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Gli agricoltori ingauni lanciano l’allarme: “Troppi detriti nel Centa, qui rischiamo una nuova alluvione” foto

A serio rischio San Fedele-Lusignano e Vadino, l’appello di un agricoltore già alluvionato: “Dragare subito"

Albenga. Un allarme forte e chiaro lanciato da chi, volente o nolente, con il Centa ha a che fare quotidianamente e, in più di un’occasione in passato, è stato vittima degli eventi alluvionali che hanno scatenato la furia del fiume.

Letto fiume Centa

Tra questi c’è Fabio Mantica, la cui azienda agricola, che da 43 anni opera nel settore delle piante in vaso, a novembre 2016 è stata tra quelle maggiormente colpite dall’alluvione. Per questo Mantica ha deciso di farsi portavoce dei frontisti che abitano la zona di San Fedele e Lusignano, una di quelle più a rischio, denunciando una situazione a dir poco preoccupante.

“Se prendi un contenitore da un litro e lo riempi per metà con terra e sassi è impossibile che riesca a contenere un litro d’acqua, al massimo ne conterrà mezzo, – ha dichiarato Mantica utilizzando una metafore per spiegare lo stato attuale di criticità vissuto dal fiume Centa. – Partiamo dal presupposto che in via al Molino, che costeggia il fiume, manco del tutto, ormai dal 2006, un’ampia fetta di argine, ma la cosa più inquietante è che qui l’alveo del fiume si è innalzato al punto da essere allo stesso livello della strada. La portata del Centa è enorme e se non si fa qualcosa al più presto non sarà in grado di reggere una nuova piena”.

Il comune, che sta portando avanti un’opera di messa in sicurezza dei principali rii della città, ha in programma a breve anche un’importante opera di pulizia del Centa.

Un’operazione analoga era già stata messa in atto 2 anni fa e ora gli alberi sono alti come prima, se non di più, – ha aggiunto Mantica. – Questo perché, allo stato attuale del fiume, potatura e taglio degli alberi risultano inutili: bisogna sradicare completamente le piante, ma anche questo non basterebbe. Il vero problema sono i quattro metri di sedime che si sono depositati negli ultimi anni e che nessuno ha mai fatto nulla per rimuovere”.

Visto dall’alto il letto del Centa in secca appare effettivamente molto più simile ad una zona collinare che non ad un fiume: ci sono vere e proprie montagne di terra, con tanto di alberi e rifiuti di ogni genere abbandonati dagli incivili, e in diversi punti, i pennelli orizzontali di rallentamento dell’acqua risultano alti circa un metro e mezzo a fronte dei 5-6 previsti, proprio a causa dell’alta presenza di sedime. Ma non solo: in via al Molino, in caso di forti piogge, alcuni scarichi rimandano indietro l’acqua e diverse bocche di lupo risultano ancora ostruite dal fango dell’alluvione 2016.

“Bisogna svuotare il letto e abbassare il fiume. In caso di nuova alluvione, oltre a noi, finirà a bagno tutta la zona di ponente della città. In particolare, San Fedele-Lusignano e Vadino, dove i danni potrebbero essere enormi dal punto di vista agricolo ed economico così come i rischi per l’incolumità degli abitanti”, ha concluso Mantica.

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