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Savona, il comandante Amedeo Cacace spegne 99 candeline: Anmi in festa foto

E' stato sommergibilista ed è insignito di una Medaglia di Bronzo al Valor Militare e di sei croci di Guerra al Valor Militare

Savona. I Marinai del Gruppo ANMI Vanni Folco di Savona sono in festa. Oggi, 2 Febbraio 2018, infatti è il compleanno del loro decano: il Capitano di Fregata (RO) Amedeo Cacace, sommergibilista, classe 1919, che spegne quindi 99 candeline.

Il Comandante Cacace è insignito di Medaglia di Bronzo al Valor Militare e di sei croci di Guerra al Valor Militare (CGVM) ed ha prestato servizio come ufficiale di rotta sui Regi Sommergibili Baracca, Zoea, Cagni, Bragadino e Menotti. Sul sommergibile Cagni compì la più lunga navigazione di guerra eseguita da unità navale italiana durante il secondo conflitto mondiale, durata ben 137 giorni. Il Comandante Cacace, congedatosi, prestò servizio in seguito sui Liberty e dal 1953 al 1984 nei piloti del Porto di Savona dove ricoprì dal 1972 sino alla pensione il ruolo di Capo dei Piloti.

“Oggi – spiega il Presidente dell’ANMI Luca Ghersi – è una di quelle giornate che entra nella Storia della Marina Militare perché il caro Amedeo non è soltanto il decano del Gruppo ma probabilmente lo è anche di tutta la Componente Sommergibilistica Italiana. Una lettera di auguri, oltre a quella scritta dal Sindaco Ilaria Caprioglio, è stata inviata anche dal Comandante dei Sommergibili Italiani l’Ammiraglio Andrea Petroni così come fece anche il suo predecessore Ammiraglio Dario Giacomin nel 2015 in occasione del suo 96esimo genetliaco. Siamo estremamente orgogliosi di avere tra noi il Comandante Cacace, un Marinaio che con il suo carattere schivo e determinato e con il suo agire sempre inappuntabile è sempre stato di esempio, stimolo e sprone per le nostre attività. Buon Compleanno Comandante Cacace, che i venti e le onde ti siano sempre propizi”.

Amedeo Cacace

Di seguito pubblichiamo un estratto della biografia del Comandante Cacace pubblicata nel volume “Marinai Savonesi” edito dal Gruppo ANMI Vanni Folco di Savona nel 2007 in occasione del 50° anniversario della sua fondazione:

Nella casa del comandante Cacace abbondano i ricordi e le testimonianze di quella che è una vera e propria tradizione: il padre, il nonno e altri ancor prima facevano parte di una famiglia sorrentina da sempre legata alle attività marinare e, già a partire dal secolo XIX, numerosi “antenati” navigarono con navi a vela, brigantini e “vapori” in Mediterraneo e in Atlantico, prima con la bandiera borbonica e poi con quella italiana. Ed ecco quindi un altro aspetto, profondamente umano, di Amedeo Cacace e cioè il forte legame e l’ancor più forte ricordo di quanti, nella sua famiglia, lo hanno preceduto sul mare in tempi ormai lontani: quadri di velieri, diplomi, fotografie d’epoca non sono solamente una “galleria di ricordi”, ma costituiscono anche un insieme dal grande valore storico e documentale. Ma torniamo a Amedeo Cacace che nasce, per l’appunto a Sorrento, il 2 febbraio 1919; nella medesima cittadina campana frequenta tutte le scuole dell’obbligo e, successivamente, il locale Istituto Tecnico Nautico “Nino Bixio”, uscendone diplomato nel 1938 per il settore “coperta”. Era quello il periodo in cui, appena concluso il conflitto civile spagnolo, si stavano addensando sull’Europa le nubi che avrebbero portato allo scoppio della seconda guerra mondiale. La Regia Marina stava perseguendo da tempo un notevole programma di potenziamento per il quale erano richiesti uomini e mezzi, e fu quindi quasi “d’obbligo” per Amedeo Cacace fare domanda per l’ammissione ad uno dei corsi per la nomina a ufficiale di complemento. Arruolato come marinaio semplice il 26 ottobre 1939, fu ammesso all’Accademia Navale di Livorno il successivo 1° novembre e ottenne la nomina a guardiamarina di complemento (Corpo di Stato Maggiore) il 7 giugno 1940. Il nostro comandante, con arguzia e senso della fatalità tutti partenopei, ricorda i pochi giorni successivi al 7 giugno: “Subito dopo la nomina a guardiamarina, per me e per tanti altri giovani ufficiali, iniziò l’attesa – quasi spasmodica – della destinazione: attesa destinata ad una breve durata perché ricevetti ben presto il telegramma “per lista imbarchi” in base al quale appresi che dovevo raggiungere il sommergibile Maggiore Baracca. Era il 10 giugno 1940, e non fu questa l’unica volta in cui una data storica per l’Italia si incrociò con le mie personali vicende in Marina…” Il sommergibile Maggiore Baracca era uno dei sei nuovi battelli appartenenti alla classe “Marconi”: da poco varato dai cantieri OTO del Muggiano, stava completando le ultime fasi dell’allestimento in attesa della consegna alla Regia Marina. Amedeo Cacace imbarcò sul Baracca, alla Spezia, il 12 giugno e partecipò alle numerose attività (imbarco di viveri e dotazioni, controllo e calibrazione di armi e apparecchiature) che coinvolsero l’equipaggio prima della consegna dell’unità alla Regia Marina, avvenuta il 10 luglio 1940. Seguì un breve ma intenso periodo di addestramento al termine del quale – insieme ad altri sommergibili, il Baracca ricevette l’ordine di trasferirsi in Atlantico alle dipendenze del “Comando Superiore delle Forze subacquee italiane in Atlantico”, che sarebbe diventato pienamente operativo a Bordeaux dal settembre 1940. Gli accordi tra la Kriegsmarine e Regia Marina, infatti, prevedevano la partecipazione di quest’ultima alla guerra sottomarina in Atlantico, e la scelta italiana per una base logistico-operativa per i propri sommergibili cadde sul porto fluviale di Bordeaux, ubicato sulla Garonne, a una cinquantina di chilometri a monte della via fluviale d’accesso al Golfo di Biscaglia, originata dalla confluenza della Garonne e della Dordogne nell’ampio estuario della Gironde. Dalla “B” (“Beta”), lettera iniziale di Bordeaux, venne tratta la denominazione di “Betasom” (Bordeaux – Comando sommergibili) che, da allora, non soltanto nei documenti ufficiali – ma anche nell’immaginario collettivo – avrebbe contraddistinto la base atlantica dei battelli della Regia Marina. “Ricordo i momenti, emozionanti, del passaggio in immersione dello stretto di Gibilterra… All’epoca la sorveglianza a/s britannica non era pressante e continua come sarebbe stata nei mesi successivi e, partiti dalla Spezia il 31 agosto, forzammo Gibilterra il 7 di settembre… Raggiungemmo subito la zona d’agguato cui eravamo stati destinati, a Nord-Ovest di Madera, ma non incontrammo alcun traffico. Il 1° ottobre, mentre già stavamo facendo rotta verso Bordeaux, venne avvistato un mercantile nemico di medio tonnellaggio. Fermatolo ed appreso che si stava dirigendo verso Belfast con un carico destinato all’Inghilterra, demmo tempo all’equipaggio di mettersi in salvo sulle scialuppe, dopodiché affondammo la nave a cannonate. Si trattava del mercantile greco Agios Nikolaos, che venne affondato in posizione 40° N – 16°55’ W…” Dopo alcune settimane trascorse a “Betasom”, al comando del capitano di corvetta Enrico Bertarelli il Baracca fu destinato a una nuova missione in Atlantico e raggiunse la sua zona di agguato, a Ovest delle coste scozzesi tra i meridiani 15° e 20° W, ove si trattene tra il 1° e il 17 novembre 1940. Il Baracca attaccò, senza tuttavia affondarli, un piccolo mercantile (il 31 ottobre, durante la navigazione di trasferimento) e una petroliera (il 9 novembre). Il 16 novembre, ricevuto un segnale di scoperta di un convoglio diretto a ponente, ne tentò l’avvicinamento; durante la navigazione di rientro, la sera del 18 novembre, il battello italiano intercettò il piroscafo da carico britannico Lilian Moller che venne affondato con due siluri. Ma, sull’affondamento del Lilian Moller, lasciamo la parola al C.te Cacace: “Mi trovavo di servizio sulla falsatorre e, con il binocolo, avvistai il fumo di un piroscafo all’orizzonte. Passai subito tutte le informazioni al Comandante, che si trovava dabbasso in camera di manovra, e il Baracca si mise ben presto all’inseguimento del mercantile nemico. La cosa risultò parecchio difficile, perché eravamo ormai all’imbrunire e – in quelle latitudini – l’oscurità cala presto ed è subito molto fitta… non persi quindi mai di vista il fumo del piroscafo continuando a segnalarne la posizione… Alla fine raggiungemmo la distanza utile per il lancio e, con due siluri, colpimmo il Lilian Moller che affondò in posizione 52°57’N – 18°05’W. Purtroppo non vi furono sopravvissuti…”

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