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Siccità, esaurimento delle scorte di foraggio: anche il latte a rischio aumento

Il settore zootecnico è uno di quelli di maggior sofferenza

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Liguria. Oltre alle problematiche legate al settore agricolo e a quello florovovaistico la siccità di questi mesi mette in forte difficoltà anche il settore zootecnico e la produzione legata a latte e latticini. A lanciare l’allarme la Cia, che riunisce poco meno di un milione di imprenditori agricoli e coltivatori diretti sul territorio nazionale, tra i quali molti allevatori.

“Sicuramente il settore zootecnico è uno di quelli di maggior sofferenza – spiega il presidente della Liguria, Ivano Moscamora – c’è stato un primo taglio di foraggio in primavera e poi, nella realtà, non si è riusciti più a fare quello che ordinariamente è il secondo taglio. La produzione di foraggio, quindi, è stata abbastanza modesta e i pascoli sono arrivati allo stremo. Si stanno consumando le scorte che abbiamo nelle stalle e, con queste temperature si registra anche un calo produttivo piuttosto significativo”.

A questo si aggiungono i problemi relativi alla qualità, anche questi dovuti dalla forte ondata di caldo che ha attanagliato anche la nostra regione. “La temperatura influisce in maniera negativa sulla sulla qualità delle produzioni – spiega – e questo rende più difficile il nostro mestiere. I nostri sono pascoli poveri, che si sono formati su un substrato molto sottile, con poco terreno e quindi hanno anche la caratteristica di poter raccogliere poca acqua e avere, di conseguenza, poca scorta”.

Un problema che, se non si porrà nell’immediato, sarà, purtroppo, fortemente presente a fine stagione o all’inizio del prossimo anno quando le scorte in stalla verranno meno e bisognerà rifarsi al mercato per poter avere foraggio a sufficienza. “In una condizione, che è generale in tutto il paese, di siccità e di scarsa produzione temiamo che ci troveremo con prezzi di foraggio molto alti – sottolinea Moscamora – con conseguenze sul reddito degli allevatori c non possono ammortizzare la crescita dei costi di produzione e questo porterà anche a momenti di tensione attorno attorno al prezzo finale del prodotto”.

Una situazione difficile, quindi, a livello nazionale ma che si complica ancora di più nel genovesato dove, la vicenda Parmalat i produttori erano riusciti in qualche modo a parare il colpo pin accordi di filiera. “Uno strumento che stiamo cercando di allargare, mettendolo a disposizione di quante più stalle vorranno aderire – spiega – ma, sicuramente, i tempi che affronteremo saranno difficili perché le tensioni sulle materie prime arriveranno e i prezzi non potranno essere tali da riuscire a recuperare l’intero costo”.
Rischi per il cittadino, consumatore finale, per adesso, non dovrebbero esserci, anche perché il latte genovese è una piccola parte rispetto al fabbisogno che abbiamo. Ma le incertezze sono sul futuro del comparto.

“Le tensioni sul prodotto riguardano l’intero bacino produttivo, dalla pianura padana alla zona prealpina, dove è concentrata la produzione del latte. Fino a pochi anni fa il latte era un prodotto in forte eccedenza – conclude Moscamora – ma, in questi anni, le quote si stanno contenendo e questo potrebbe avere anche delle ricadute sul prezzo finale”.

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