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A due mesi dalle elezioni a Cairo il clima è ancora da campagna elettorale

Sui social si susseguono virtuali scaramucce e slogan provocatori tra sconfitti e vittoriosi

Cairo Montenotte. Non si placa ancora, a Cairo, il clima da campagna elettorale, nonostante i quasi due mesi trascorsi dall’esito delle ultime amministrative. Sarà per il caldo torrido o per l’imminente tuffo nel Medioevo, periodo in cui i duelli erano all’ordine del giorno, tant’è che la politica cairese in questo momento sembra arenata sul perpetuo battibecco.

La nuova squadra di governo, guidata da Paolo Lambertini, è alle prese con continui sopralluoghi in vari punti del capoluogo e delle frazioni per conoscere eventuali criticità o semplicemente prendere dimestichezza con il ruolo amministrativo. Questi passaggi, documentati spesso sui social con foto e didascalie un po’ pungenti, non mancano di scatenare il tam tam dei sostenitori del gruppo di Matteo Pennino.

L’ultimo esempio quello della scuola di Bragno, dove proprio ieri i neo amministratori si sono recati per una verifica al fine di redigere il progetto che prevede la sistemazione del tetto e l’uscita di sicurezza della palestra. Fin qui nulla di strano, se non fosse per lo slogan “il vento è cambiato”, quello sbandierato più volte dal centrodestra in campagna elettorale. Non solo, sulla pagina Facebook della lista Lambertini, ancora attiva per le comunicazioni istituzionali, si è provveduto a specificare che i lavori al plesso di Bragno si faranno in barba a chi, proprio due mesi fa, millantava che il gruppo “Cambiamo Cairo”, in caso di vittoria, avrebbe fatto chiudere la scuola nella frazione cairese.

Provocazioni, ovviamente, che però hanno suscitato subito reazioni da parte dell’opposizione. Nel dettaglio, già lo scorso febbraio la giunta Briano aveva stanziato 100 mila euro per gli interventi sopra menzionati, ma la tentazione (di rispondere per le rime) fa l’uomo ladro, ed ecco pronta la battuta di rispedire al mittente la storia di aver lavorato ante litteram contro la chiusura della scuola.

Questo atteggiamento competitivo vale anche per altre questioni, come il ripristino di piazza della Vittoria, la sicurezza del castello, l’ospedale… insomma, la risonanza dell’11 giugno stenta a sfumare sia per chi ha perso e deve metabolizzare la sconfitta, sia per chi ha vinto e vuole sfogare la rivalsa ancora in preda agli entusiasmi della festa.

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