprese con operai è più che dimezzato, passando dalle 998 del 2007 alle 464 del 2017”.

“I lavoratori diminuiscono ancora rispetto al 2016, con un calo del -3,51%. A fine 2017 il settore registrava 1.898 lavoratori, meno della metà dell’anno 2007. In soli dieci anni, un saldo negativo di 2.033 lavoratori, un patrimonio professionale difficile da ricostituire” aggiunge il presidente di Ance.

“L’indicatore congiunturale più rappresentativo, quello che nel modo più diretto esprime la produzione, mostra come le ore lavorate sono passate da quasi sei milioni nel 2007 a poco meno di tre nel 2017, dato che rimane sostanzialmente invariato rispetto al 2016”.

“L’impercettibile aumento dell’1,92% rispetto allo scorso anno, è imputabile unicamente alle efficaci misure di contrasto all’elusione e all’evasione contributiva messe in atto dalla Cassa Edile per contrastare il fenomeno della concorrenza sleale basata sul mancato rispetto delle regole”.

“Pertanto l’imponibile, cioè la ricchezza distribuita alle famiglie dei lavoratori edili, quella che determina i consumi e conseguentemente regola la crisi, ha perso in dieci anni nella nostra provincia 34 milioni di euro in salari, cui va aggiunta la corrispondente perdita per l’erario e per l’INPS, cioè lo Stato”.

“Infine il mercato delle opere pubbliche rilevato sulla base dei bandi di gara pubblicati segna ancora un calo, (11.072.500 euro), anche se il dato non tiene conto delle procedure non soggette a pubblicazione. In ogni caso, la nostra provincia evidenzia un valore negativo in controtendenza col dato nazionale e regionale” conclude.

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