Borghetto, all'asta la farmacia comunale. I sindacati: "In vendita un'azienda che produce utile, assurdo" - IVG.it
Dissenso

Borghetto, all’asta la farmacia comunale. I sindacati: “In vendita un’azienda che produce utile, assurdo”

Il sindaco: "Scelta dolorosa, ma non ci sono alternative"

farmacia comunale Borghetto

Borghetto Santo Spirito. I dipendenti della farmacia comunale di Borghetto Santo Spirito sono in stato di agitazione. Ad proclamarlo sono stati i rappresentanti sindacali di Cgil Savona. L’apertura della vertenza fa seguito all’annuncio dell’intenzione (da parte dell’amministrazione del sindaco Giancarlo Canepa) di mettere all’asta la rivendita di corso Europa di proprietà di Sael, società speciale controllata dal Comune.

“L’amministrazione – spiega Simone Turcotto di Cgil – ha annunciato la propria intenzione di mettere in vendita la farmacia comunale. La base d’asta è di un milione e 200 mila euro. Sappiamo che il Comune versa in stato di pre-dissesto e deve fare fronte ad un cospicuo buco di bilancio, ma riteniamo che cedere una realtà che produce utile (e la farmacia comunale produce utile) sia del tutto sbagliato”.

Ma c’è di più: “Attualmente la farmacia dà lavoro a quattro addetti. Essere dipendenti di una società municipalizzata certamente offre maggiori garanzie rispetto all’essere dipendenti di un’azienda privata. Tra l’altro l’amministrazione comunale non ha comunicato né ai lavoratori né alle sigle sindacali la propria intenzione e ciò è molto grave”.

Alla luce di questa situazione, i sindacati hanno deciso di “proclamare lo stato di agitazione dei lavoratori e di chiedere all’ispettorato del lavoro la convocazione del Comune e dei dirigenti della Sael. Vogliamo vederci chiaro e speriamo che sindaco e dirigenti possano darci le risposte di cui abbiamo bisogno”.

La replica dell’amministrazione comunale non si è fatta attendere: “Innanzitutto – spiega il sindaco Giancarlo Canepa – non è ancora stata stabilita alcuna base d’asta. Il Comune ha richiesto soltanto una perizia informale nella quale, per la farmacia, viene stimato un valore compreso tra un milione e 200 mila euro e un milione e 800 mila euro. La nostra intenzione è quella di ricavare un milione e mezzo di euro. Venderla a meno farebbe venire meno la ragione per cui abbiamo deciso di rinunciare alla farmacia. Con i proventi della vendita, infatti, abbiamo intenzione di estinguere i mutui ancora attivi a carico del Comune. Questo ci permetterebbe di risparmiare circa 150 mila euro l’anno”.

Questa, tra l’altro, è esattamente la cifra di “disequilibrio costante annuale” riscontrata nei mesi scorsi dall’assessore al bilancio Roberto Moreno, dagli uffici e dai consulenti ingaggiati dall’amministrazione. Come spiegato da Canepa e Moreno, anche se il Comune di Borghetto riuscisse a mettere a punto un “bilancio perfetto” spendendo unicamente quanto incamerato, ugualmente l’Ente ogni anno risulterebbe “in rosso” di 150 mila euro. Ecco perché la vendita della farmacia risulta così importante.

“Senza questa vendita il piano di rientro non starebbe in piedi – prosegue Canepa – e saremmo costretti a fare scelte più drastiche e mettere in atto, ad esempio, altri tagli in ambito sociale. Invece, con i proventi della vendita della farmacia riusciremo a mantenere attivi i servizi ai cittadini. I sindacati affermano che si tratta di un’attività che produce utile. Questo è vero, ma il loro ammontare è relativo. L’incasso della vendita della farmacia è 25 volte quanto incassa la farmacia in un anno. E non c’è modo di rendere la rivendita più remunerativa purtroppo”.

Insomma, una “scelta dolorosa ma obbligata. In ogni caso, attualmente siamo in una fase molto ipotetica. Aspettiamo ancora la perizia definitiva ed eventuali acquirenti. Di certo, i dipendenti avranno tutte le tutele del caso perciò al posto loro non mi preoccuperei. Ed il servizio per i cittadini non subirà variazioni. Diversamente, senza la vendita della farmacia ci sarebbero conseguenze (e ben più gravi) dal punto di vista sociale. In ogni caso, se qualcuno ha qualche alternativa da proporci, noi siamo pronti a discuterne. Purché abbia senso e sia supportata dai numeri”.

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