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Cairese, la parola a mister Matteo Solari risultati

Il tecnico valbormidese intervistato a tutto tondo sulle tematiche del calcio

Cairo Montenotte. Fuga per la vittoria, di John Houston, è il film, che si adatta alla realtà sportiva ‘Cairese’, autentica protagonista del campionato di promozione, dominato in lungo e in largo dai bormidesi.

Possiamo dire, mister Matteo Solari, che, a dieci giornate dalla fine, solo voi siete ormai arbitri del vostro destino?

“Assolutamente si, soltanto noi possiamo buttare alle ortiche un campionato, dominato sin dalla prima giornata” – afferma, convinto, il mister valbormidese – “I dieci punti di vantaggio sulla più immediata inseguitrice (ndr, il Campomorone) sono un bottino considerevole, anche se ci guarderemo bene dall’ abbassare la guardia. Abbiamo costruito il nostro primato, step by step, grazie alle qualità tecniche, morali, oltre che professionali dei miei ragazzi. Va ovviamente dato atto ai dirigenti, che abbiamo alle spalle, di averci messo in condizione di poter lavorare in tutta tranquillità… e questo ha fatto la differenza”.

Ha le idee chiare, il mister… Del resto, a questi livelli, non è da tutti avere un passato da calciatore professionista e Solari ha vestito anche il blucerchiato (“Sono stato allenato da Eriksson e da Spalletti, che mi ha fatto esordire in un Sampdoria-Bari”), dopo di che ha giocato con Modena, Ascoli, Savona, Cuneo, Giaveno, prima del ritorno nei dilettanti, con le maglie di Cairese, Sassello e Bragno… Stuzzichiamolo, dunque, con qualche domanda…

Paolo Condò, giornalista televisivo di Sky, afferma che ogni allenatore ha il destino nei piedi dei suoi calciatori…

“Concordo in pieno, la bravura di un allenatore sta nello scegliere i giocatori adatti alle sue idee di gioco, ma soprattutto nel riuscire a convincere la società ad assecondarlo in tale scelta… poi, però, è sempre il campo ad essere il giudice supremo”.

Quindi ti piace la figura dell’allenatore “inglese”, cioè con il ruolo di manager, alla Fergusson o Wenger… In Italia questo figura non riesce a decollare, come mai?

“In Italia non c’è la cultura calcistica presente in terra d’Albione. Qui,da noi, l’allenatore viene dopo il presidente, il direttore generale, quello sportivo… Sono loro a mettere a disposizione del mister i giocatori da allenare. Fatto salva la realtà in cui opero ora (ndr, la Cairese), nei dilettanti mancano dirigenti all’altezza dei loro compiti, in ruoli, che dovrebbero essere affidati ad ex calciatori, che hanno vissuto per anni il mondo del calcio e le tematiche connesse. Siamo indietro, rispetto a tanti paesi ed i risultati sono evidenti agli occhi di tutti”

Chi ha chiesto, a Marco Giampaolo, quale è la cosa più bella, si è sentito rispondere, che il rettangolo verde, quello da gioco, diventa azzurro come il cielo, quando la tua squadra sviluppa un’ idea, un pensiero e che il calcio è arte…

Io sono un soldatino del campo” – afferma Solari – “Come dicevamo prima, ho vissuto a lungo la realtà professionistica ed anche lì, è sul campo, che si vivono i momenti più belli della giornata. Il top arriva quando riesci a portare ‘in partita’, ciò che hai provato in allenamento… in quel momento puoi assaporare il frutto delle tue idee, della tua passione”.

Si impara tanto anche dalla sconfitta, vero Matteo?

“Odio e detesto gli alibi, si perde perché l’avversario è più forte o ha giocato meglio di te. Diventa importante trovare le cause della sconfitta, che devono essere conosciute per curare e rimediare agli errori. Nel calcio si parla a fine partita o meglio ancora a fine campionato… Il passato non conta e spesso nemmeno l’immediato futuro, conta solo quello che fai nel presente”.

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