Inchiesta "Alchemia", l'ingauno Fabrizio Accame condannato a 8 anni e 8 mesi a Reggio Calabria - IVG.it
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Inchiesta “Alchemia”, l’ingauno Fabrizio Accame condannato a 8 anni e 8 mesi a Reggio Calabria

Secondo l'accusa era il contatto tra le cosche calabresi e la Liguria

Albenga. Sono arrivati i primi verdetti da Reggio Calabria nell’ambito dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta “Alchemia”, l’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che aveva portato all’esecuzione di 42 misure cautelari, alcune anche in Liguria, a carico di persone accusate di essere affiliati e contigui alla ‘ndrangheta delle cosche reggine “Raso-Gullace-Albanese” e “Parrello – Gagliostro”.

Tra le persone condannate (sei in tutto) dal gup Olga Tarzia c’è anche l’albenganese Fabrizio Accame al quale, in abbreviato, è stata inflitta una pena di otto anni e otto mesi di reclusione. A rappresentare l’accusa c’erano il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Roberto Di Palma e il procuratore vicario Gaetano Paci. Al termine dell’udienza sono state appunto sei le condanne, mentre sono state pronunciate anche altrettante assoluzioni.

Oltre ad Accame, il gup ha inflitto 8 anni di carcere a Pietro Giovanni Barone, Massimiliano Corsetti, Pietro Pirrello e Antonio Raso (classe 1988), mentre per Adolfo Barone la condanna è stata a 8 anni e 8 mesi. Tranne Corsetti, accusato di concorso esterno con la ‘ndrangheta, gli altri imputati sono stati condannati per un’associazione mafiosa, costituita dalle cosche Raso-Gullace-Albanese e Gagliostro-Parrello, operante tanto nella Piana di Gioia Tauro quanto in Liguria secondo la Dda (per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere 90 giorni).

Per la Procura, uno dei contatti tra i calabresi e la Liguria sarebbe stato proprio l’ingauno Accame accusato dagli inquirenti di essere “il braccio destro del capo del consorzio criminale Carmelo Gullace” per il quale sarebbe stato impegnato “in molteplici e diversificate operazioni di reinvestimento di capitali di origine illecita”.

L’inchiesta “Alchemia” aveva aperto uno squarcio sul grande interesse delle cosche per diversi settori strategici come il movimento terra, l’edilizia, l’import-export, la lavorazione dei marmi, scommesse online, autostrada porti e smaltimento e trasporto rifiuti speciali. E in Riviera gli inquirenti avevano evidenziato il profilo di pericolosità e il collegamento con la “casa madre” di diverse operazioni illecite. Era stato riconfermato il ruolo della Liguria nelle dinamiche e negli interessi della ‘ndrangheta del nord Italia.

Pur avendo assunto una valenza nazionale, l’operazione Alchemia ha preso le mosse dal lavoro dei poliziotti della Squadra mobile di Savona: era iniziata infatti come “costola” dell’Operazione “Carioca”, quella che nel marzo del 2012 aveva portato all’arresto di Antonio Fameli ed aveva coinvolto altre 15 persone. In occasione dell’inchiesta “Carioca”, che si era concentrata su un giro di riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, reati tributari, attività abusiva di intermediazione finanziaria e falso in atti notarili, i poliziotti savonesi avevano iniziato a monitorare a 360° Fameli. Un’attività che aveva permesso agli inquirenti di “entrare” in un nuovo mondo che li aveva poi condotti a Carmelo Gullace e Fabrizio Accame.

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