La sentenza

Sottotetto “abusivo” a Villanova: 4 assoluzioni in tribunale

A giudizio per aver usato un permesso a costruire giudicato illegittimo c'erano un funzionario del comune, la proprietaria della casa, il progettista e il costruttore

tribunale savona

Villanova d’Albenga. Si è chiuso con quattro assoluzioni l’ennesimo processo relativo alla ormai nota vicenda dei sottotetti di Villanova d’Albenga. A giudizio, con l’accusa di aver costruito una villetta bifamiliare a tre piani (interrato, terra e mansardato) in località Lerrone con un permesso, rilasciato nell’aprile del 2007, che secondo la Procura era illegittimo, c’erano Rita Gentile, proprietaria dell’immobile e titolare del permesso a costruire, Vincenzo Bonfante, il costruttore, Mirco Zucconelli, il progettista e direttore dei lavori, e Cristian Orrù, il funzionario e dell’ufficio urbanistica del Comune che aveva rilasciato il permesso a costruire.

Il giudice Francesco Giannone ha assolto tutti e quattro gli imputati (che erano difesi dagli avvocati Giorgio Cangiano, Vittorio Varalli, Massimo e Francesco Ramò) dall’accusa di aver violato il testo unico per l’edilizia perché il fatto non costituisce reato ed ha anche disposto la restituzione dell’immobile ai proprietari. Per quanto riguarda un secondo capo d’imputazione, relativo all’accusa di aver proseguito i lavori con un permesso a costruire scaduto, contestato solo a Gentile, Bonfante e Zucconelli, è stata invece pronunciata una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Anche se per i motivi della decisione bisognerà attendere 30 giorni per il deposito della sentenza, è presumibile che anche in questo caso sia stato seguito l’orientamento applicato finora secondo cui gli imputati avrebbero agito in totale buona fede confidando nella conformità alla normativa dei permessi rilasciati. Tesi contestata duramente dalla Procura che ha sempre sostenuto che i titoli edilizi concessi sulla base dell’articolo 10 del piano regolatore del Comune di Villanova fossero illegittimi.

I difensori, al contrario, hanno sempre sostenuto la correttezza dell’operato dei professionisti e degli amministratori comunali che si sono sempre limitati ad applicare la stessa interpretazione della norma, ritenuta corretta, nell’arco di un decennio.

Particolare soddisfazione anche per quest’ultima sentenza è stata espressa dall’avvocato Cangiano, difensore di fiducia di Cristian Orrù: “Il mio assistito è sempre stato assolto in tutti i procediementi che lo vedevano coinvolto per questa vicenda. Credo che queste sentenze dimostrino la bontà del suo operato e non posso che essere soddisfatto per questo”.

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