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Savona, bancarotta fraudolenta della Naval Provveditoria: due condanne

Nei guai erano finiti il direttore tecnico della società fallita e il legale rappresentate di una ditta fornitrice che avrebbe contribuito alla distrazione dei beni

Savona Tribunale

Savona. Si è chiuso con due condanne il processo per il fallimento, che risaliva al 2011, della Naval Provveditoria S.r.l., società addetta alle forniture di bordo delle navi. A giudizio c’erano Salvatore Cerone, di Vercelli, legale rappresentante della società Advanced Solution S.r.l., e Giovanni Sardo, direttore tecnico della società fallita.

Entrambi sono stati condannati per bancarotta fraudolenta per distrazione: Sardo a due anni e quattro mesi, mentre Cerone a tre anni (oltre ad un’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e una inabilitazione all’esercizio di impresa per dieci anni). Inoltre il collegio ha pronunciato una sentenza di non doversi procedere per prescrizione per due contestazioni di truffa e per una relativa ad un’evasione di imposte (solo per Sardo), mentre tutti e due gli imputati sono stati assolti da bancarotta per esposizione di passività inesistenti perché il fatto non costituisce reato. I motivi della decisione saranno depositati tra trenta giorni.

Per la vicenda del fallimento della Naval Provveditoria, nel maggio del 2014, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della guardia di finanza avevano eseguito due ordinanze di arresti domiciliari nei confronti di Roberto Colombo, amministratore unico della società (che aveva già patteggiato un anno, nove mesi e quindici giorni di reclusione), e proprio per Cerone.

Secondo le indagini condotte dai finanzieri di Savona, la Naval Provveditoria S.r.l., già a partire dal 2008, si trovava in stato di insolvenza a causa di difficoltà economiche. Negli anni successivi e fino al 17 giugno 2011, data in cui il Tribunale di Savona ha dichiarato il fallimento della società, secondo l’accusa, Colombo e Cerone (attraverso la Advanced Solution che avrebbe simulato di fornire materiale informatico, pagato da società di leasing, alla Naval Provveditoria) avrebbero compiuto numerose irregolarità falsificando le scritture contabili per poter continuare a ricorrere al credito ingannando sia gli istituti bancari che i propri fornitori.

Secondo gli inquirenti i tre avrebbero emesso fatture verso clienti stranieri per oltre mezzo milione, indicato nella contabilità crediti fittizio per 800 mila euro e infine esposto cause simulate con istituti di credito per oltre 380 mila euro per giustificare indebiti prelievi di contante dalle casse societarie della Naval Provveditoria.

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