Crisi idrica a Mioglia, il Comune chiede l'intervento della Regione: "Serve una soluzione strutturale definitiva" - IVG.it
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Crisi idrica a Mioglia, il Comune chiede l’intervento della Regione: “Serve una soluzione strutturale definitiva”

Si è tenuta giovedì scorso alle 19 l'assemblea pubblica dedicata alla delicata situazione che sta vivendo il paesino

rubinetto senz'acqua

Mioglia. Si è tenuta giovedì scorso alle 19 l’assemblea pubblica dedicata alla crisi idrica di Mioglia. Durante la riunione, il sindaco Simone Doglio ha spiegato le motivazioni che hanno portato all’ordinanza di sospensione totale dell’erogazione idrica dalle 21 alle 7 fino al 22 dicembre e la sospensione a giorni alterni delle zone alimentate rispettivamente dalle vasche Castello e Merizzo a partire dal giorno 23 dicembre.

“Tale decisione è scaturita dalla necessità di riportare nuovamente entro i limiti di sicurezza i livelli di acqua contenuti nelle vasche Merizzo e Castello – hanno spiegato dal Comune – infatti nella giornata di domenica 17 dicembre si è verificato uno svuotamento totale della vasca Merizzo, mentre il giorno successivo la vasca Castello conteneva acqua per un solo metro di altezza. Questa carenza di acqua all’interno delle vasche nasce dalla grave situazione di crisi idrica che affligge il Comune di Mioglia da ormai circa un mese. Il 25 nNovembre, infatti, il Comune ha lanciato l’allarme perché uno dei due pozzi artesiani che alimentano l’intero acquedotto si è improvvisamente esaurito. Da quel momento in avanti, tutto il fabbisogno idrico ha dovuto essere soddisfatto utilizzando il solo pozzo superstite, con gravi difficoltà di approvvigionamento per il paese. Da qui la necessità di procedere con i razionamenti idrici allo scopo di permettere un maggiore riempimento delle vasche di alimentazione dell’acquedotto”.

Il sindaco ha evidenziato la gravità della situazione, mettendo in evidenza come “dalla costruzione di tali pozzi, oltre trent’anni fa, non si sia mai verificata una carenza nella portata di acqua fornita. Durante gli scorsi mesi non era avvenuta alcuna diminuzione del flusso e solamente durante il mese di novembre è intervenuto un calo nella quantità di acqua fornita. L’improvviso esaurimento di uno dei due pozzi è un forte campanello di allarme, in quanto non è possibile stabilire se sarà possibile tornare attingere da tale fonte in futuro. Trattandosi di una falda sotterranea e non di una sorgente superficiale è impossibile stabilire se l’attuale abbassamento del livello sia stagionale oppure definitivo, né è possibile affermare con certezza se il pozzo ormai esaurito tornerà a fornire acqua nel breve o nel lungo periodo. Non è possibile prevedere neanche per quanto tempo il pozzo ancora attivo sia in grado di alimentare la rete idrica. Se quest’ultimo dovesse smettere di fornire acqua ci si troverebbe a fronteggiare una vera emergenza, in quanto l’intera comunità dispone solamente di una sorgente di piccole dimensioni assolutamente inadeguata per soddisfare il fabbisogno idrico”.

Il sindaco ha poi relazionato sull’esito del tentativo di trivellazione effettuato per cercare di aumentare la profondità del pozzo esaurito nella speranza di ritrovare l’acqua, conclusosi con esito negativo: “Infatti sul fondo del pozzo è ancora presente una punta in acciaio risalente allo scavo originale, la quale ha impedito l’intervento. È stata quindi effettuata la rimozione di circa 7 metri di detriti depositatisi negli anni sul fondo, dopodiché è stata reinserita la pompa. Purtroppo però il pozzo continua ad avere una portata totalmente insufficiente, infatti riesce a fornire acqua solamente in maniera soddisfacente per non più di un’ora al giorno”.

Allo stato attuale, quindi, uno solo dei due pozzi originali deve alimentare l’intera rete idrica e, a parte una sorgente di piccole dimensioni, non esiste nessun’altra fonte di approvvigionamento. Il pozzo superstite mostra segni di diminuzione della sua portata, pertanto il rischio è che anch’esso si esaurisca lasciando il territorio totalmente all’asciutto. Il sindaco ha poi sottolineato come, a partire dal 25 novembre, Regione e Prefettura siano state avvertite della gravità della situazione e sia stato chiesto urgentemente il loro supporto tecnico ed economico

Sono state poi esposte le possibili soluzioni applicabili nella situazione attuale, sia nel breve che nel lungo periodo: “Per quanto riguarda l’alimentazione tramite l’utilizzo di autobotti, tale soluzione è da ritenersi applicabile solo in caso di aggravamento dell’emergenza. Infatti, considerando i contributi idrici forniti dal pozzo ancora attivo e dalle sorgenti, la carenza idrica da colmare con le autobotti sarebbe di circa cento metri cubi al giorno. Per portare tale quantità di acqua nelle vasche a scopo di integrazione sono necessarie autobotti di grosse dimensioni, le quali avrebbero difficoltà a raggiungere i punti di raccolta. Inoltre è necessario tenere conto che il costo di ogni singolo viaggio si aggira intorno ai 200-300 euro più iva e sarebbero necessari molti viaggi al giorno. Non è possibile allo stato attuale fare intervenire i mezzi dei vigili del fuoco e della protezione civile in quanto non ci sono i presupposti di emergenza necessari. Si tratterebbe in ogni caso di una soluzione temporanea e non strutturale, in grado di ridurre i disagi sul breve termine ma a fronte di un costo elevato e soggetta a diverse difficoltà tecniche e logistiche. È emerso a seguito della riunione, Sabato 23 Dicembre, che il Consorzio dei Proprietari di terreni in Mioglia sarebbe disponibile, in caso di aggravamento della situazione, a finanziare alcuni viaggi di cisterne allo scopo di effettuare delle integrazioni idriche così da ridurre il razionamento”.

“Un’altra possibile soluzione, più a lungo termine, sarebbe quella di ripristinare un impianto per l’alimentazione dall’Erro in disuso collocato in località Carpenaro. L’acqua così ottenuta, però, non sarebbe potabile e quindi potrebbe essere utilizzata solo per scopi igienici mentre per gli utilizzi domestici andrebbe sottoposta precedentemente a bollitura. Si potrebbe installare un impianto di potabilizzazione, ma con ulteriori costi aggiuntivi di entità ancora da valutare. Tale soluzione presenta anche difficoltà relative alle autorizzazioni necessarie e, nel caso in cui non si riuscisse a rendere l’acqua potabile, potrebbe essere solo temporanea, anche in virtù dei disagi notevoli che comporterebbe mettere in circolo acqua non potabile soprattutto a scapito delle varie attività commerciali. Si potrebbe realizzare tale intervento in circa 4-5 settimane con un costo di circa 50.000 euro”.

“Un intervento più strutturale in grado di risolvere l’emergenza in corso – ha proseguito il sindaco – sarebbe la trivellazione di un nuovo pozzo in grado di sostituire quello che si è esaurito. La perforazione dovrebbe avvenire in un’altra località rispetto ai pozzi esistenti, in modo tale da prelevare da una falda differente. Sarebbe necessario quindi identificare un’area idonea per questo tipo di operazione, effettuare lo scavo, installare una pompa di sufficiente portata (almeno 400 lt/min) e collegarla ad una delle due vasche principali con una condotta di dimensioni adeguate. Questa soluzione presenta difficoltà tecniche nel trovare in modo efficace una falda sotterranea in grado di fornire tale portata. Le tempistiche stimate sarebbero di 4/5 mesi per un costo di almeno 60 mila-100 mila euro. Si sta valutando inoltre l’utilizzo di pozzi artesiani privati già esistenti. In questi giorni sono stati effettuati alcuni sopralluoghi per determinarne il diametro e la portata. Non appena effettuate le valutazioni del caso sarà possibile stabilire la fattibilità di questa soluzione ed i costi previsti per il collegamento alle vasche principali di uno o più pozzi eventualmente idonei ad alimentare la rete idrica”.

Durante l’assemblea il sindaco ha poi messo in luce come gli interventi più strutturali per la risoluzione di tale problematica richiedano tempistiche lunghe ed investimenti di grossa entità, assolutamente non sostenibili da parte del Comune, principalmente a causa delle norme sul pareggio di bilancio. Per questo motivo il Comune ha chiesto un intervento da parte di Provincia e Regione, in quanto tali soluzioni potranno essere messe in atto solamente se verranno ricevuti finanziamenti esterni oppure se la Regione concederà degli spazi finanziari allo scopo di permettere al Comune di attingere dagli oltre 250 mila euro di avanzo di amministrazione. Per tale motivo già oggi, 27 Dicembre, avrà luogo un incontro tra il Comune, il Consorzio Cira Srl e la Provincia di Savona per discutere quali siano i prossimi passi da attuare, in virtù dell’emergenza in atto.

Il sindaco ha spiegato che “il Comune si trova a fronteggiare una situazione di notevole gravità, unica nel suo genere, senza alcun aiuto esterno da parte di altri Enti. Le chiusure notturne hanno lo scopo di permettere il riempimento delle vasche sfruttando le circa 10 ore di sufficiente flusso idrico che il pozzo rimasto è in grado di fornire, allo scopo di evitare carenze incontrollate durante il giorno. Il razionamento è però temporaneo e deve essere al più presto trovata una soluzione definitiva che permetta di soddisfare nuovamente il fabbisogno idrico di Mioglia, anche in vista della stagione estiva. Ciò potrà essere effettuato solamente con un aiuto esterno, che dovrà arrivare il più presto possibile, in quanto i cittadini stanno subendo un grosso disagio e le attività commerciali stanno avendo un danno economico da questa situazione, alla quale il Comune non è in grado di far fronte in autonomia a causa di un bilancio sempre più in bilico e di norme rigide sull’utilizzo dell’avanzo di amministrazione che non permettono deroghe neanche in caso di emergenza. Un’eventuale sforamento del pareggio di bilancio comporterebbe una sanzione pari al doppio della cifra oggetto della violazione”.

“Il Comune rivolge quindi un appello alla Regione Liguria affinché intervenga per finanziare ogni intervento necessario per risolvere questa crisi di notevole gravità in modo strutturale e definitivo”.

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