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Processo Tirreno Power, Alcev e Medicina Democratica in presidio davanti al tribunale fotogallery

L'associazione dei lavoratori della centrale: "Non abbiamo mai difeso l'azienda, ma ora vogliamo capire perché siamo gli unici ad aver pagato"

Savona. Alcev da una parte e Medicina Democratica dall’altra. In concomitanza con la nuova udienza preliminare relativa all’inchiesta sulla centrale Tirreno Power di Vado, questa mattina, all’entrata del tribunale sono stati organizzati due presidi: uno è quello dell’associazione dei lavoratori della centrale vadese, rappresentata dagli avvocati Nadia Brignone e Giovanna Tedesco, l’altro è invece di una delle associazioni (parte civile nel processo) che negli anni si è maggiormente battuta per far interrompere la produzione di energia tramite carbone.

“Noi siamo qui per ricordare che noi ci siamo ancora e, anche se i giornali non parlano più della vicenda di Tirreno Power, noi lavoratori siamo gli unici che finora hanno pagato. Siamo passati da essere oltre duecento persone prima che nel 2014 iniziasse questa storia e ora siamo in quaranta. Siamo gli unici che hanno e stanno pagando e vogliamo avere delle risposte” spiegano i lavoratori di Alcev.

Dall’associazione dei lavoratori della centrale vadese ci tengono a precisare che però che, in questo processo, non fanno il “tifo” per nessuno: “Noi non abbiamo mai difeso l’azienda, abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro. Ricordiamo a tutti che siamo lavoratori, ma anche cittadini che abitano intorno alla centrale quindi saremmo stati dei pazzi a cercare di provocare dei danni a noi e alle nostre famiglie e ai nostri figli”.

“Noi non abbiamo mai difeso Tirreno Power, ma vogliamo capire cosa è successo: non siamo qui per esultare e non ci siamo costituiti parte civile. Però vogliamo seguire il processo perché vogliamo capire cosa è successo e perché alla fine siamo stati gli unici a pagare” concludono da Alcev.

Ovviamente diverso il tenore delle parole dei rappresentanti di Medicina Democratica: “Siamo qui per manifestare il nostro dissenso rispetto ad una situazione dove prevale il profitto di pochi a discapito di molti. Il nostro intento non è di vedere delle persone andare in prigione, ma garantire ai residenti del territorio di vivere in salute e di avere un diritto al lavoro”.

“Non si può pensare di barattare la propria salute quella e dei propri figli per garantire il lavoro: è un ricatto inaccettabile. Noi speriamo che i responsabili di questo grave inquinamento dal ’74 al 2014 smettano di poter pensare di inquinare impunemente” concludono da Medicina Democratica.

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