Ricordo

Ad Alassio una fontana in ricordo dei martiri dei nazisti

Installata lungo la provinciale che collega Solva e Cavia, sarà inaugurata domani

Fontana martiri Nazismo Alassio

Alassio. È stata ribattezzata “Fontana degli eroi”, è dedicata a due martiri del nazismo, Massimiliano Maria Kolbe e Salvo d’Acquisto, vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, medaglia d’oro al valor militare, e sarà inaugurata domani pomeriggio, alle 16.

Si tratta di una fontana comunale, dedicata all’abbeveramento degli animali, finita, assieme ad un’altra, nel magazzino comunale. Il sindaco Traiano Testa, su segnalazione dell’assessore Gianni Caviglia, le aveva concesse a Gianfranco Melgrati purché ne facesse un uso pubblico. Le due fontane, che erogano acqua potabile, erano state posizionate lungo la strada Solva-Vegliasco.

La prima, anni fa, era stata dedicata a San Francesco, patrono d’Italia, presso il belvedere privato aperto al pubblico che era stato voluto dal papà dell’ex sindaco di Alassio Marco Melgrati.

Domani, invece, la seconda fontana, posta nei pressi del maneggio Melgrati, sulla provinciale Solva-Cavia, verrà dedicata a due martiri dei nazisti.

“Massimiliano Maria Kolbe, il 28 maggio 1941 venne rinchiuso nel campo di concentramento di Auschwitz, dove venne immatricolato con il numero 16670 e addetto a lavori umilianti come il trasporto dei cadaveri. Venne bastonato a più riprese ma non rinunciò a dimostrarsi solidale nei confronti dei compagni di prigionia. Nonostante fosse vietato, Kolbe in segreto celebrò due volte una messa e continuò il suo impegno come presbitero. Alla fine del mese di luglio dello stesso anno venne trasferito al Blocco 14 e impiegato nei lavori di mietitura. La fuga di uno dei prigionieri causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker della fame. Quando uno dei dieci condannati, Franciszek Gajowniczek, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. Secondo la testimonianza di Franciszek Gajowniczek, “Padre Kolbe disse ad Hans Bock, il delinquente comune nominato capoblocco dell’infermeria dei detenuti, incaricato di effettuare l’iniezione mortale nel braccio: «Lei non ha capito nulla della vita…» e mentre questi lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «…l’odio non serve a niente… Solo l’amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria»”.

“Salvo D’Acquisto, invece, è stato un vice brigadiere dell’Arma dei carabinieri, insignito di Medaglia d’oro al valor militare, alla memoria per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe tedesche nel corso della seconda guerra mondiale”.

Ecco la testimonianza di Angelo Amadio, uno dei civili che doveva essere giustiziato: “All’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località.”

Come raccontò nella sua testimonianza resa nel  1957, fece in tempo però mentre correva, a sentire il grido “Viva l’Italia” lanciato dal carabiniere, seguito subito dopo dalla scarica di un’arma automatica che portava a termine l’esecuzione.

Rimane la frase che Salvo D’Acquisto disse prima di morire: “Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!”.

I disegni delle due fontane sono dell’artista-architetto albisolese Maurizio Scarrone e il dipinto, traferito su piastrella da Carlotta Crozza, è stato cotto in fornace dal maestro ceramista di Albisola Marco Tortarolo.

Al termine della cerimonia di inaugurazione, seguirà rinfresco.

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