Riconoscimento importante

Ad Amatrice una statua dedicata a Camilla: sarà il simbolo di tutti gli eroi a 4 zampe fotogallery

Il border collie dei vigili del fuoco ha perso la vita in servizio, il padrone Nicola sarà all'inaugurazione del monumento: "Sarà dura tornare lì senza di lei"

Ad Amatrice ci sarà un monumento dedicato a Camilla, il border collie del nucleo cinofilo dei vigili del fuoco che ha perso la vita in servizio, nel giugno scorso, durante un intervento di ricerca persona a Bergeggi. A deciderlo è stata proprio l’amministrazione del Comune laziale, colpito dal sisma nell’agosto di un anno fa.

Camilla, infatti, a poche ore dalle prime scosse di terremoto, era partita da Savona con il suo padrone e conduttore Nicola Ronga, vigile del fuoco discontinuo, per andare a scavare tra le macerie ad Amatrice. Dopo aver saputo quello che era successo al cane-pompiere, dal Comune di Amatrice non ci hanno pensato due volte: hanno deciso che proprio Camilla sarebbe diventata il simbolo di “tutti gli animali impegnati nelle operazioni di ricerca e soccorso” dopo il sisma.

Dopo la targa ricevuta lo scorso 16 agosto al Premio Internazionale Fedeltà del Cane di Camogli, il prossimo 23 agosto verrà quindi inaugurata una statua in onore dell’eroina a quattro zampe nel giardino degli Alberi di Amatrice. Alla cerimonia parteciperà anche il padrone di Camilla, Nicola Ronga, che sarà accompagnato dal responsabile tecnico del nucleo cinofilo dei vigili del fuoco della Liguria Rocco Tufarelli.

“Torno ad Amatrice un anno dopo il terremoto. Ero stato lì in missione con Camilla ed è dura per me tornare senza di lei” racconta Nicola Ronga che ammette: “Avrei preferito restare nell’anonimato a lavorare con il mio cane piuttosto che avere una statua che la ricorda. Ovviamente la considero un’iniziativa bellissima e tutte queste manifestazioni di affetto e stima non possono che farmi piacere. Da quando ho perso Camilla non mi sono mai tirato indietro se qualcuno mi chiedeva di raccontare del nostro lavoro: non mi piace apparire, ma ci tengo che la gente capisca i sacrifici che facciamo per addestrare i cani e la fatica che si fa per insegnarli a salvare le vite”.

La vicenda di Camilla, che se n’è andata facendo il suo lavoro a causa di una caduta in una zona impervia mentre cercava un uomo scomparso, ha commosso tantissime persone in tutto il mondo: “Ho ricevuto moltissimi messaggi ed ho percepito la gratitudine della gente per il nostro lavoro, ma sono arrivate anche critiche ed insulti” rivela Nicola Ronga che spiega: “C’è chi accusa i conduttori dei cani da soccorso di maltrattarli e di costringerli a fare qualcosa. Non c’è un’idea più sbagliata di questa però: i cani del nucleo cinofilo dei vigili del fuoco non vivono in caserma, ma insieme ai loro conduttori. Camilla era il mio cane di casa: era sempre insieme a me, anche in vacanza. L’ultima cosa che avrei voluto è che un membro della mia famiglia morisse su un intervento”.

Per quanto riguarda i metodi di addestramento il vigile del fuoco savonese (che ora, per sentirla sempre vicina a lui, porta appesa al collo la targhetta a forma di osso di Camilla) precisa: “Ogni cosa passa attraverso il gioco, senza coercizione. Si crea un rapporto di fiducia reciproca tra cane e conduttore e così si costruisce la base per salvare delle vite”. Un compito che Camilla, che aveva 8 anni e una lunga carriera alle spalle, ha sempre svolto nel migliore dei modi operando con successo in tantissime situazioni di emergenza come nel caso del sisma in centro Italia, ma anche nella tragedia della Torre Piloti del Molo Giano a Genova e nello scoppio di una palazzina ad Arnasco, oltre che nelle alluvioni in Liguria e in più di 500 interventi di ricerca persona.

Un lavoro importantissimo ed è per questo che dal nucleo cinofili dei vigili del fuoco, nel quale molti pompieri appartengono alla categoria dei discontinui (quindi, di fatto, sono dei lavoratori precari), da anni si chiede un intervento del Governo per avviare una stabilizzazione di queste unità altamente specializzate: “Di recente è uscita una proposta per stabilizzarci e questo ci fa ben sperare. Credo che la nostra sia una macchina eccezionale: cerchiamo – spiega Ronga – di rispondere a tutte le chiamate, siamo sempre pronti a partire coi nostri cani, in qualsiasi momento, come se fossimo parte del personale permanente”.

“Il rovescio della medaglia però è che, a fronte di una disponibilità totale, siamo precari, non abbiamo un contratto e siamo tenuti a rispettare anche molti obblighi. Per esempio ci addestriamo con altissima frequenza e acquistiamo i cani a nostre spese. Speriamo che, anche alla luce dell’importante lavoro svolto negli ultimi mesi in diverse emergenze come il terremoto e, per esempio, la tragedia del Rigopiano, qualcosa si muova presto” conclude Nicola Ronga.

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